Il Brasile e la vittoria di Bolsonaro

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Nella giornata di ieri, domenica 28 ottobre, il popolo brasiliano si è recato alle urne per decidere il proprio destino. Vincitore della contesa elettorale è stato Jair Bolsonaro, candidato fascista dell’ultra-destra che, con il 55,1% dei voti, ha sconfitto il candidato di sinistra (sostenuto dal Partido dos Trabalhadores e dal Partido Comunista do Brasil) Fernando Haddad.

Le tornata elettorale di ieri, bisogna sottolinearlo, si sono svolte in un clima fortemente polarizzato e sono state precedute da avvenimenti a dir poco gravi, quali il golpe che depose la legittima presidentessa Dilma Rousseff e la detenzione dell’ex presidente Lula, favoritissimo nei sondaggi, a cui è stato impedito di presentarsi alle elezioni. Il risultato è stato la vittoria di personaggio inquietante, palesemente fascista, che rimpiange i tempi della dittatura militare e che si è lasciato andare a dichiarazioni pericolose, antidemocratiche ed estremamente bellicose (si vedano le parole lanciate contro il Venezuela bolivariano ed il suo percorso verso il socialismo).

Ovviamente è troppo presto per sapere come gli eventi si svolgeranno, ma possiamo avanzare alcune ipotesi. La vittoria di Bolsonaro potrebbe portare ad una degna conclusione quella deriva autoritaria-reazionaria avviata dal golpista Temer, giungendo ad un’ulteriore limitazione degli spazi democratici, all’eliminazione dei diritti acquisiti durante la presidenza Lula ed ad una rinnovata militarizzazione della società brasiliana. Inoltre, qualora il nuovo presidente portasse avanti quanto detto durante la campagna elettorale, potremmo aspettarci un vero e proprio assalto alle ricchezze naturali del Brasile (si vedano, a tal proposito, le dichiarazioni sulle popolazioni native e sul futuro dell’Amazzonia), oltre che un ritorno in forze delle multinazionali predatorie. Non a caso i primi a gioire della vittoria di Bolsonaro sono stati quei Paesi imperialisti che, da tempo, volevano tornare ad impadronirsi del Brasile e dell’America Latina in generale (Stati Uniti in testa, ma anche le compagnie oligarchiche canadesi che, come riporta un post di CBC News sui social network, “potrebbero trovare nuove opportunità di investimento nel ricco Paese”, oltre che il ministro degli Interni italiano, Matteo Salvini).

Non solo: il nuovo corso intrapreso dal Brasile potrebbe portare a rivolgimenti geopolitici importanti. Non ci riferiamo solo alle deliranti prese di posizione sull’ONU, ma, più in concreto, alla partecipazione del Brasile ai BRICS e al forte spostamento politico-economico in America Latina. La vittoria fascista in Brasile potrebbe portare a conseguenze a cascata in tutto il continente, oltre che ad una rinnovata offensiva contro quei Paesi (come Venezuela, Bolivia e Cuba) che ancora contrastano l’imperialismo e l’egemonia delle oligarchie.

Insomma, queste elezioni brasiliane, lungi dall’essere marginali o periferiche, sono state invece di vitale importanza non solo per il Paese sudamericano o per il continente, ma per il mondo intero. Una volta di più il capitale ha gettato la maschera rivelando il suo vero volto autoritario, repressivo, fascista. Una volta di più l’imperialismo sta allungando i suoi tentacoli putrescenti sull’America Latina, utilizzando il manganello fascista e la repressione per aprirsi la strada. Nere sono le nubi che si addensano sopra i cieli brasiliani e quanto avvenuto ieri suona come monito per tutti i popoli del pianeta, mostrando a tutti il vero progetto del capitale.

Esprimiamo quindi solidarietà a tutte le compagne ed a tutti i compagni del Brasile, preparandoci a sostenere attivamente le loro future lotte nell’ottica di una prospettiva internazionalista, ma non dimentichiamo, inoltre, che quanto successo in quel grande Paese latinoamericano potrebbe succedere (ed in effetti è successo e succede) ovunque. Alla solidarietà uniamo una lotta anche nel nostro Paese, verso la creazione di un’organizzazione autenticamente socialista che vada ad opporsi al potere dell’oligarchia finanziaria e della borghesia!

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