Un incontro con Antonio Guerrero

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La mattina del 28 maggio ho avuto occasione di partecipare ad una conferenza intitolata “La palabra como arma”, organizzata dall’Università degli Studi di Milano in collaborazione con l’Associazione nazionale di amicizia Italia-Cuba. Come riportato sulla locandina durante la conferenza Nora Strejilevich avrebbe dialogato con Antonio Guerrero su poesia, arte e libertà. Chi è Nora Strejilevich? È una scrittrice argentina che, durante la dittatura militare, fu deportata in un campo di concentramento. Chi è Antonio Guerrero? È uno dei Cinque Eroi cubani, incarcerati ingiustamente negli Stati Uniti e infine rilasciati dopo una lunga lotta portata avanti a livello internazionale. Arrestato nel 1998 e liberato solo nel 2014 (dopo aver passato mesi e mesi lunghissimi in una cella d’isolamento nota come “il buco”), Guerrero ha pubblicato diverse raccolte di poesia (scritte durante la prigionia) e ha dipinto innumerevoli quadri. Chi segue il Movimento R-evoluzione sa che una nostra delegazione (composta da chi scrive e dal compagno Giuseppe Giordano) partecipò al IV incontro internazionale di solidarietà ai Cinque Eroi (tenutosi a La Habana nel 2013), su invito della Unión de Jóvenes Comunistas di Cuba. L’iniziativa del 28 maggio è stata, quindi, un’ottima occasione per incontrare Antonio Guerrero , per poter conoscere anche l’uomo, oltre all’Eroe, per poter dialogare con questo gigante della Storia, per poter esprimere personalmente la solidarietà che abbiamo sempre dimostrato verso i Cinque, per poter raccontare le lotte fatte. Questa conferenza è stata un’ottima occasione per capire veramente, dal racconto diretto di uno degli interessati, cosa è stata la prigionia nelle carceri statunitensi, per capire quanto può essere arrogante e dittatoriale l’imperialismo. Le emozioni provate sono indefinibili, troppo vi sarebbe da scrivere al riguardo. Ieri ho visto la straordinarietà di un uomo che, nonostante tutto quello che ha passato, nonostante le forti emozioni che provava durante il racconto, riesce ancora a sorridere, riesce ancora ad essere ottimista. Ho visto la straordinarietà di un uomo che ha sacrificato sé stesso pur di difendere un ideale, pur di difendere la Rivoluzione ed il socialismo. Antonio Guerrero (come tutti i Cinque Eroi) rappresenta l’incarnazione dello spirito rivoluzionario. Egli è molto più che un Eroe: è un esempio, una guida. Soprattutto è un uomo. Sia lui che i suoi compagni hanno avuto la forza di restare uomini, al contrario dei loro aguzzini, tramutati in bestie dall’odio e da un’ideologia distruttiva. Si riconferma quanto diceva Josè Martì: l’umanità si può dividere in due campi: quelli che amano e creano e quelli che odiano e distruggono. I Cinque appartengono di sicuro alla prima categoria. Voglio concludere questo breve articolo riportando una parte del dialogo che ho avuto con il compagno Tony. Mentre mi stringeva la mano, grazie all’aiuto del presidente dell’Associazione nazionale di amicizia Italia-Cuba (che gentilmente ha svolto il ruolo di interprete, vista la mia scarsa dimestichezza con lo spagnolo), ho riferito della nostra partecipazione al IV incontro internazionale cui accennavo poco fa. Dopo aver visto il tesserino da delegato l’Eroe mi ha messo una mano sulla spalla e mi ha detto, guardandomi negli occhi: “Allora anche tu stavi lottando assieme a noi”. Compagno Guerrero, sia io sia tutto il Movimento R-evoluzione è sempre stato in prima fila nella lotta per la liberazione dei Cinque Eroi, creando iniziative volte a sensibilizzare l’opinione pubblica, a creare pressione politica ecc. Ovviamente non solo noi, ma centinaia e centinaia di italiani hanno lottato. Tutti i popoli, uniti, hanno lottato. E, una volta di più, abbiamo vinto. Una volta di più i popoli, uniti, hanno saputo sconfiggere l’imperialismo. E anche questa, forse, è una delle grandissime lezioni dei Cinque Eroi cubani.

 

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