Le rivolte in Turchia

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Stiamo assistendo in questi giorni alla rivolta scoppiata in Turchia. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la decisione del governo di radere al suolo Gezi Parki per costruire, al suo posto, un nuovo centro commerciale, tempio del capitalismo. Capitalismo, ovviamente, di matrice islamica (accanto al plesso verrà eretta una moschea). Le proteste per questa decisione, cui hanno fatto seguito le violenze della polizia fascista turca, sono sfociate in una vera e propria rivolta contro il governo reazionario di Erdogan e del suo Partito per la Giustizia e lo Sviluppo (d’ora in poi AKP).


Islamizzazione della società e ipocrisia dell’imperialismo

Al potere dal 2003 Recep Tayyip Erdogan ha iniziato un processo reazionario di islamizzazione della società turca, società contraddistinta da un certo livello di laicità. Tale processo serve a garantire due obiettivi: quello interno e quello estero (che analizzeremo nel prossimo paragrafo). I due obiettivi, tra l’altro, sono in un certo qual modo legati assieme.
L’obiettivo interno, molto semplicemente, è l’irrigidimento della società, il raggiungimento di quella dittatura del capitale già ottenuta in Europa attraverso l’euro e l’instaurazione al potere dell’oligarchia finanziaria. Dittatura del capitale voluta, ovviamente, sia dalla borghesia turca sia dall’Occidente, che necessita, per le sue mire geopolitiche, di un saldo avamposto in Anatolia (ma di questo parleremo poi).
La Repubblica di Turchia, però, è da diverso tempo (dai tempi della Rivoluzione di Atatürk) una società laica. Le decisioni di Erdogan e la virata islamizzante del Governo non sono state digerite dalla popolazione che, oltre a questo processo, sta assistendo ad una vera e propria distruzione del proprio patrimonio da parte del potere economico. Il malcontento serpeggiante da molto (dovuto anche al fatto che Erdogan governa con maggioranza striminzita, il 34,3% prima e il 46,7% poi) è esploso in queste gloriose giornate, che rischiano di trascinare il Paese in una guerra civile. Da parte nostra, ovviamente, c’è la ferma speranza di una vittoria della rivoluzione.
Un’ultima cosa si nota da quanto sta accadendo: la solita ipocrisia dell’imperialismo. Proprio l’imperialismo usa la Turchia come scudo contro i Paesi islamici, proprio l’imperialismo attacca il fondamentalismo islamico e, però, sostiene un Governo che sta portando il proprio Paese verso una radicalizzazione dell’islamismo. Cosa non si fa per difendere i propri interessi!


Islamizzazione della Turchia e politica estera

Abbiamo scritto poco sopra che l’islamizzazione della Turchia è necessaria anche per obiettivi di politica estera. Come già accennato alle potenze imperialiste serve una Turchia forte in Medio Oriente (come serviva durante la Guerra Fredda come saldo avamposto contro l’Unione Sovietica). La penisola anatolica è necessaria all’imperialismo per due motivi:

  1. egemonizzare il Medio Oriente

  2. frenare l’ascesa del secolare nemico dell’Impero osmanico prima, del capitalismo occidentale poi: la Russia

Senza una Turchia forte, capace di attirare a sé altre forze nella zona, l’egemonia mediorientale verrebbe presa dall’Iran, cosa non gradita all’Occidente, visti gli stretti rapporti iraniani con il blocco sino-russo e con i Paesi emergenti latinoamericani. La funzione egemonizzante della Repubblica di Turchia è stata evidenziata in modo palese dall’aggressione ai danni della Siria, oltre che da una certa politica aggressiva nella zona e dai reiterati tentativi di ingresso nel grande blocco imperialista dell’Unione Europea.
Egemonizzando il Medio Oriente la Turchia risponde anche all’altro obiettivo: frenare l’ascesa russa. Un Medio Oriente a egemonia iraniana significa un Medio Oriente ai piedi del blocco sino-russo. Un Medio Oriente a egemonia turca significa una testa di ponte per gli occidentali e un freno alla politica russa (politica che sta tornando aggressiva, vedendo i recenti fatti georgiani).
Così come la Siria è lo sbocco mediterraneo dei BRICS la Turchia è l’assicurazione per l’Occidente.


Il nostro dovere

Qual è il nostro dovere? Lo stesso che abbiamo a livello nazionale: contrastare il blocco di potere egemonico rappresentato dall’oligarchia finanziaria che sta conquistando lentamente anche la Turchia. Condannare il Governo Erdogan e le violenze della polizia fascista turca. Sostenere la lotta del popolo contro i suoi oppressori.

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