Mattarella e l’unità europea

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Quest’oggi sono iniziate le celebrazioni per il 60° anniversario dei Trattati di Roma. Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, durante il suo intervento alla Camera dei Deputati ha affermato che “l’Europa che abbiamo conosciuto in questi anni è stata uno strumento essenziale di stabilità e di salvaguardia della pace, di crescita economica e di progresso, di affermazione di un modello sociale sin qui ancora ineguagliato, fatto di diritti e civiltà”. Insomma, il Presidente della Repubblica è più realista del re e, pur di portare avanti il suo messaggio ultraeuropeista, giunge a negare la realtà. Verrebbe da chiedersi se gli europeisti credono davvero alla propria propaganda. L’Europa unita ha salvaguardato la pace? No. Non l’ha salvaguardata né a livello interno (dove la lotta di classe prosegue ferocemente, sebbene in questa fase storica portata avanti soprattutto dal capitale), né a livello esterno (è forse necessario ricordare a questi signori i casi di Jugoslavia e Ucraina, solo per restare sul continente europeo).

Sulla crescita economica e sul progresso è forse inutile esprimersi. Basti ricordare la feroce crisi economica che da anni colpisce il mondo intero e le risposte date dall’Unione Europea: austerità, austerità e austerità. Distruzione del risparmio dei lavoratori, privatizzazioni selvagge, precarizzazione del lavoro, aumento vertiginoso delle tasse. Certo, l’Unione Europea rappresenta una fonte di crescita economica e di ricchezza…per i banchieri e l’oligarchia finanziaria, non certo per i lavoratori.

Tutto questo ci porta alla questione dei diritti e della civiltà, aspetti posti alla base di questa Europa dal Presidente Mattarella. Le cose stanno davvero così? Di nuovo la risposta è no. Grazie alle “riforme” della classe dirigente europeista abbiamo visto, al contrario, una forte riduzione dei diritti. Abbiamo già detto della precarizzazione del lavoro, forse è il caso di parlare della distruzione del sistema pensionistico, della distruzione della sanità pubblica, dell’istruzione pubblica, forse sarebbe il caso di ricordare a questi signori quante persone sono state colpite dalla crisi e dalle loro politiche, quante persone hanno perso la vita a causa di tutto questo, quante persone hanno perso la casa, il lavoro, la famiglia. Infine sarebbe il caso di spendere due parole sulla restrizione della democrazia e l’avvio di un processo autoritario che limita sempre più l’opposizione al sistema e che mina alla base il sistema parlamentare in cui viviamo. Processo che ha subito una battuta d’arresto dopo il referendum costituzionale di dicembre, ma che non si affatto concluso e non si concluderà facilmente. Sono questi i diritti tutelati di cui parla Mattarella? È questa la civiltà tanto decantata dagli europeisti? O forse loro si riferiscono al diritto dell’oligarchia finanziaria di fare dei lavoratori quello che preferisce?

Lasciamo la risposta ai lettori di questo articoletto. A conclusione sottolineiamo solo una cosa: mentre il Presidente della Repubblica, dimostrandosi, come già detto, più realista del re, incensa l’Unione Europea il Presidente dell’Eurogruppo Dijsselbloem si è lasciato andare a dichiarazioni ben poco lusinghiere sui Paesi del sud Europa, dimostrando una volta di più come l’Europa sia tutt’altro che unita. Essa è, nel caso non lo si fosse ancora capito, uno strumento reazionario in mano all’oligarchia finanziaria…

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