Siria: il nostro punto di vista

L’impero statunitense dopo il crollo del blocco socialista.

Il pericolo di una guerra alla Siria da parte dell’imperialismo americano dimostra la tracotanza  degli Stati Uniti, ma anche la sua debolezza. Oramai l’impero fatica sempre più a reggersi. Se dopo la caduta del muro gli USA restavano la più grande super potenza, sia politica che militare, a distanza di ventidue anni dalla caduta dell’Urss l’impero comincia a vacillare. A volte si è portati a credere che una simile potenza sia eterna o che occorrano secoli prima che si sgretoli. Questo è stato vero nella storia antica (si possono portare come esempio l’impero egizio, l’impero romano, l’impero mongolo ecc.).Oggi, però, tutto viaggia a ritmi più veloci e quindi gli Usa, che dalla fine della seconda guerra mondiale hanno assunto il ruolo di gendarme dell’imperialismo, sono in grosse difficoltà. L’espansione del loro impero dovuta  all’inglobamento degli ex paesi del Patto di Varsavia nel sistema capitalistico e la guerra all’Iraq e all’ Afghanistan ha reso gli Stati Uniti più deboli, anche perché queste guerre sono costate miliardi di dollari e non sono state vinte (in pratica hanno fruttato esclusivamente alle multinazionali delle armi).

L’ascesa della Cina, della Russia. I BRICS

La Cina, entrata prepotentemente nel mercato capitalistico, dopo essere stata la fabbrica mondiale del capitalismo occidentale, ha oggi il secondo PIL mondiale. Ciò è avvenuto grazie  ai capitalisti e alla loro ingordigia. La loro fame di maggiori profitti li ha portati a fornire ai cinesi varie tecnologie in cambio di manodopera a basso costo permettendo così alla Cina di svilupparsi rapidamente. La Federazione Russa, nata dalle ceneri dell’Unione Sovietica, dopo il disastro del primo post comunismo (con annessa svendita di industrie, esercito, immobili ecc.) e la grave crisi economica del 2000, ha saputo risollevarsi grazie all’energica azione di Vladimir Putin e oggi, nonostante la corruzione, vanta una forte crescita del prodotto interno lordo e un aumento della sua influenza internazionale. La costruzione dei blocchi imperiali dopo il crollo dell’Urss è  stata rapida, ma è sfuggita al controllo degli USA. I Brics sono una variante inaspettata dovuta alla capacità di crescita delle economie emergenti. I successi, seppur ancora parziali dei BRICS, cominciano ad avere un peso non indifferente sia dal punto di vista economico che politico. Sempre più i Paesi emarginati o emergenti (vedi l’esempio dell’America Latina) fanno riferimento a questo blocco capitalistico che si contrappone allo strapotere degli Stati Uniti, dell’Unione Europea e del Giappone.

Fabbisogno globale di energia e primavere arabe

Ovviamente l’aumento della produzione, e conseguentemente dell’energia, ha modificato e sta modificando il fabbisogno delle fonti di energia  a livello globale. Saltano quindi gli equilibri che fin qui hanno garantito alle vecchie potenze del globo la spartizione della torta petrolifera. Non solo. Gli attuali detentori del dominio mondiale si vedono minacciati ed agiscono per escludere il più possibile i paesi emergenti dal petrolio. Per questo motivo hanno fomentato le “rivolte arabe” contro i governi dei  paesi del Medio Oriente più disposti a fornire il loro petrolio ai Paesi emergenti. Vi sono anche altre ragioni. L’area mediorientale è geopoliticamente importantissima per l’impero occidentale, poiché è il crocevia tra Asia, Africa ed Europa. Rendere instabile quell’area significa averne il controllo. Non è un caso se lo Stato d’Israele è stato insediato, super armato, nei territori palestinesi. Chi conosce un minimo di storia dei Paesi mediorientali sa che l’imperialismo occidentale li ha sistematicamente distrutti per eliminare quei governi ostili alla sua politica di rapina delle risorse naturali. Saddam, prima fedele agli Stati Uniti (per conto dei quali ha anche attaccato l’Iran khomeinista) fu distrutto quando decise di ribellarsi. Gheddafi, il quale non fu mai ben visto dall’Occidente, nonostante le fasi alterne della sua politica, fu assassinato dai mercenari sauditi inviati su ordine degli Stati Uniti e dell’Unione Europea.

La Siria

Oggi tocca alla Siria, ultimo Paese indipendente dall’imperialismo occidentale. Una grande differenza balza subito agli occhi. Mentre gli altri governi della regione vennero facilmente spazzati via la Siria resiste. Dopo due anni di indiscriminati macelli perpetuati dai tagliagole dell’estremismo islamico e dopo diverse minacce di intervento straniero il governo di Bashar al-Assad resiste tenacemente. Di più, sta sconfiggendo i cosiddetti “ribelli”. Perché il governo di Assad riesce a resistere? Per capirlo dobbiamo affidarci a fattori di natura interna e di natura estera. Analizziamo rapidamente la situazione. Prima di tutto le forze lealiste sono ben armate, ben equipaggiate e numerose. Sull’altro fronte abbiamo una accozzaglia di mercenari, di estremisti islamici e di membri di vari gruppi d’opposizione. Questi nuclei armati, oltre a non aver collegamenti, si combattono tra loro, il che evidenzia la loro debolezza. Inoltre la maggior parte della popolazione civile è terrorizzata dalla ferocia di alcuni  gruppi “ribelli” e quindi sostiene il governo.
L’altro fattore non secondario che permette alla Siria di resistere è il sostegno dell’Iran e della Russia . L’Iran deve evitare l’isolamento perché sa di essere l’obiettivo principale dell’imperialismo una volta caduta la Siria. La Russia, invece, sta ridiventando una potenza militare e ha come unico alleato nell’area la Siria, la quale garantisce a Mosca uno sbocco sicuro sul Mediterraneo.
La Russia ha anche la funzione di difendere gli interessi dei paesi emergenti, i cosiddetti BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica).

Il ruolo di Israele

In questo quadro va inserito anche il ruolo di Israele. In qualità di avamposto militare dell’imperialismo Usa, Israele gioca un ruolo importante fornendo una base logistica  ai terroristi islamici e rifornendoli di armi e istruttori. La sua esistenza all’interno del mondo arabo sta per finire. Gli enormi costi che gli occidentali sono costretti a spendere per mantenere in vita questo Stato cominciano a pesare non poco nella situazione di crisi economica profonda che sta colpendo l’occidente. Anche la mancanza di immigrazione e anzi l’abbandono dei cittadini che emigrano per la grave crisi economica che ha investito Israele fa prevedere la fine di uno Stato che non ha ragione di esistere. Ovviamente di fronte ad un tale pericolo i sionisti premono per disintegrare la Siria e tutti gli Stati arabi che non sono sottomessi.

La nostra posizione e la situazione della sinistra italiana

Quello che deve interessarci non è se Assad sia un buon governante o meno, questo compito spetta al popolo siriano. Quello che a noi interessa è che l’imperialismo occidentale ha scatenato una guerra contro uno Stato sovrano pretendendo di decidere al posto del popolo chi deve governare la Siria. Indipendentemente da quale sarà l’esito della guerra e le conseguenze di un intervento statunitense la nostra posizione deve essere chiara. Noi pensiamo che se un paese viene preso di mira dall’imperialismo ed attaccato militarmente abbiamo il dovere di denunciare il carattere imperialista dell’aggressore e sostenere la lotta del popolo siriano. Dobbiamo essere consapevoli che siamo di fronte a un momento storico di cambio di regime a livello mondiale e non sarà certamente un processo indolore. Affrontiamo una simile situazione senza nessuna organizzazione nazionale  in grado di indicare quale tipo di intervento politico fare per coinvolgere le masse, che non sono informate su cosa sta accadendo realmente. I mass media oggi assumono un ruolo determinante nella formazione mentale di enormi masse. I potenti mezzi mediatici messi in campo dell’imperialismo occidentale creano i mostri da  attaccare per difendere il nostro benessere e la nostra democrazia. In realtà tutto ciò è una grande menzogna. I mass-media trasformano in mostri coloro i quali ostacolano il profitto della grassa borghesia!
La sinistra è scomparsa quando ha accettato la battaglia politica all’interno del sistema capitalistico e da esso è stata risucchiata. L’idea della distruzione della società borghese coi suoi valori fasulli per costruire una società dove al centro ci fossero veramente l’uomo e i suoi bisogni e non il raggiungimento del massimo profitto è stata abbandonata. Per costruire la nuova società che vogliamo bisogna abbattere quella vecchia. Chi non è cieco si rende conto che la politica riformista ha portato oggi all’annientamento della coscienza di classe all’interno degli sfruttati e al totale dominio dell’ideologia borghese. La disfatta dei comunisti era prevedibile parecchi anni fa. Solo un cieco o una persona in malafede non se ne sarebbe accorto. Mentre il capitalismo si ristrutturava e si attrezzava per sconfiggere i suoi nemici, la sinistra si assopiva sulle presunte conquiste sociali e politiche. Conquiste, sì, ma solo temporanee se non si dava la logica conseguenza alla lotta di classe e cioè la conquista del potere politico con la rivoluzione e la distruzione del sistema di sfruttamento dell’uomo sull’uomo. Quanto affermato (la disfatta della sinistra e la sua sottomissione all’ideologia borghese) è evidenziato anche dalle varie posizioni sulla Siria. Ogni gruppo del frastagliato arcipelago della sinistra (salvo qualche raro caso) fa a gara per sostenere i ribelli siriani, i mercenari della CIA e gli estremisti islamici al soldo della dinastia Saudita. Addirittura c’è chi invoca l’intervento imperialista come unica soluzione! Insomma, piangiamo la nostra sconfitta, ma perseveriamo negli errori.

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