Olocausto e Giornata della Memoria

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Si celebra oggi, 27 gennaio, la Giornata della Memoria, istituita in Italia con la legge n°211 del 2000 e riconosciuta a livello internazionale dalle Nazioni Unite con la risoluzione 60/7 dell’Assemblea generale (1 novembre 2005). L’articolo 1 della legge italiana dice:

“La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, “Giorno della Memoria”, al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati.”

Vediamo quindi, in questo articolo, di parlare dell’Olocausto e della (voluta) tragedia fascista, cercando anche di portare qualche critica alla situazione attuale in Italia.

L’affermazione del fascismo: il capitale getta la maschera

Nel suo Rapporto al VII Congresso dell’Internazionale Comunista Georgij Dimitrov scriveva:

“Il fascismo al potere, come lo ha giustamente definito la XIII sessione plenaria del Comitato Esecutivo dell’Internazionale Comunista, è la dittatura terroristica aperta degli elementi più reazionari, più sciovinisti e più imperialisti del capitale finanziario.
La variante più reazionaria del fascismo di tipo tedesco che si definisce impudentemente nazionalsocialismo, senza aver nulla di comune con il socialismo. Il fascismo hitleriano non è soltanto nazionalismo borghese: è sciovinismo bestiale. È un sistema governativo di banditismo politico, un sistema di provocazione e di tortura ai danni della classe operaia e degli elementi rivoluzionari contadini, della piccola borghesia e degli intellettuali. È barbarie, è ferocia medievale. È l’aggressione sfrenata contro gli altri popoli e gli altri paesi.
Il fascismo tedesco scende in campo come reparto d’assalto della controrivoluzione internazionale, come principale fomentatore della guerra imperialistica come iniziatore della crociata contro l’Unione dei Soviet, la grande patria dei lavoratori di tutto il mondo.
Il fascismo non è una forma di potere statale che sta “al di sopra di tutte e due le classi, del proletariato e della borghesia “, come ha affermato, ad esempio, Otto Bauer. Non è la “piccola borghesia insorta che si è impadronita della macchina statale”, come afferma il socialista inglese Brailsford. No! Il fascismo non è né un potere al di sopra delle classi, né il potere della piccola borghesia o del sottoproletariato sul capitale finanziario. Il fascismo è il potere dello stesso capitale finanziario. È la organizzazione della repressione terroristica contro la classe operaia e contro la parte rivoluzionaria dei contadini e degli intellettuali. Il fascismo, in politica estera, è lo sciovinismo nella sua forma più rozza, lo sciovinismo che coltiva l’odio bestiale contro gli altri popoli.”

Insomma, Dimitrov, con grande lucidità d’analisi, afferma ciò che è palese, ma che ancora oggi nessuno dice per ignoranza o viltà: il fascismo è un prodotto del capitalismo. Non è un potere esterno che soppianta la borghesia e il capitalismo, ma è il vero volto del capitalismo.
Questa (brevissima ed incompleta) analisi sul fascismo ci consentirà, fra poco, di muovere qualche critica all’attuale impostazione della Giornata della Memoria e ci consente, subito, di dire che gli stermini perpetrati il secolo scorso dalle forze nazi-fasciste non furono stermini di un campo politico e sociale ormai superato, ma dello stesso sistema in cui viviamo oggi.

L’Olocausto ricordato: lo sterminio del popolo ebraico

Quando si parla di Olocausto il pensiero corre meccanicamente allo sterminio del popolo ebraico. Come mai vi fu, da parte del fascismo, un accanimento così particolare nei confronti degli ebrei? Prima di tutto occorre sottolineare che non solo gli ebrei furono considerati Untermenschen, cioè sub-umani, ma di questo parleremo più avanti. A nostro avviso il forte antisemitismo del fascismo (in particolare del fascismo germanico che, per primo, teorizzò uno sterminio di massa del popolo ebraico) ha radici molto profonde che possiamo raggruppare in due ampie categorie:

1) l’antisemitismo di origine medievale, la cui “bandiera” fu portata avanti dalle monarchie europee e dalla Chiesa cattolica. I due poteri, ovviamente, si intrecciavano. Da un lato la Chiesa, per costruire il suo fondamento ierocratico, aveva bisogno di creare un nemico per poi eliminarlo (si pensi agli eretici, alla stregoneria, alle minoranze islamiche ed ebree), dall’altro lato le monarchie, decise a creare uno Stato sempre più accentrato, eseguivano le disposizione della Chiesa e ne adottavano la tattica della creazione del nemico interno. Senza contare che, eliminando gli ebrei dai propri regni (tramite discriminazioni, esili e anche in modo più diretto), le monarchie potevano mettere le mani sulle enormi ricchezze che certe famiglie ebraiche avevano accumulato
2) il razzismo di origine ottocentesca. Con l’affermazione del capitalismo e la sua evoluzione in imperialismo si ebbe la spinta colonialista, i cui prodromi si ebbero con le avanzate prima iberiche e poi anglo-francesi nelle Americhe e in Asia. La decisa e completa colonizzazione di Africa ed Asia portò alla nascita un pensiero schiettamente razzista (il famoso fardello dell’uomo bianco, il senso di superiorità dell’uomo bianco, dell’Occidente sull’Oriente), destinato a segnare le menti e la cultura occidentale fino ai giorni nostri

Insomma, aspetti religiosi, politici ed economici si intrecciano nella creazione di una forma mentis nettamente razzista dell’uomo occidentale. Questi aspetti, accelerati dal capitalismo, avranno il loro apice proprio quando il capitalismo getterà la maschera, svelando la sua natura brutale ed oppressiva con la nascita del fascismo.
L’antisemitismo nazi-fascista, quindi, è insito nella società capitalista poiché in essa è insito il razzismo, la creazione del nemico interno e la distruzione delle minoranze. In definitiva potremmo dire che il razzismo, di cui l’antisemitismo è una parte, una variante, non è caratteristica del fascismo, ma del sistema economico e sociale capitalista. Il fascismo ha semplicemente sistematizzato e portato agli estremi il processo insito nel sistema in cui viviamo. Il sistema della deportazione fascista era un sistema meccanico, freddo, totale, sostenuto addirittura da teorie pseudo-scientifiche elaborate da menti malate. Il genocidio del popolo ebraico, attuato dal capitalismo per mano del fascismo, portò allo sterminio di sei milioni di esseri umani. Donne, uomini, vecchi o bambini, nessuno venne salvato dalla furia fascista.

L’Olocausto dimenticato: polacchi, Rom, Sinti, omosessuali, disabili, dissidenti, slavi, internati militari, prigionieri di guerra…

Accanto all’Olocausto che tutti ricordano e di cui abbiamo appena parlato vi è un Olocausto dimenticato (volutamente). Perché esso viene dimenticato? Perché chi è addetto alla custodia della memoria non vuole ricordare certi morti? Di questo parleremo più avanti. Vediamo ora da che parti è composto questo Olocausto dimenticato. Come dicevamo poco sopra non furono soltanto gli ebrei a venir considerati Untermenschen. La follia fascista individuò, internò e sterminò diverse altre categorie di sub-umani e cioè:

1) popoli slavi. Furono sterminati, in totale, tra i 3,5 e i 6 milioni di cittadini slavi
2) Rom e Sinti. Il loro sterminio conta tra le 200.000 e le 800.000 vittime
3) handicappati e disabili, 200.000-300.000 vittime
4) omosessuali, 10.000-250.000 vittime
5) polacchi, 1,8-2 milioni di vittime

Abbiamo già detto da cosa deriva questa follia razzista e perché essa trovò l’apice nel fascismo. Tuttavia non possiamo dimenticare che anche altri furono vittime dell’Olocausto. È quindi necessario ricordare che furono sterminati anche:

1) dissidenti politici, 1-1,5 milioni di vittime
2) prigionieri di guerra, 2-4,5 milioni di vittime (di cui 2-3 milioni furono solo sovietici)
3) minoranze religiose, 5.000 vittime
4) internati militari italiani, 37.000-50.000 vittime

Giornata della Memoria e memoria selettiva

È ora di rispondere all’ultima domanda: perché ci troviamo davanti ad un Olocausto ricordato ed uno dimenticato? Soprattutto: perché ci troviamo davanti a questo meccanismo di memoria selettiva?
Andiamo con ordine. Abbiamo appurato, all’inizio di questo articolo, che il fascismo è un prodotto del capitalismo. È inoltre innegabile che la società in cui viviamo oggi è ancora una società di tipo capitalista e che, come agli inizi del XX secolo, essa stia precipitando verso derive di estrema destra, verso derive fasciste (ovviamente “attualizzate”). I meccanismi di cui abbiamo parlato poco sopra (primo fra tutti la creazione del nemico), sono quindi ancora in funzione. Possiamo quindi pretendere che il capitalismo ricordi la discriminazione e lo sterminio di certe categorie che, ancora oggi, esso discrimina? Non siamo forse ancora di fronte alla forte discriminazione delle varie minoranze, siano esse etniche, religiose, politiche o culturali? Non siamo forse oggi ancora di fronte all’internamento di dette minoranze in lager più subdoli di quelli fascisti (pensiamo ai CIE, alle periferie in degrado o anche solo alle barriere mentali che, quotidianamente, la classe dominante costruisce nelle teste dei suoi sudditi)? Potrà mai il capitalismo che, fortemente, discrimina ancora oggi i popoli slavi, i Rom e i Sinti ricordare che, in un passato non troppo lontano, ha sterminato milioni di pacifici cittadini di questi popoli? Potrà mai il capitalismo, attento come è a creare il nemico comunista, ricordare lo sterminio di milioni di cittadini e soldati sovietici, morti anche per la nostra libertà? Ovviamente la risposta a tutte queste domande è un secco “no”. Il capitalismo italiano (come in generale quello europeo/occidentale) non è disposto a fare i conti con la propria storia e ad ammettere i propri errori. Qualora ricordasse lo sterminio dei popoli slavi esso dovrebbe anche ammettere le responsabilità italiane in tale sterminio e ricordare quanti assassini con la fine della guerra sono stati riammessi, in funzione anticomunista, nello Stato “democratico” nato dal tradimento della Resistenza. Allora è meglio arrivare a creare una memoria selettiva, è meglio eliminare certe categorie sterminate dalla furia fascista. È meglio cancellarle del tutto, apertamente, pubblicamente (pensate che un servizio televisivo di oggi è arrivato a dire che le vittime del fascismo furono solo i sei milioni di ebrei sterminati!).
Allora quale è il nostro dovere? Come sempre è quello di resistere e di lottare. Quando tutta la società ci chiede di dimenticare dobbiamo ricordare e urlare ancora più forte! Non dobbiamo dimenticare e non dobbiamo far dimenticare. Ricordiamo ciò che è stato e che ancora potrebbe essere. E lottiamo contro questo sistema marcio, che genera odio, discriminazione e che ha generato e genererà il fascismo. Ecco, in definitiva, i nostri doveri: ricordare e lottare.

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