Ucraina, Russia e Stati Uniti

L’ultimo nostro articolo sui fatti ucraini risale al 26 febbraio. Questo “lungo” e “assordante” silenzio non è dovuto a pigrizia, ma alla precisa volontà di raccogliere più documenti possibili, comparare più fonti (russe, ucraine, britanniche…) per cercare di arrivare ad una verità di fondo, per riuscire ad elaborare un articolo (o una serie di articoli) che faccia chiarezza su uno o più punti della vicenda ucraina.

L’Occidente alla conquista dell’Oriente: diplomazia e “rivoluzioni”

In seguito al crollo dell’Unione Sovietica e al frazionamento del gigante socialista in una marea di Stati indipendenti l’imperialismo ha allungato i suoi putrescenti tentacoli sui Paesi ex-socialisti. L’intento era chiaro: allargare la zona d’influenza euro atlantica e limitare le future manovre della Federazione Russa, all’epoca in ginocchio, ma destinata a rialzarsi e a costituire un polo imperialista alternativo a quello occidentale (cosa della quale i capoccioni della NATO erano ben consapevoli). Urge qui sottolineare una cosa. Nel titolo di questo breve paragrafo parliamo di diplomazia e “rivoluzioni”. È noto, tuttavia, che l’allargamento dell’influenza occidentale ad Est è avvenuta anche con le armi. Non approfondiremo il discorso jugoslavo ora poiché, in questo articolo, vogliamo parlare solo dei Paesi che facevano parte dell’Unione Sovietica e di quei Paesi che, dal 1945 al 1991, hanno orbitato nell’area sovietica. La Jugoslavia, piaccia o non piaccia, non era in orbita sovietica dai tempi del dissidio tra Stalin e Tito.
Dopo questa doverosa precisazione torniamo a noi. La domanda da porsi ora è semplice: come è avvenuto l’allargamento ad Est? Essa avvenne principalmente per due vie: la via diplomatica e la via “rivoluzionaria”. Analizziamo brevemente entrambe.

UE_2013

Situazione geopolitica dell’Unione Europea al 2013

La via diplomatica si estende in due direzioni: allargamento dell’Unione Europea e allargamento della NATO.  A seguito del collasso dell’Unione Sovietica, precisamente tra il 2004 ed il 2007, sono entrati a far parte dell’Unione Europea i seguenti Paesi:
- Estonia
- Lettonia
- Lituania
- Repubblica Ceca
- Slovacchia
- Polonia
- Ungheria
- Bulgaria
- Romania

Da notare, poi, che nel 1995 è entrata nell’Unione Europea anche la Finlandia. Quest’ultima non era un Paese socialista, ma era necessaria per completare l’accerchiamento del gigante russo.
Per quanto riguarda la NATO tra il 1999 e il 2009 sono entrati a farne parte:
- Repubblica Ceca
- Polonia
- Ungheria
- Bulgaria
- Estonia
- Lettonia
- Lituania
- Romania
- Slovacchia
- Albania

Come si può vedere dalla cartina l’accerchiamento della Russia era quasi completo. Mancavano, per renderlo completo, Bielorussia, Ucraina e Georgia. Qui scatta la seconda via per ampliare i confini occidentali: le “rivoluzioni colorate”.  Nel 2003 la Rivoluzione delle Rose porta al potere il filo-occidentale Saakašvili in Georgia, mentre la Rivoluzione Arancione del 2004 fa la stessa cosa in Ucraina. Destinata a fallire, invece, la “rivoluzione” in Bielorussia.

Il risveglio dell’Orso

Nel frattempo è avvenuto ciò che gli occidentali temevano da tempo: la Russia si è risvegliata. L’Orso, risvegliatosi dal lungo letargo, ha scoperto di essere stato accerchiato dalle serpi occidentali. Il suo primo obiettivo è stato quello di evitare l’allargamento euro atlantico anche in Asia. Il segnale definitivo fu la guerra contro la Georgia nel 2008, che rappresentò un “successo” (ammesso che una guerra possa definirsi così) per la Russia. Precedente all’aspetto militare è il risveglio diplomatico, con la creazione, nel 2001, dell’Organizzazione di Shanghai per la cooperazione, segno evidente di un’intesa sino-russa per l’egemonia in Asia. Contemporaneamente la Russia si candida a guida dei Paesi emergenti (i BRICS) e a difensore (in maniera non disinteressata) dei Paesi aggrediti dall’imperialismo euro atlantico (vediamo, in particolare, il caso siriano, ma anche i recenti accordi che porteranno all’apertura di basi militari russe in Venezuela e a Cuba).
Tutto quanto detto fino ad ora descrive sommariamente la politica estera russa in Asia e in America Latina. Cosa dire riguardo all’Europa? Qui il martello occidentale ha colpito con maggior violenza e qui ha continuato a colpire con la proposta dell’Amministrazione Bush (non abbandonata dall’Amministrazione Obama) di installare uno “scudo antimissile” alle porte russe. Perno su cui doveva svolgersi questa attività era la filo-occidentale, in odor di NATO, Ucraina. Qui, tuttavia, avviene una vera e propria svolta: il Governo filo-occidentale, a seguito di libere elezioni, viene sostituito da una Amministrazione più “vicina” a Mosca.

La penetrazione economica russa e il saccheggio del Fondo Monetario Internazionale

Bisognoso di denaro per salvare il proprio Paese dal default il Presidente Janukovič si rivolge al suo omologo russo. Vladimir Putin risponde proponendo un accordo a tutto vantaggio dell’Ucraina: Mosca avrebbe ridotto di 15 miliardi il debito ucraino e avrebbe venduto a Kiev il prezioso gas russo, con prezzo di vendita ribassato di un terzo. Ovviamente Putin non è un santo, né un ferreo socialista mosso da sentimenti di fratellanza internazionalista, quindi il suo aiuto non era disinteressato. Semplicemente la penetrazione economica (seguita a quella militare iniziata nel 1997) era una via (peraltro abbastanza rapida) di riagganciare l’Ucraina all’orbita russa.
L’imperialismo occidentale, già piegato dalla feroce crisi economica scoppiata anni fa, ha risposto rabbia feroce, finanziando l’arcipelago di partiti fascisti nati in Ucraina con la fine del governo socialista (partiti, tra l’altro, sorti dalle ceneri delle organizzazioni stay-behind create durante la Guerra Fredda). L’unione della destra eversiva con la destra istituzionale ha portato al golpe e alla caduta del Presidente Janukovič. L’Ucraina è caduta di nuovo nelle tetre mani dell’imperialismo occidentale e del suo cane da guardia: il Fondo Monetario Internazionale. Subito il FMI ha iniziato trattative con il “Governo” ucraino (ammesso che si possa definire così una giunta golpista senza legittimità, né nazionale né internazionale). La proposta fatta è la seguente: il Fondo Monetario Internazionale verserà all’Ucraina 4 miliardi di dollari. In cambio l’Ucraina dovrà:
- raddoppiare i prezzi di gas ed elettricità per le industrie e le case
- togliere il divieto di privatizzazione dei terreni agricoli
- attuare una profonda revisione delle partecipazioni statali
- svalutare la moneta
- tagliare i fondi per i bambini in età scolare e per gli anziani

È palese, qui, la profonda differenza tra l’imperialismo occidentale, in decadenza e parassitario, e quello orientale, in ascesa e che, quindi, tenta in un certo modo di favorire lo sviluppo dei propri partner poiché necessita di buoni alleati per contrastare il nemico in decadenza.

Nei prossimi articoli tenteremo di analizzare le forze che hanno dato vita al golpe, le reazioni dell’esercito ucraino, le risposte russe e i pericoli a cui l’Ucraina, l’Unione Europea e il mondo sono esposti.

 

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