Verso un conflitto (economico) tra Stati Uniti ed Europa?

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La svolta protezionistica attuata dal presidente statunitense Donald Trump potrebbe colpire l’Europa e, di conseguenza, l’Italia. Pare, infatti, che il governo degli Stati Uniti si stia preparando a colpire le importazioni nazionali di acciaio e alluminio. L’amministrazione di Trump avrebbe “avviato un’indagine sugli effetti che le importazioni di acciaio e alluminio potrebbero avere sulla sicurezza nazionale, specialmente per il loro impiego nell’industria della Difesa” (La Stampa, 16 giugno 2017). Il presidente Trump starebbe valutando diverse opzioni quali, per esempio, un aumento delle tariffe, l’introduzione di quote o, addirittura, il bando delle importazioni europee. Pare infatti che i due principali esportatore verso gli USA (ossia Canada e Messico) non saranno colpite da questa eventuale decisione dell’amministrazione Trump, mentre la Cina (maggior esportatore mondiale) è già soggetta a misure restrittive.

Le reazioni europee alla notizia sono state contrastanti. Da un lato vi è stato un approccio “diplomatico”, con un contatto tra Cecilia Malstroem, commissaria europea al Commercio, e la controparte statunitense, durante la quale i partner europei hanno spinto per un’alleanza euro-atlantica in funzione anticinese; dall’altro lato, invece, pare si stiano preparando le contromosse che prevederebbero dazi su diversi prodotti statunitensi e protezionismo in diversi settori, in particolare IT e Hi-Tech (La Stampa, 16 giugno 2017).

Da notare come l’economia italiana sarebbe particolarmente colpita da questa probabile decisione statunitense. L’esportazione italiana verso Washington, infatti, è stata pari a 657 milioni di euro nel 2016.

Queste notizie provenienti da oltreoceano parrebbero confermare le fratture interne al fronte imperialista euro-atlantico, colpito fortemente dalla profonda crisi sistemica iniziata nel 2008. In un momento in cui l’Unione Europea è lacerata al suo interno, colpita dalla Brexit, dalle varie crisi politiche, da una crisi economica tutt’altro che terminata e da un diffuso malcontento che aspetta solo forze politiche intenzionate a cambiare radicalmente lo stato di cose esistenti; in un momento come questo, dicevamo, un conflitto tra borghesie europee e statunitensi (e tra borghesie interne all’Unione Europea) potrebbe portare ad un inasprimento dello scontro economico, al peggioramento della crisi e ad una fine sia della traballante Unione, sia dell’egemonia imperialista euro-atlantica, già indebolita e messa in discussione. Insomma, potrebbe portare ad una situazione riassumibile nel noto detto “bellum omnium contra omnes”.

Davanti a questa fase che, bisogna dirlo, rischierebbe di trascinare tutti nel baratro, i lavoratori devono unirsi e lottare per i propri diritti e per il proprio futuro (e per quello delle prossime generazioni). È necessario ora più che mai creare una forte organizzazione, radicalmente alternativa, che ponga alla base della propria attività il socialismo ed il superamento del capitalismo. Solo un radicale cambiamento di rotta e di società potranno salvare i lavoratori italiani, europei, statunitensi, insomma: i lavoratori di tutto il mondo. Il socialismo è l’unica strada percorribile. L’alternativa rischia di essere, come noto, la barbarie.

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