Lo scioglimento del Partito comunista ucraino?

Partito comunista ucraino

Scrivo queste poche righe a caldo, subito dopo aver appreso la notizia e aver visto diverse testimonianze fotografiche e video. Ci sarà tempo più avanti per i bilanci a freddo. Alla fine è successo. Il Parlamento ucraino ha approvato una legge (prontamente firmata dal fascio-europeista Poroshenko) che scioglie d’imperio la delegazione parlamentare del Partito comunista d’Ucraina. Questo rappresenta, ovviamente, il primo passo verso la messa al bando del PCU. Proviamo, sempre a caldo, a fare una brevissima analisi di quanto è accaduto.

L’Ucraina, l’Unione Europea e i fascisti

Dobbiamo anzitutto partire da un dato di fondo: i fascisti hanno preso il potere a Kiev in nome dell’Unione Europea e dell’oligarchia finanziaria che la controlla. Ovviamente il tutto è avvenuto sotto l’alto patrocinio della Presidenza degli Stati Uniti d’America. Perché era necessario il putsch fascista? Come abbiamo già detto in articoli precedenti esso era necessario per fermare il riavvicinamento dell’Ucraina alla Federazione Russa. Per il morente imperialismo occidentale era intollerabile che una regione geograficamente strategica come l’Ucraina cadesse nelle mani della Russia. Essa doveva essere salvaguardata ad ogni costo. Essa era ed è essenziale per arginare il colosso russo che, risvegliatosi dopo anni di torpore, rivendica il ruolo di superpotenza che gli spetta. Seconda domanda a cui dobbiamo rispondere: perché i fascisti? Pure questo argomento è stato trattato nei precedenti articoli, ma è bene riprenderlo. I fascisti, fin dal 1919, rappresentano il braccio armato del capitalismo. Quando i lavoratori si organizzano e mettono a repentaglio la base economica capitalista l’oligarchia finanziaria ed industriale reagisce usando l’olio di ricino ed il manganello fascista. Reagisce, in sostanza, sospendendo le garanzie democratiche (o meglio: finte democratiche) che la borghesia stessa concede in situazione di pace sociale. Ora, tuttavia, si nota un cambiamento. L’Ucraina aveva sì visto una crescita considerevole del Partito comunista (che peraltro, se si esclude la disfatta del 2006, aveva sempre ottenuto alte percentuali), ma non era minacciata da un forte movimento rivoluzionario. Perché, allora, il ricorso ai fascisti? Ma lo abbiamo già detto: per fermare il riavvicinamento di Kiev a Mosca. Il capitalismo occidentale, ben più in crisi rispetto al periodo 1919-1933, non può permettersi il minimo errore. Chiunque provi anche solo a deviare minimamente dalla linea imposta dall’oligarchia deve essere punito. E questo non è forse accaduto con l’Ucraina? L’imperialismo non ha forse usato lì i fascisti come ha usato i “ribelli” in Libia e in Siria? O come ha usato, proprio negli stessi giorni, i fascisti in Venezuela? Sostanzialmente ogni singolo individuo deve comprendere questa grande verità: l’imperialismo, per garantire il proprio Lebensraum, il proprio spazio vitale, non esita un minuto ad utilizzare le bande fasciste. Non esita un minuto a sospendere la democrazia.

Lo scioglimento del Partito comunista d’Ucraina?

Fin dai primi giorni dell’insurrezione, fin dai giorni di Majdan, le bande fasciste non hanno esitato ad attaccare i membri del Partito comunista. Una volta impadronitasi del potere, poi, questa canaglia ha saccheggiato la sede del Comitato Centrale del Partito, si è abbandonata a pestaggi selvaggi dei suoi membri, ha commesso i più orripilanti crimini a Odessa, ha avviato lo sterminio sistematico delle popolazioni della Novorossija, non ha esitato a violare ripetutamente i confini russi, tentando così di rendere il grande servizio alla NATO: trascinare Mosca in una guerra. La domanda che dobbiamo porci ora è: perché il governo golpista, seriamente minacciato dalle vittorie delle repubbliche popolari del Donbass, ha pensato di sciogliere il Partito comunista, già seriamente provato dalle continue violenze delle bande fasciste? La risposta è molto semplice: perché i comunisti, come la storia insegna, sono l’unica forza in grado di rovesciare il capitalismo e di distruggere il potere fascista. Lo scioglimento del Partito comunista non va visto in funzione immediata, ma in funzione futura. Il governo golpista e l’oligarchia euro atlantica che muove i fili si copre le spalle, evitando che, in futuro, i comunisti possano essere la guida di una insurrezione nella parte occidentale dell’Ucraina. È necessario schiacciare preventivamente qualsiasi potenziale forza d’opposizione, qualsiasi forza che, in prospettiva, potrebbe rompere i piani dell’oligarchia. Resta da vedere quale sarà ora la reazione del Partito comunista. Porterà, come auspichiamo, lo scontro ad un livello più alto? Reagirà fortemente alla distruzione della democrazia e alla svolta totalitaria del governo golpista? Questo solo la Storia potrà dirlo…

Gli insegnamenti dell’esperienza ucraina

Cosa ci insegna l’esperienza ucraina? Se guardiamo ad essa senza i paraocchi imposti dalla propaganda euro atlantica notiamo che, come la Grecia, essa disegna il nostro futuro. Il futuro non solo dell’Italia, ma di tutto il mondo governato dal capitalismo occidentale. Il più grande insegnamento dell’Ucraina è questo: in qualunque momento una forza politica di qualsiasi entità minaccerà l’egemonia dell’oligarchia finanziaria essa non esiterà ad instaurare un regime antidemocratico. Essa non esiterà ad usare la forza per ristabilire la propria supremazia. Questo vuol dire che dobbiamo arrenderci e subire passivamente qualsiasi cosa ci venga imposta? No, dobbiamo fare esattamente il contrario. Una volta presa consapevolezza di quanto detto il nostro compito deve essere uno solo: organizzarci, unirci, lottare per evitare che i progetti totalitari dell’oligarchia finanziaria, già iniziati col progressivo restringimento degli spazi democratici, vada a buon fine. Se saremo organizzati il fascismo non passerà!

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