Con la Grecia per un secco “no” all’austerity!

bandiera greca

Quando ancora si riescono a ritagliare piccoli spazi di democrazia in un’Europa martoriata dal dispotismo finanziario, l’intervento delle marionette, che rispondono direttamente ai fondi monetari, subito si fa sentire e subito viene amplificato dai mezzi di comunicazione asserviti alla dittatura finanziaria europea. Ormai, siamo abituati a obblighi calati dall’alto, austerity diffusa e governi scelti direttamente dagli strozzini europei.

Dopo la scelta del presidente greco Tsipras, di rimandare al popolo la decisione di accettare o meno i diktat di BCE e FMI, che pretendono di interferire con la sovranità della Grecia obbligandola ad inasprire riforme politiche ed economiche in modo da colpire la parte più debole del popolo greco, i rappresentanti politici più importanti d’Europa sono partiti a raffica con dichiarazioni antidemocratiche, offensive e volte a diffondere paura e panico. Insomma, anche se in maniera amplificata, il comportamento è identico a quello avuto in occasione del referendum sull’indipendenza della Scozia.

Il “socialista” Hollande è stato in grado di affermare: “Deploro la scelta di Atene”. Proseguendo che l’accordo poteva essere raggiunto, fino alla scelta del governo greco di indire il referendum. Ora dipenderà dall’esito di quest’ultimo.

Il premier francese è duro, minaccioso, reagisce d’istinto come un animale ferito, almeno fino a quando una telefonata del compare americano Obama sembra calmare le acque. Probabilmente, la linea comune europea e atlantica nei prossimi giorni si addolcirà per non dare l’impressione al popolo greco di agire con metodi nazisti e sperare di strappare qualche sì in più al referendum.

Il presidente del consiglio Renzi non è da meno in quanto a minacce. Parla di un derby Euro-Dracma focalizzando l’attenzione sull’aspetto del gigante(l’Euro) e l’insignificante nanetto (la Dracma), della moneta forte contro la moneta svalutata (ma sarà realmente così?).

La cancelliera Merkel, invece, si porta avanti: “Se fallisce l’Euro, fallisce l’Europa”. Sembra quasi un monito come a dire se la partita termina adesso almeno conteniamo le perdite.

Il tedesco Schulz, presidente del parlamento europeo, esordisce invece con la linea dura confermando la minaccia al popolo greco di votare sì al referendum. Idem la linea del presidente della commissione europea Juncker.

Ora non sappiamo con precisione cosa ci sia dietro la scelta del referendum da parte del governo greco. Da una parte può esserci malafede, per cui auspicandosi la vittoria del sì, potranno sottoscrivere l’accordo con l’FMI senza nessun problema interno. Dall’altra ci potrebbe comunque essere buona fede, nel voler rispettare gli impegni presi in campagna elettorale a tutti i costi: anche vendendo l’anima al diavolo.

Lato nostro, quello della tattica politica, non ci importa quale sia la vera natura di Syriza e le intenzioni del governo greco. La vittoria del “no” smaschererebbe qualsiasi cattiva intenzione e aprirebbe in qualsiasi caso un filone anti-europeista senza precedenti.

Sarebbe la prima volta dalla costituzione dell’Unione Europea che un popolo si ribella alle politiche di austerity volute dal capitale finanziario europeo.

Per questo esortiamo il popolo greco affinché favorisca una schiacciante vittoria del “no” e ci rivolgiamo alle forze politiche greche perché mettano da parte vecchi livori e guidino il popolo verso la libertà.

 

 

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