Bullismo: occorrono spazi di aggregazione, cultura e prospettive per il futuro

In questi giorni leggiamo sulla stampa locale di una “escalation” di atti criminosi da parte di bande di ragazzini, cui si sommano i ricordi non troppo lontani delle aggressioni avvenute nei pressi della stazione o nella zona San Biagio.
Subito è iniziato uno scambio di accuse tra maggioranza e minoranza, che riducono il problema, sostanzialmente, alle limitate forze dell’ordine che pattugliano la città. Insomma, una semplicistica eguaglianza “scarsezza di forze dell’ordine=aumento della criminalità”. Seguendo questa linea, di per sé pericolosa, si da una risposta (sbagliata) senza aver analizzato bene il problema.
Nessuna persona nasce di per sé cattiva. Sarebbe una credenza retrograda, oltre che razzista. Gli atti criminali compiuti dagli individui sono espressione dell’ambiente sociale in cui vive. Una società come la nostra, basata sul profitto, sulla sopraffazione e sulla violenza del sistema produttivo, non può che generare gruppi violenti. La crisi non fa altro che accelerare questo processo. Soprattutto questa crisi, che oltre ad essere economica è anche crisi sistemica (cioè mette in gioco sistema economico, politico, giuridico e morale. Un tempo si sarebbe detto che la crisi estrema della struttura determina una crisi estrema della sovrastruttura). Per confermare la bontà della nostra teoria portiamo l’esempio della città di Detroit. I più informati (visto che i mass-media non ne parlano) sapranno che Detroit è stata la prima grande città americana a dichiararsi insolvente. Praticamente ha dichiarato il fallimento (cosa che, tra l’altro, dovrebbe farci riflettere, visto che, stando ai parametri imposti dall’Europa, siamo alla vigilia di una manovra pari al 2% del PIL). Bene, in questa città in cui la crisi ha colpito duro fino alle conseguenze estreme, gli esperti notano che il tasso di criminalità, specialmente il tasso di omicidi, è il più alto degli ultimi quaranta anni. Un aumento dovuto proprio alle condizioni estreme in cui vive la quarta città degli Stati Uniti d’America.
Perché la crisi accelera la creazione di violenze? Perché mette in ginocchio la maggior parte della popolazione, non da alternative, non presenta un futuro migliore e rende palese il sistema fortemente violento in cui viviamo.
Il caso specifico di Codogno, inoltre, ci mette davanti ad una dura realtà: i “criminali” non sono tagliagole incalliti, ma ragazzi o ragazzini. Una fascia d’età estremamente colpita dalla crisi sistemica, che non vede futuro davanti a sé, che vede attorno sofferenza e mancanza di prospettive. Vede la decadenza totale di questa società. E allora il problema si può risolvere solo con l’aumento delle forze dell’ordine? Si può risolvere solo con la repressione? Ovviamente no. Occorre fornire un’alternativa alle nuove generazioni, occorre fornire spazi sociali di aggregazione, in cui ognuno possa mettere al servizio degli altri le proprie abilità, in cui si faccia prevenzione, in cui si diffonda la cultura. Esiste in Spagna un paese, Marinaleda, in cui è stata eliminata totalmente la polizia. Non esistono forze dell’ordine. Eppure il crimine è assente. Questo perché l’Amministrazione di Marinaleda preferisce spendere danaro per creare questi spazi associativi, per prevenire, più che reprimere. Tutte le forze politiche di Codogno, quando c’era da accaparrarsi i posti in Consiglio e il governo della città, avevano promesso la creazione di spazi di associazione per i giovani. Ora necessitiamo più che mai di quegli spazi, oltre che di centri associativi generali per tutti, visto che tutti siamo colpiti dalla crisi e coviamo in noi un possibile “germe” criminale. Eppure nessuno mantiene la promessa, nessuno fa pressioni. Viviamo nell’appiattimento più totale. E allora se nessuno ci aiuta prendiamo in mano il nostro destino e aiutiamoci da soli!

Lascia un Commento