La tregua siriana e l’ipocrisia statunitense

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La tregua in Siria è fallita in tempi record (cinque giorni) grazie alla voracità imperialista degli Stati Uniti d’America. Quasi inutilmente cercherete questa notizia sui mass media italiani (il Corriere della Sera, La Stampa e Il Sole 24 Ore non riportano nulla nella loro versione online, Repubblica ha pubblicato un articoletto fazioso che potrete trovare in “sesta posizione” controllando il loro sito internet. Altri fatti che dovrebbero farci riflettere sulla libertà di stampa nel nostro Paese).

Ma cosa è successo? Molto semplicemente l’aviazione della cosiddetta “coalizione contro l’Isis” (leggi: Stati Uniti d’America) ha bombardato la postazione dell’esercito siriano (quello vero, leale ad Assad, mica quello dei mercenari tagliagole di Isis e compagnia) uccidendo 80 militari siriani. Orbene, siccome questa coalizione è “anti Isis” proprio lo Stato islamico ha beneficiato del raid, attaccando subito dopo la medesima postazione siriana. Subito è arrivata la dura reazione di Damasco che in comunicato ha sottolineato come questo gravissimo episodio sia un “attacco grave e palese alla Siria e al suo esercito” per poi sottolineare come il bombardamento rappresenti “la prova certa del sostegno degli Stati Uniti a Daesh e ad altri gruppi terroristici”. Facciamo nostre le considerazioni dell’esercito siriano e ci chiediamo come sia possibile che alcuni individui ancora non capiscano la correttezza di questa posizione. O sono ciechi o sono in totale malafede…

Il comunicato siriano, ad ogni modo, non è la sola reazione. Dura la risposta della Federazione Russa, la quale ha chiesto una riunione d’emergenza del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, che avverrà questa notte (00:30 ora italiana). L’ambasciatore russo all’ONU, Vitalij Churkin, ha ribadito che l’attacco degli Stati Uniti “è stato intenzionale, e un tentativo di dirottare l’accordo di cooperazione tra Mosca e Washington”. L’ambasciatrice statunitense, con l’ipocrisia che caratterizza la politica del suo Paese, ha “bacchettato” la Russia. Secondo Washington, infatti, la convocazione d’urgenza del Consiglio di sicurezza dell’ONU è “uno stratagemma, una manovra diversiva, una richiesta cinica e ipocrita”. Secondo Samantha Power, infatti, “Mosca deve focalizzarsi sull’attuazione del cessate il fuoco e non su questi giochetti”. Insomma, secondo la Power e secondo Washington, gli Stati Uniti (non si sa in base a quale diritto) possono violare la tregua ogni volta che vogliono, bombardando un Paese sovrano e assassinando decine e decine di soldati (o civili) senza che nessuno possa reagire. Qualora ciò avvenisse sarebbe proprio chi protesta ad essere ipocrita e a dover concentrarsi sull’attuazione del cessate il fuoco. Difficile farlo se una parte lancia quante bombe vuole aiutando i terroristi tagliagole di Daesh…

Un’ultima dichiarazione merita di essere riportata ed è quella di Soraya Faz, candidata indipendente alla presidenza statunitense, la quale sottolinea come gli Stati Uniti non avessero alcun diritto di bombardare la Siria (che, è bene ricordarlo, è un Paese sovrano ed indipendente). Inoltre, aggiunge la Faz, il bombardamento non è stato un errore (come Washington vuole far credere al mondo) e rappresenta una dichiarazione di guerra.

Ovviamente attenderemo gli sviluppi del caso, ma, in chiusura, ci sentiamo di dire che questo sanguinoso e terroristico episodio esprime una volta di più l’ipocrisia degli Stati Uniti d’America che, mentre gridano alla violazione dei diritti umani e chiedono una tregua “umanitaria” (necessaria per salvare i loro alleati dell’Isis), bombardano a destra e a manca aiutando proprio quei terroristi che, a parole, dicono di combattere. E la colpa, ovviamente, è di Assad e Putin. Che cattivoni…

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