La Germania e l’Europa

Dagli ultimi decenni del XIX secolo la storia europea presenta una costante: il tentativo della Germania di imporre la propria egemonia sul continente. Tra fine ‘800 e inizio ‘900 lo sviluppo economico tedesco e le conseguenze da esso derivate scatenarono il conflitto interimperialistico in Europa e gettarono le basi della Prima guerra mondiale. Negli anni ’30 del secolo scorso la funzione antisovietica del Terzo Reich portò ad una feroce politica di conquista da parte della Germania e al suo dominio (diretto o indiretto) su tutta l’Europa. Dominio che crollò solo nel 1945, sotto i colpi dell’Armata Rossa e delle truppe Alleate. Dal 1945 in poi la Germania, divisa, crebbe lentamente. Al momento della sua riunificazione e grazie al crollo del socialismo nell’Europa orientale essa, sempre in silenzio, riuscì ad estendere i propri tentacoli sull’Unione Europea. I dirigenti teutonici avevano ascoltato bene la lezione della Storia e capirono che non sarebbero mai riusciti a dominare il continente tramite un controllo politico diretto, così si adoperarono per arrivare ad una egemonia finanziaria. Il colpo definitivo venne con la nascita dell’euro e con l’unione monetaria. Dopo questi due avvenimenti storici il disegno è completo, il sogno degli imperialisti è realtà: l’Unione Europea giace, sconfitta, ai piedi dell’oligarchia protetta dalla Germania.


Il passaggio dall’egemonia finanziaria al controllo politico

Il lettore più attento potrà chiedere cosa ha fatto la nemica storia della Germania e sua secolare rivale per l’egemonia continentale: la Francia. Parigi, a differenza di Berlino, ha subito un lento, costante declino. Questo processo è evidenziato dalla supina accettazione dei diktat della nuova borghesia finanziaria transnazionale da parte della vecchia borghesia industriale nazionale e dall’adesione all’euro. Tuttavia la Francia rimane una grande potenza e la Germania non può permettersi né di sottometterla completamente né, tantomeno, di umiliarla. Ecco allora che Parigi diventa prima alleata di Berlino (rapporto sancito da una serie di accordi bilaterali) per imporsi poi come guida dell’imperialismo europeo più aggressivo e di stampo militare (come testimoniano le avventure in Libia, Medio Oriente, Costa d’Avorio, Mali…).
Eliminato l’ostacolo francese lo sguardo germanico può volgersi, torvo, verso gli altri Paesi europei. Qui il disegno appare in tutte le sue sfaccettature più diaboliche. Il processo di egemonizzazione può dividersi in tre fasi.
Prima fase: creazione di una base coloniale.
Ogni impero ha bisogno di colonie. Con il crollo del socialismo orientale inizia un processo di allargamento dei confini dell’Unione Europea. Promettendo l’Eldorado la Germania si è assicurata una vasta base coloniale.
Seconda fase: egemonizzazione economica.
Con un intenso e silenzioso processo la Germania, leader e protettrice della borghesia finanziaria transnazionale, si è assicurata l’egemonia economico-finanziaria sull’Europa. Di più, con la nascita dell’euro, della BCE e con i vari trattati economici siglati il Paese-guida dell’oligarchia ha privato gli Stati della sovranità monetaria centralizzando il processo di fabbricazione del danaro. Controllando le leve economiche dei singoli Stati la Germania si è aperta la strada per un controllo politico degli stessi.
Terza fase: controllo politico.
Dopo aver ottenuto l’egemonia economica la Germania deve assicurarsi il controllo politico dell’Unione Europea (o almeno della zona euro). Non può essere un controllo palese, ottenuto con il ferro e con il fuoco. Deve essere un controllo dissimulato, diplomatico, legale.


Come ottenere e mantenere il controllo politico: trattati diplomatici e spread

Come dicevamo la Germania deve ottenere e garantirsi il controllo politico dell’Unione Europea, in particolare della zona euro. Un controllo “diplomatico”. Un controllo coloniale come quello utilizzato dall’imperialismo statunitense. Insomma, la Germania non deve controllare direttamente gli altri Stati, ma deve esercitare un controllo indiretto (almeno per ora). Possiamo a ragione affermare che l’oligarchia è riuscita a portare a termine anche questo obiettivo. Analizziamo brevemente la situazione. Il controllo ottenuto mediante l’egemonia finanziaria non poteva bastare. Era necessaria una ulteriore assicurazione. Ecco che le diaboliche menti degli oligarchi iniziano a lavorare e partoriscono una serie di trattati (fiscal compact, meccanismo europeo di stabilità…) che, oltre ad imporre ai popoli europei misure draconiane in nome della “stabilità”, garantiscono alla borghesia transnazionale (e alla Germania, sua protettrice) il controllo politico sulla zona euro.
Quei Paesi che non dovessero rispettare i diktat (i Paesi non virtuosi, fannulloni, come dicono loro) verrebbero commissariati in breve tempo.
Quanto detto fino ad ora costituisce la prima arma, la base per garantirsi il dominio politico. Come rendere stabile tale dominio? Come fronteggiare eventuali Governi indesiderati? Ecco che entra in gioco la seconda arma d’assalto: lo spread. Un’arma testata su Grecia, Italia e Spagna. Il famoso differenziale tra rendimenti dei titoli di Stato nazionali e corrispettivi germanici, questa diavoleria partorita dalle perverse menti dell’oligarchia, funziona come un grimaldello per abbattere Governi indesiderati. Quello che ci stanno dicendo è: “Non fai quello che vogliamo? Bene, noi ti mandiamo lo spread alle stelle e facciamo collassare la tua economia”. Signori, il commissariamento è servito.


Come spezzare le catene: unirsi ed abbattere il Quarto Reich

 L’Europa è in catene. I popoli sono in catene. Come spezzarle? Di sicuro non le spezzeremo continuando a seguire la strada imposta dall’oligarchia, la strada del “divide et impera”. Quella che occorre ora è una unità di tutte le classi colpite dalla crisi e dalle misure draconiane imposte dalla Germania. Unità di tutti i lavoratori, dall’operaio all’artigiano.
Ma, obietteranno alcuni, la classe media è una classe reazionaria. La classe media, rispondiamo noi, è reazionaria fino a che viene lasciata sola, fino a che nessuno ascolta le sue esigenze. Unita al resto della classe lavoratrice essa potrebbe dispiegare un grande potenziale rivoluzionario, soprattutto in tempi di crisi e sottomissione come sono quelli in cui viviamo.
Raggiunta l’unità dobbiamo comprendere che il nostro grande nemico, ora, è la borghesia transnazionale oligarchica protetta dalla Germania. La nostra lotta sarà quindi lotta rivoluzionaria, ma lotta rivoluzionaria per riottenere la nostra indipendenza e la nostra sovranità nazionale. Raggiunto questo scopo la lotta per il socialismo e per un mondo migliore sarà praticamente vinta.

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