Riflessioni sul 25 aprile

resistenza

Oggi, come tutti gli anni, celebriamo la Liberazione dell’Italia dal fascismo e dal nazismo. Oggi, come tutti gli anni, rendiamo il giusto onore alle partigiane e ai partigiani, a tutti quei nostri compatrioti che, anche a costo della vita, resistettero e sconfissero il tiranno fascista e l’invasore nazista. Ma il nostro non può essere un mero esercizio retorico, non possiamo limitarci alla sola memoria e al solo ricordo. Il 25 aprile deve rappresentare, per noi, una giornata di ricordo, certo, ma anche di riflessione. In questa gloriosa giornata dobbiamo chiederci: è questa l’Italia che avrebbero voluto i partigiani? L’Italia è davvero libera? All’invasore nazista se ne è sostituito un altro che, occupando militarmente il nostro Paese, ne limita prepotentemente la sovranità e l’indipendenza. È questa la Liberazione che avrebbero voluto i partigiani? E poi: possiamo restare indifferenti davanti ad una classe dirigente che sta distruggendo la Costituzione repubblicana (e, di conseguenza, la Repubblica), che sta eliminando i diritti sociali e sta diminuendo le libertà e gli spazi democratici? Possiamo restare indifferenti davanti alla marea montante del razzismo, davanti al ritorno del fascismo riabilitato dal potere spesso e lautamente finanziato (oltre che appoggiato logisticamente) dall’Unione Europea? Possiamo restare indifferenti davanti al ritorno della guerra in Europa, all’instaurazione di un governo fascista ai confini dell’Unione e ai sempre più frequenti episodi bellici che affliggono il mondo? Possiamo restare indifferenti davanti alla stessa Unione Europea che ha favorito e finanziato tali episodi e che, dall’alto del suo potere oligarchico e illegittimo, impone manovre lacrime e sangue ai Paesi membri, limitandone la sovranità e spingendo per l’irrigidimento autoritario degli stessi? Possiamo restare indifferenti davanti al tallone di ferro del capitalismo e dell’imperialismo e all’oppressione dei popoli? Possiamo restare indifferenti alla giusta resistenza dei popoli che, è importante sottolinearlo, è processo simile alla resistenza italiana del 1943-1945? E, di nuovo, chiediamoci: si è realizzato il mondo di giustizia sociale, di libertà, di pace e di democrazia sognato dai partigiani?

Che fare davanti a tutto questo? Di sicuro non limitarci al solo ricordo di ciò che fu. Dobbiamo ricordare, commemorare, rendere onore. Ma dobbiamo far sì che lo spirito che mosse i partigiani torni tra di noi. Dobbiamo capire che la vittoria non è stata definitiva, che il processo di liberazione si è fermato a metà. Dobbiamo, insomma, continuare la lotta dei nostri padri e dei nostri nonni verso un’Italia migliore, giusta, libera e sovrana e dobbiamo continuare la lotta affinchè il potere appartenga realmente al popolo, ai lavoratori.

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