Codogno: si ledono le libertà di parola, di pensiero e di espressione

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Pubblichiamo di seguito il comunicato stampa congiunto (R-evoluzione e Convergenza socialista) sul rifiuto di concedere una sala pubblica alla Caritas da parte dell’Amministrazione codognese e sulla conseguente grave violazione della libertà d’espressione.

“Apprendiamo con sconcerto della mancata concessione di spazi comunali e del patrocinio alla Caritas, organizzatrice di una iniziativa legata al tema dell’emigrazione. Questo fatto, a nostro avviso, è di una gravità inaudita, soprattutto per le motivazioni avanzate dall’Amministrazione comunale.

Secondo quanto riportato dalla Caritas, infatti, la Giunta avrebbe negato gli spazi comunali (quindi pubblici, di tutti i cittadini) perché “l’iniziativa evidenza elementi e pensieri non condirvisi primo fra tutti l’errata esaltazione di una situazione di disagio”.

La scelta, quindi è evidentemente politica. Il Sindaco e l’Amministrazione decidono di non concedere spazi pubblici ad una associazione solo perché non ne condivide elementi e pensieri. Tutto questo rappresenta una grave violazione dei diritti dei cittadini di Codogno. Il Sindaco e la Giunta sono amministratori della città, non suoi proprietari. È quindi loro preciso dovere assegnare spazi pubblici a tutte le associazioni legali che, rispettando la legge ed i regolamenti comunali, facciano giusta richiesta, indipendentemente dalla condivisione o meno delle idee di tali associazioni o delle iniziative proposte.

Altrimenti si vanno a ledere i diritti dei cittadini, la libertà di parola, di pensiero e di espressione, tutte cose sancite dalla Costituzione repubblicana e dalle più sacre Dichiarazioni dei diritti dell’uomo.

Dispiace vedere che, nuovamente, assistiamo a queste gravi violazioni dei diritti nella nostra città ed in tutto il Lodigiano a marca Lega, violazioni che fanno tristemente eco sui media nazionali dandoci un triste manto di Apartheid.

Speriamo vivamente che il Sindaco e l’Amministrazione comunale rinsaviscano e concedano gli spazi pubblici, non vorremmo vederci costretti, in caso contrario, a rivolgerci nuovamente al Prefetto (come fatto precedentemente per il divieto di volantinaggio politico) per denunziare le gravi limitazioni al diritto di espressione.”

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