L’unità necessaria

Da cinque anni viviamo in quella che possiamo definire la più grande crisi del capitalismo. Una grave crisi sistemica. Cos’è una crisi sistemica? Per spiegare questo concetto occorre forse fare un piccolo passo indietro e spiegare in breve il funzionamento del capitalismo stesso.

 Funzionamento del capitalismo e crisi sistemica

 Studiando le leggi dell’economia ed osservando la realtà Carlo Marx capì che il sistema capitalista presenta un andamento che potremmo definire sinusoidale. A fasi di grande sviluppo economico succedono inevitabilmente fasi depressive causate dall’intasamento del sistema dovuto al plusprodotto creato (crisi di sovrapproduzione). Tali fasi alterne non sono teoricamente infinite. A lungo andare il sistema si incepperà perpetuamente e il capitalismo morirà. Sappiamo bene che per il capitalismo le campane suoneranno a morto solo quando esisterà un forte movimento popolare organizzato, ma questa è un’altra storia. Rispondiamo ora alla seconda domanda: che cos’è una crisi sistemica? È una delle fasi depressive del capitalismo così forte che, scuotendo la struttura economica del sistema, scuote anche la sovrastruttura politico-giuridica nonché morale della società. Una fase depressiva così forte da mettere in discussione il capitalismo stesso. In tempi storicamente recenti il capitale ha già affrontato una crisi sistemica forte. Ci riferiamo alla fase del 1929. Allora la classe capitalista, relativamente giovane, riuscì a risolvere il problema generando il fascismo in certe parti del mondo e dando vita a politiche keynesiane in altre parti. Oggi la classe dirigente, vecchia e sclerotizzata, non riesce a dare risposte diverse da una chiusura oligarchica. I tempi sono quindi maturi per un cambio di regime e per il superamento del capitalismo.

 La crisi sistemica in Italia

 Uno dei Paesi in cui la crisi sistemica è più evidente è proprio l’Italia. Nel nostro Paese alla crisi economica si è sommata la crisi politica, morale e culturale. La nostra classe dirigente, avvitata in un processo autodistruttivo e ferita dalla forte avanzata del M5S, non riesce a trovare risposte che non siano chiusura oligarchica e colpi di Stato (ne contiamo almeno cinque: presa del potere da parte di Monti, introduzione del pareggio di bilancio in Costituzione, “golpe dei Saggi”, rielezione di Giorgio Napolitano, nomina del Governo Letta).
Non basta. Il clima da “caduta dell’impero”, lo sgretolamento morale della classe dirigente e della nazione, è solo in parte conseguenza del ventennio berlusconiano. Esso è un elemento tipico di ogni società morente. Basta guardare alla realtà con occhi disincantati per notare che la decadenza morale è comune a tutti i partiti sistemici, a tutti coloro che si cibano alla grande mangiatoia del capitale. Oltre che a buona parte della popolazione.
Terzo aspetto della crisi sistemica: decadenza culturale. Ogni società morente esaurisce la propria spinta culturale. Nella società attuale ciò è evidente dal totale appiattimento culturale da un lato e, dall’altro, dalla creazione di un sistema di istruzione a compartimenti stagni, un sistema fortemente classista. La distruzione dell’istruzione pubblica e l’appoggio incondizionato dato alle scuole private sono funzione della chiusura oligarchica del sistema.

I nostri compiti e l’unità necessaria

 Come uscire dalla crisi sistemica? Le vie da seguire sono due: quella del capitale e quella del popolo.
Se seguiamo la via del capitale prepariamoci alla eliminazione totale dei diritti, allo schiavismo palese, alla chiusura oligarchica, alla dittatura, alla repressione e alla guerra.
Se percorriamo la via del popolo prepariamoci ai sacrifici e alle lotte, prepariamoci ad un’epoca di rivoluzioni e di vittorie.
Insomma, se seguiremo la via del capitale si salveranno loro e periremo noi. Se seguiremo la via del popolo ci salveremo noi e periranno loro.
La strada del popolo va costruita e l’unico modo per costruirla è l’unità. Unità di tutte le classi colpite dalla crisi, unità di tutti i lavoratori. Dovremo costruire un movimento interclassista? Assolutamente no! Non è nel nostro interesse parlare a tutte le classi, né, tantomeno, è nel nostro interesse la pace sociale. Spieghiamo meglio. È evidente che questa grave crisi sistemica sta polarizzando la società creando due grandi classi contrapposte: la classe lavoratrice e le classe oligarchico-finanziaria. Insomma, stiamo assistendo all’azzeramento totale della classe media. O si sta da una parte o si sta dall’altra, o sei lavoratore o sei oligarca. Quella che noi vogliamo è appunto l’unità della classe lavoratrice, l’unità di tutti coloro che sono colpiti dalla crisi. Una volta raggiunta l’unità spazzare via l’attuale classe dirigente, gli oligarchi assassini che affamano i popoli, sarà un gioco da ragazzi. Solo così si uscirà dalla crisi. La vittoria, la ripresa ed una società migliore saranno ottenibili solo con la distruzione dell’oligarchia finanziaria e del capitalismo.

 

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