Petrolio e sangue

turchia petrolio

Viviamo immersi in un’epoca di grande confusione e di menzogna. La crisi generale del capitalismo e il declino dell’egemonia euroatlantica (con relativa ascesa di un blocco contrapposto) stanno portando il mondo e l’umanità sull’orlo del baratro. Da qualche anno a questa parte assistiamo alla pericolosa destabilizzazione di vaste aree del mondo portata avanti dall’occidente (operazioni di cui abbiamo già scritto in precedenza). Uno dei punti più caldi (e, forse, il più caldo) è rappresentato dalla Siria, nazione invasa da orde di mercenari tagliagole creati, addestrati e finanziati proprio dai vertici occidentali. Negli ultimi mesi la situazione siriana ha subito una forte accelerazione. Dapprima abbiamo assistito all’intervento russo a fianco dell’esercito di Damasco, in seguito abbiamo assistito agli attentati terroristici di Parigi e in questi giorni assistiamo al crollo delle relazioni diplomatiche tra Russia e Turchia a seguito di un abbattimento di un aereo militare russo da parte di Ankara. Quest’ultimo, gravissimo episodio ha fatto emergere in modo palese ciò che sosteniamo ormai da anni: l’ISIS è finanziato dalla NATO e dall’Occidente. Al di là del supporto militare (con il suo flusso di armi tramite l’Arabia Saudita ed il Qatar) vi è un importantissimo supporto finanziario che avviene tramite l’acquisto di petrolio e di altri materiali. Proprio di questo vogliamo parlare in questo brevissimo articolo. Questa teoria, che noi sostenevamo sin dall’inizio della crisi siriana, è apparsa sui quotidiani a seguito delle dichiarazioni del presidente russo, Vladimir Putin, durante il summit del G-20 di Antalya (16 novembre 2015). In questa occasione Putin ha “presentato esempi, relativi ai nostri dati, sul finanziamento da parte di persone fisiche a beneficio di ISIS. Come da noi stabilito, i fondi provengono da 40 Paesi, in particolare da alcuni membri del G20”. In verità già nel novembre 2014 la Commissione per i servizi finanziari del Congresso degli Stati Uniti d’America si era occupata del finanziamento internazionale all’ISIS con una seduta apposita. Ovviamente i democraticissimi mezzi d’informazione del Belpaese non hanno fatto il minimo accenno a questa importante riunione. Cosa è emerso dai verbali della Commissione statunitense? È emerso che il Congresso degli Stati Uniti sapeva che gli introiti dell’ISIS ammontavano a 1-2 milioni di dollari al giorno. Il Congresso sapeva altresì che tale finanziamento avveniva attraverso la vendita di petrolio, il riscatto di prigionieri e il supporto di organizzazioni “caritatevoli” di Qatar, di Arabia Saudita e di altri Paesi del Golfo. Sono stati gli stessi deputati presenti a sottolineare come diverse banche non si oppongono in maniera efficace ai finanziamenti alle bande terroriste/mercenarie. Di più: i deputati arrivano ad accusare il Ministero della Giustizia statunitense di non voler imporre controlli severi, mentre il deputato della California sottolinea come il Qatar sia uno dei Paesi che maggiormente finanzia l’ISIS. Non basta: il Congresso statunitense sapeva inoltre che il commercio del petrolio ammontava a 30.000 barili al giorno. Barili che, ovviamente, passavano attraverso l’Iraq e la Turchia (che, è bene sottolinearlo, è quel simpatico Paese NATO in cui si addestrano i mercenari ISIS e attraverso cui transitano impunemente i cosiddetti “foreign fighters”. In tutto, nel corso dell’ultimo mese, sono arrivati in Siria, passando dalla Turchia, 2500 mercenari).

L’acquisto di petrolio dell’ISIS da parte dell’Occidente viene denunciato anche da Alessandro Pansa, ex AD di Finmeccanica che, in una intervista a Sputnik, ha sottolineato come i Paesi occidentali comprino petrolio dell’ISIS attraverso società di intermediazione.

Negli ultimi giorni, inoltre, emerge sempre di più la complicità della Turchia. Da un lato è di nuovo il presidente Putin ad accusare la Turchia di finanziare lo Stato Islamico attraverso l’acquisto del petrolio di contrabbando; dall’altro lato sempre più esperti accusano Ankara di essere complice dell’ISIS. Sempre Sputnik riporta, ad esempio, le dichiarazioni di Igor Yushkov, esperto del Fondo di sicurezza energetica nazionale, dichiarazioni secondo le quali: “La Turchia è uno dei beneficiari principali del commercio del petrolio di ISIS. Dai giacimenti controllati da ISIS la Turchia acquista il petrolio a buon mercato per poi rivenderlo ad un prezzo superiore. Pertanto alla Turchia non conviene la distruzione dello “Stato Islamico”. Tra l’altro, secondo voci non confermate, il proprietario di una delle società turche che compra il petrolio dall’ISIS sarebbe Bilal Erdogan, figlio del presidente della Turchia”.

 

Davanti a tutte questo sorge spontanea una domanda: servono altre prove per capire che l’Occidente è complice dell’ISIS? Servono altre prove per far capire che i vertici occidentali creano e finanziano organizzazioni terroriste/mercenarie per destabilizzare il Medio Oriente (e non solo)?

 

Lascia un Commento