Sull’astensionismo

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Passata la marea elettorale sono arrivati i primi risultati (in certi casi parziali, in altri definitivi). Ciò che colpisce è, come sempre, l’aumento dell’astensionismo. Lo abbiamo visto anche sul nostro territorio, dove la percentuale di votanti a Codogno (prendiamo questa città come esempio perché, dopo Lodi, è la più importante del territorio) è passata da un 72,58% ad un 65,14%. Ciò vuol dire che il 34,86% dei codognesi non è andato a votare. Una percentuale altissima e che mina fortemente la legittimità politica della nuova (si fa per dire) Amministrazione e del nuovo (ancora: si fa per dire) Consiglio comunale. Ma non vogliamo, in questo articolo, parlare di argomenti solo locali. Vogliamo, come si capisce dal titolo, spendere due parole sull’astensionismo, fenomeno che sta diventando particolarmente pesante nel nostro Paese. Per fare questo dobbiamo rispondere a due domande: che cosa evidenzia l’aumento dell’astensionismo? Cosa fare?

 Che cosa evidenzia l’aumento dell’astensionismo?

In un Paese che, come l’Italia, ha sempre avuto (dall’introduzione del suffragio universale, s’intende) percentuali di affluenza altissime l’aumento dell’astensionismo significa solo una cosa: sempre più cittadini sono stufi di questo sistema, sempre più cittadini sono stufi dei partiti che si presentano alle elezioni. Sempre più cittadini stanno capendo che questi partiti rappresentano solo comitati d’affari tenuti insieme solo dagli interessi che devono tutelare. Interessi che, ovviamente, non sono quelli dei cittadini, ma quelli della borghesia, delle banche, del grande capitale, dell’Unione europea, della Troika e di tutta questa banda oligarchica e fascista. In poche parole: l’aumento dell’astensionismo evidenzia lo scollamento tra i partiti tradizionali e la base, i cittadini. Una situazione che, ovviamente, il potere teme perché potrebbe essere la base per la creazione di una alternativa. Dall’altro lato questo fenomeno evidenzia anche che, per ora, questa alternativa non esiste.

 Che fare?

Prima di tutto dobbiamo fermarci e riflettere. Se, come scrivevamo più sopra, è vero che l’aumento dell’astensionismo evidenza il distacco tra i cittadini ed il sistema possiamo noi, che il sistema vogliamo abbatterlo e sostituirlo con un altro sistema (quello socialista), rammaricarci se, nella situazione attuale, sempre più lavoratori non votano i partiti tradizionali togliendo legittimità politica alla borghesia? Ovviamente no, non possiamo e non dobbiamo. La situazione, come si diceva un tempo, è per noi eccellente. È ora di capire che è necessario costruire una alternativa seria e credibile. Non la solita accozzaglia che nasce per avere risibili percentuali alle elezioni di turno. È necessario creare una organizzazione nuova, seria, compatta, credibile. Una organizzazione che abbia come base un forte e serio lavoro tra le masse, un programma coerente ed una impostazione sinceramente marxista-leninista. Una formazione che sia in grado di guidare una opposizione a questo sistema. Una formazione che sia in grado di parlare a chi è stufo di questo sistema corrotto e che sappia dare una visione radicalmente alternativa al capitalismo. Una organizzazione che sappia spiegare che l’unica, vera alternativa è il socialismo. L’unica, vera alternativa può venire solo da noi, dai lavoratori. Una organizzazione che sappia compattare tutti coloro i quali oggi, non vedendo altra alternativa percorribile, si limitano all’astensionismo.  

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