L’Ucraina e i fascisti

UNA-UNSO_members

Nell’ultimo articolo abbiamo tentato di analizzare la situazione “geopolitica” generale, riprendendo per sommi  capi la storia dei rapporti (conflittuali) della Russia e degli Stati Uniti dalla caduta dell’Unione Sovietica ad oggi. Questo processo ci ha permesso di capire perché per la Federazione Russa è estremamente importante il controllo dell’Ucraina in generale e della Crimea in particolare. Contemporaneamente abbiamo capito perché il blocco euro-atlantico ha sguinzagliato la canaglia fascista contro l’Ucraina di Janukovič, destabilizzando l’area e rompendo lo status quo nella regione (sì, perché checché ne dicano le oche starnazzanti filoatlantiche lo status quo non è stato rotto dalla Russia).
Ora, in questo breve articolo, vogliamo analizzare proprio le forze che hanno portato alla caduta del Presidente Janukovič. Fin dai primi giorni della rivolta sentiamo dire costantemente che gli insorti sono campioni di libertà e democrazia. È necessario, quindi, fare chiarezza.

L’evoluzione del fascismo dal 1919 a oggi

Prima di parlare dei fascisti al potere in Ucraina dobbiamo ricordare cosa è il fascismo. Dobbiamo inoltre analizzare brevemente l’evoluzione che esso ha subito dal 1919 ad oggi. Come tutti sanno il fascismo nasce “ufficialmente” in Italia nel 1919, sebbene prime testimonianze di movimenti simili possono essere rintracciate nelle tristemente note “Centurie nere” della Russia pre-rivoluzionaria. Tra il 1922 ed il 1939 il fascismo prende il potere in diverse nazioni europee (e non solo). Questa prima ondata venne fermata dalle armi sovietiche ed alleate, che determinarono il crollo del fascismo (ad eccezione della Spagna franchista e di un altro ristretto numero di nazioni). L’esperienza storica fino a qui ricordata ha permesso di trarre varie conclusioni e di analizzare il fascismo. Cos’è, quindi, il fascismo? Esso è, semplicemente, il capitalismo che getta la maschera, che si libera degli orpelli democratici per meglio opprimere il proletariato. Più precisamente: il fascismo è l’arma che la borghesia usa per distruggere le organizzazioni dei lavoratori nel momento in cui esse, guidate dall’avanguardia rivoluzionaria, minano le basi del sistema capitalista e si avvicinano, potenzialmente, alla conquista del socialismo. Fuoco, olio di ricino, manganello e distruzione della democrazia sono le risposte dei padroni alla volontà dei lavoratori, sono la risposta della borghesia all’autodeterminazione del proletariato. Questo il carattere generale e “teorico” del fascismo. A livello “pratico” esso unisce parole d’ordine socialiste (abilmente sfruttate e manipolate), violenza, sfruttamento del malcontento delle classi medie (troppo spesso, anche oggi, dimenticate dai rivoluzionari) ed una nuova Weltanschauung. Pur di raggiungere il suo scopo il fascismo giunge a modificare la forma poltica dello Stato. Addirittura esso modifica, in parte, la forma sociale dello Stato, ma non tocca minimamente la base economica capitalistica. È chiaro, quindi, l’inganno che sta alla base del fascismo. Finta retorica “rivoluzionaria” da un lato, mantenimento dell’ordine capitalista dall’altro. Eppure non possiamo non notare che, nella sua prima ondata, il fascismo (seppure solo a parole) mette in discussione il capitalismo, condanna le “demoplutocrazie”, si pone come “terza via” tra socialismo e capitalismo, dice di essere l’anello di congiunzione tra borghesia e proletariato in funzione di un obiettivo superiore. È innegabile, quindi, una certa “evoluzione” del fascismo. Chi non la vede è cieco o in malafede. Questa evoluzione, iniziata nel 1945, ha portato alla perdita della retorica “rivoluzionaria” e, in una certa parte, della necessità di appoggiarsi alla piccola e media borghesia. Precisiamo meglio. Dal 1945 ci troviamo davanti ad un fascismo “istituzionale” (come fu il MSI in Italia e come è il Fronte Nazionale in Francia) e ad un fascismo “eversivo”. Il fascismo “istituzionale” abbandonò da subito le parole d’ordine troppo “rivoluzionarie”, appoggiandosi unicamente sul malcontento dei ceti medi. La versione “eversiva”, invece, ha mantenuto fino ad un certo punto la retorica “rivoluzionaria”, salvo poi perderla del tutto, come dimostra il caso ucraino. I nuovi fascisti “eversivi” hanno in larga parte abbandonato la nuova Weltanschauung per impugnare apertamente le armi a favore dell’Unione Europea e degli Stati Uniti.

I fascisti ucraini: dalle organizzazioni stay-behind al golpe

La storia dei fascisti ucraini è molto lunga. Col crollo del Terzo Reich e del regime fantoccio che esso instaurò nell’Ucraina occupata, i fascisti sopravvissuti vennero reclutati nelle organizzazioni stay-behind che NATO e Stati Uniti crearono in Unione Sovietica. Collassata l’URSS tali organizzazioni non avevano più ragion d’essere, così furono “legalizzate” e, con l’aiuto logistico e finanziario dell’Occidente, nacque quell’arcipelago di partiti ed organizzazioni fasciste che oggi ben conosciamo. Le ragioni di questo processo sono già state analizzate nel precedente articolo. Come sottolineato poco sopra pure in Ucraina ci fu una sorta di scissione nel campo fascista. Da un lato nacquero partiti ufficiali che accettavano il sistema elettorale (pur non abbandonando la retorica fascista, qui più accentuata che in altri Paesi), come il Partito Nazionalsociale d’Ucraina, evolutosi poi in Svoboda. Dall’altro lato si costituirono diverse organizzazioni terroristiche ed eversive, come Pravij Sektor o UNA-UNSO. Sebbene Pravij Sektor, il cui leader è stato ucciso qualche settimana fa dalla polizia, possa adempiere perfettamente allo scopo preferiamo utilizzare UNA-UNSO come esempio per meglio spiegare l’evoluzione del fascismo. UNA-UNSO (il cui nome per esteso è Assemblea Nazionale Ucraina-Autodifesa del popolo ucraino), raggruppamento paramilitare fascista, ha abbandonato la retorica “rivoluzionaria” tipica del fascismo classico per mettersi direttamente al servizio della NATO, quindi di quelle demoplutocrazie che, teoricamente, la sua ideologia combatte. Non è ipocrisia o incoerenza, semplicemente vasti settori del fascismo internazionale hanno gettato la maschera. Non avendo più bisogno di una seppur minima base popolare da cui trarre legittimità i fascisti si mettono direttamente al servizio della borghesia. UNA-UNSO, in particolare, ha una storia che parte dalle organizzazioni stay-behind di cui abbiamo parlato e termina sui tetti di Piazza Maidan. Ripercorriamola per sommi capi. A seguito del grande crimine compiuto da Gorbačëv e dall’altra cricca di traditori l’Unione Sovietica implode e le repubbliche che la costituivano diventano “indipendenti” (in realtà diventano satelliti occidentali con gli scopi chiariti nel precedente articolo). In questo contesto le organizzazioni stay-behind non hanno più ragion d’essere, così Stati Uniti ed Unione Europea si impegnano a riorganizzarle come partiti o come vere e proprie squadracce armate russofobe. Proprio questo è il caso di UNA-UNSO. Armata e finanziata dalla NATO questa organizzazione ha preso parte a tutti i principali conflitti antirussi dal 1991 ad oggi (guerra cecena, guerra del Kosovo, guerra russo-georgiana). Inoltre essi vengono utilizzati dalla NATO come specchietti per le allodole. Pare, infatti, che una delle capacità principali di questa organizzazione sia quella di farsi passare per forze armate russe, in modo da fare azioni la cui colpa ricade sul altri. L’ultimo atto criminale compiuto dai fascisti di UNA-UNSO è l’azione di cecchinaggio eseguita il 22 febbraio sulla folla riunita a Piazza Maidan. Come confermato da fonti statunitensi, infatti, sono stati i mercenari della NATO e non le forze fedeli a Janukovič a sparare quel giorno. Dopotutto non era interesse del governo legittimo rompere l’accordo appena sottoscritto (accordo che, è bene ricordare, salvava il salvabile ed evitava la caduta brusca del governo). Gli unici ad avere interesse erano e sono gli Stati Uniti e l’Unione Europea.

Gli imperialisti e le bande fasciste

Contestualmente all’evoluzione della tattica fascista, maturata tra il 1945 e gli inizi del XXI secolo, è avvenuta anche una evoluzione della tattica imperialista. Soprattutto negli ultimi anni l’imperialismo ha diminuito le aggressioni dirette preferendo aggressioni indirette, portate avanti da bande mercenarie lautamente finanziate. Beninteso, le guerre e le aggressioni dirette ancora esistono, ma scoppiano quando non ci sono alternative, sono la extrema ratio dell’imperialismo. Sin dai fallimenti di Playa Girón e del Vietnam l’Occidente ha preferito nascondersi davanti ad un nemico più potente e ha mandato avanti le bande mercenarie. Fin da subito l’imperialismo ha prediletto le organizzazioni fasciste nella parte occidentale del globo (ieri come oggi, ad esempio, in America Latina, Ucraina, Europa occidentale, URSS-Russia) e organizzazioni religiose più o meno estremiste nel resto del globo (Africa, penisola araba, Afghanistan, Cina). I casi particolari e le eccezioni vanno analizzate in apposita sede, qui ci preme comprendere il caso ucraino. In Ucraina, infatti, è lampante l’evoluzione della tattica fascista ed imperialista. Da un lato, infatti, i fascisti ucraini hanno gettato la maschera e si sono posti direttamente ed apertamente al servizio del capitalismo (e, stavolta, non in funzione antioperaia ed anticomunista, ma in funzione antirussa, cioè in funzione contenitiva dell’imperialismo emergente), dall’altro lato l’imperialismo euro-atlantico  a guida statunitense dimostra tutta la propria debolezza politica, economica e sociale dinanzi al colosso russo e all’imperialismo emergente rappresentato dai BRICS. Di qui il ricorso alle bande fasciste per far saltare un governo divenuto, improvvisamente, nemico.

Tutto quanto esposto in questo articolo deve spingerci ad una nuova ed approfondita riflessione sul fascismo odierno e sulle ragioni che hanno portato all’evoluzione del movimento fascista. Dall’altro lato tutto questo deve farci capire una volta di più (soprattutto alle porte del 25 aprile) che la lotta antifascista passa per una guerra totale al capitalismo, all’imperialismo, agli Stati Uniti, alla NATO ed all’Unione Europea.