Qualche riflessione sull’Europa

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Il referendum britannico e la vittoria del fronte (eterogeneo) che si batteva per l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea ha riportato in primo piano la questione europea, la natura dell’Unione e la lotta tra i suoi sostenitori e i cosiddetti antieuropeisti. Il Movimento R-evoluzione, da sempre, si è espresso contro l’Unione Europea. La cosiddetta “brexit” ci impone ulteriori riflessioni al riguardo.

Che cos’è l’Unione Europea?

La “sinistra” radical-chic e benpensante presenta l’Unione Europea come un paradiso in terra, come la migliore organizzazione possibile. Ma è davvero così? Ovviamente no e non può essere altrimenti. L’Unione Europea è una unione di Stati capitalisti sotto l’egemonia tedesca. È un blocco imperialista contenuto nel più ampio contesto della NATO, quindi alleato degli Stati Uniti e del loro Impero. Ciò è, dopotutto, inevitabile. Analizziamo brevemente (e, quindi, per sommi capi) la nascita del processo di unificazione europea. Già nel 1915 Lenin intervenne sulla questione di una possibile unificazione europea. Per un approfondimento sul tema consigliamo la lettura del suo articolo “Sulla parola degli Stati Uniti d’Europa”. Vogliamo, comunque, segnalare alcuni passaggi estremamente interessanti. Subito Lenin segnala che “gli Stati Uniti d’Europa in regime capitalistico sarebbero o impossibili o reazionari”. Poco più avanti il leader bolscevico ci ricorda che “fra i capitalisti e fra le potenze sono possibili degli accordi temporanei. In tal senso sono possibili anche gli Stati Uniti d’Europa, come accordo fra i capitalisti europei…ma a quale fine? Soltanto al fine di schiacciare tutti insieme il socialismo in Europa e per conservare tutti insieme le colonie accaparrate contro il Giappone e l’America”. È importante riflettere su questi passaggi. L’accordo tra capitalisti, alla fine, c’è stato. Esso è arrivato più di trent’anni dopo l’articolo di Lenin, in seguito alla Seconda guerra mondiale e al crollo dell’imperialismo europeo (contemporaneamente è asceso l’imperialismo statunitense). Davanti alla distruzione europea, all’avanzata statunitense e alla fortissima avanzata del socialismo in Europa e nel mondo è avvenuto ciò che Lenin aveva predetto: i capitalisti e le potenze si sono accordati per schiacciare il socialismo. Questo è il vero motivo che sta alla base del processo di unificazione europea. L’avanzata del socialismo rappresentava per i capitalisti europei una minaccia così grande che, accortisi della loro debolezza, hanno preferito mettere da parte determinati interessi particolari e iniziare un processo di avvicinamento (è forse un caso che tra le prime proposte ci fosse quella di creare una forza militare comune? Proposta poi scartata, ma comunque significativa). Il processo ha poi subito una forte accelerazione al termine della Guerra fredda. Scomparso il socialismo, infatti, il processo non si arrestò. L’ascesa del capitalismo finanziario, l’avanzata del neoliberismo, il rafforzamento della Germania e della sua spinta imperialista all’interno dell’Europa hanno portato ad una ulteriore concentrazione. Concentrazione che, è bene ricordarlo, è restata eminentemente economica, cosa che sottolinea come il processo sia diretto dal capitalismo finanziario per ottenere sempre maggiori profitti sfruttando fino allo sfinimento le nazioni europee, soprattutto quelle deboli. Arrivando ai giorni nostri e guardando con occhi distaccati la realtà non possiamo non renderci contro che l’Unione Europea è, appunto, una unione di grandi capitalisti. Una unione antidemocratica, una unione che sfrutta i lavoratori del continente scaricando su di essi la crisi e succhiando, costantemente, denaro, sudore e sangue da tutti noi. Un’unione fascista, come dimostrano l’appoggio al golpe (e successivamente al governo) fascista in Ucraina e la mancata condanna del fascismo davanti all’ONU. Un’unione imperialista, come dimostrano i recenti atti contro la Libia, contro la Siria, contro la Russia. Un’unione criminale, come dimostrano il finanziamento ed il sostegno all’ISIS, alle varie bande terroriste e alle formazioni fasciste in tutto il mondo. A riprova di quanto detto potremmo portare ulteriori esempi come il modo in cui l’Unione Europea ha trattato (e tratta) la Grecia e gli altri Paesi dell’Europa meridionale, oppure i vari trattati come MES e Fiscal compact, la distruzione della rappresentanza e della Costituzione, il restringimento degli spazi democratici e altro ancora, ma preferiamo fermarci.

La lezione del Regno Unito

Quanto successo in questi giorni nel Regno Unito rappresenta una grande lezione per tutti noi. A più livelli. Andiamo per gradi. Ovviamente non siamo ciechi, sappiamo bene che la vittoria al referendum non rappresenta una rivoluzione socialista e sappiamo bene che lo schieramento per il “leave” era (ed è) fortemente eterogeneo. Tuttavia non siamo nemmeno faziosi né bugiardi come i mass media di regime. Accanto ad una formazione di destra vi era anche un forte e combattivo fronte di sinistra (oltre a settori dei laburisti è importante segnalare la campagna del Partito comunista, unito a vari sindacati e associazioni). Ne consegue che una prima lezione del caso britannico è ciò che i sinistrati italiani non vogliono capire: se una causa è giusta devo lottare per essa, anche se settori dello schieramento nemico fanno lo stesso. Intendiamoci: ciò non deve comportare una nostra distruzione. La nostra lotta deve avvenire mediante le nostre parole d’ordine e la nostra visione del mondo, della società e del futuro. Una seconda lezione viene dal fatto che il “leave” ha preso molti voti nelle zone socialmente disagiate del Regno Unito e da quei settori sociali che hanno subito e subiscono fortemente la crisi e le politiche liberiste dell’Unione. Questo ci dice un’altra cosa che i sinistrati italiani non vogliono capire: i lavoratori sono stufi di questa Unione Europea e delle sue politiche. Una terza lezione, estremamente importante, è rappresentata dal fatto che la sovranità popolare, per ora, non è ancora morta. Con il suo voto il popolo britannico ha dimostrato che si può uscire dall’Unione Europea, al contrario di tutte le tirate europeiste della borghesia e dei suoi mass media e intellettualoidi. Una quarta lezione, di carattere più ampio, viene dalla dimostrazione che l’oligarchia europea è terrorizzata da un possibile contagio britannico. Da qui il continuo bombardamento mediatico, il continuo terrorismo psicologico. A questo possiamo aggiungere l’ulteriore dimostrazione dell’ipocrisia dell’oligarchia, sempre pronta a santificare come democraticissimi i voti che concordano con la sua linea e a bollare come fascisti, populisti, antidemocratici i voti contrari alla sua politica.

Che fare?

Si ripropone questa domanda e la nostra risposta è sempre la stessa: unirci e lottare. I popoli europei hanno nelle loro mani un potere enorme: quello di distruggere questa Unione oligarchica, antidemocratica, sfruttatrice e fascista. Devono solo accorgersene e usare saggiamente la loro potenza. E proprio questo è il nostro compito. Dobbiamo creare un forte polo alternativo, di sinistra, comunista che indichi la strada, che organizzi la campagna e la lotta per una uscita dell’Italia dall’Unione Europea. C’è vita oltre l’Unione, c’è vita oltre l’euro. Al suo interno, invece, c’è solo una lenta, inesorabile morte.

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