M5S, lista Tsipras e possibili(?) dialoghi

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Alcuni compagni hanno manifestato il seguente dubbio: “dialogare o non dialogare con la lista Tsipras?”.
Altri hanno mosso il dubbio: “appoggiare o non appoggiare tatticamente il M5S?”.
Domande lecite a cui cercheremo di rispondere utilizzando l’analisi di tali risvolti politici, la loro compatibilità e sudditanza con il potere dominante. Lo scopo è comprendere perché sosteniamo in queste elezioni l’astensionismo, perché dubitiamo del ruolo di tali forze politiche inquadrate come “innovatrici”.

M5S: una nuova via o un ulteriore strumento di controllo?

Sul M5S la nostra posizione ha subito nel corso del tempo delle variazioni. Fin dall’inizio, non c’è mai stato un pieno appoggio, né la forte convinzione che tale movimento potesse rappresentare un effettivo cambiamento nel modo di approcciare alla politica. Speravamo però in un possibile dialogo, nell’apertura del M5S verso altre realtà, nel trovare terreno fertile su cui seminare buona politica.
Speravamo nel poter trovare un punto di incontro, il giusto compromesso, per poter fare una battaglia politica contro l’attuale “casta politica” e spingerci fin oltre ad attaccare frontalmente i poteri economici dominanti. Molti compagni hanno appoggiato il M5S: alcuni convinti di poter sfondare il muro dopo aver sparato il colpo di cannone, altri per incrementare confusione nella politica istituzionale.
Le cose non sono proprio andate così. Il M5S si è chiuso su se stesso, ha attuato una strategia politica di rafforzamento interno: espulsioni spesso mirate, esclusione di qualsiasi dialogo con forze simili se questo non risultasse utile a rafforzare la validità politica grillina. Non c’è stato da parte del M5S una radicazione tra il popolo e un confronto diretto con esso, anzi è stato propenso ad averne l’appoggio nello stesso modo utilizzato dai partiti politici dominanti, ossia la massa esaurisce la sua utilità dopo aver messo una crocetta su un simbolo.
Le battaglie parlamentari, per quanto in parte condivisibili nel contenuto, si esauriscono ogni volta in quelle stanze e per il potere dominante tutto fila liscio come l’olio. Si è assistiti all’impreparazione politica dei “nuovi politici” ma questa si va superando quando si entra nel meccanismo di sostituirsi all’attuale casta politica, prendendone semplicemente il posto e non abbattendola come obiettivo generale. Una situazione simile, anche se molto più estrema, a quella avvenuta al termine della prima repubblica, in cui semplicemente gli strumenti di controllo politico hanno cambiato forma ma non sostanza.
Questo ci porta a dubitare fortemente sul ruolo del M5S come partito politico, sempre più propenso a fare da digestivo ai mal di pancia popolari, non ad estirparne la causa. Sembra quasi che il potere dominante sia contento di quest’anomalia politica italiana, perché ha la funzione di un medicinale che semplicemente gli sta allungando la vita.
Le contraddizioni del M5S diventano sempre più evidenti. Quando queste saranno percepite anche dalle masse si genererà un ulteriore malcontento verso la classe politica e resetterà automaticamente tutte le speranze di cambiamento, ritornando all’ostilità verso la politica in generale, non solo a questo tipo di politica conforme al potere.
La nuova ostilità difficilmente si concretizzerà in un’unità d’azione e di lotta, ma genererà ulteriori divisioni, rassegnazioni e immobilismo. Questo è dimostrabile guardando nel passato. Senza la presenza di una forza politica in grado di organizzare le masse popolari e convogliare il malcontento al fine di abbattere il sistema, queste rimangono passive. Le varie divisioni, che confluiscono sempre più spesso nell’individualismo, non aiutano certo a poter creare un blocco più o meno uniforme in grado di fare il “passo in avanti”.
Riteniamo tatticamente valida la necessità di porre fine a questo ripiego politico, pienamente rappresentato dal M5S, prima che questo possa completamente sostituirsi all’attuale “casta politica” diventandone la nuova, prima che generi ulteriori danni sul modo di percepire la politica.

Lista Tsipras: ultimo atto della demonizzazione socialista

Sulla lista Tsipras non ci dovrebbero essere dubbi, ma solo certezze. Alexis Tsipras alla vigilia delle ultime elezioni greche, in cui la coalizione che guidava (SYRIZA) ha rischiato di vincere, ha presentato una lettera di credenziali ad un funzionario dell’ambasciata degli Stati Uniti e ad altri diplomatici appartenenti ai paesi G20.
L’attuale paladino della “sinistra” radicale espresse la piena sudditanza ai colonizzatori nord americani e alla loro politica aggressiva, affamatrice e schiavista. In poche parole, li rassicurò che in caso di vittoria nulla sarebbe cambiato per il popolo greco, anzi avrebbe continuato sulla linea politica dei suoi predecessori.
Nulla di nuovo sotto il cielo: né la posizione di Tsipras, né il pastrocchio dei sinistrati italiani in continuità con l’opera di distruzione dell’idea socialista nel nostro paese.
Forti perplessità vengono anche dalla sponsorizzazione della lista Tsipras. L’organo del Partito Democratico, comunemente chiamato “La Repubblica”, ha effettuato un lavoro continuo di risalto nei confronti della suddetta lista. Pura coincidenza o propaganda ad una lista civetta?
Risolviamo il dilemma analizzando la lista che vede schierati nomi noti non certo per essere grandi innovatori, ma piuttosto cagnolini da sguinzagliare al momento opportuno per dare rilevanza mediatica a progetti elettorali o non: Spinelli, Ovadia, Casarini, Sgrena, Maltese, ecc. Non proprio dei figli del popolo, ma questo non è un problema di per sé. Piuttosto il problema è che questi rappresentano l’anello di congiunzione tra i burattinai del paese, l’attivismo radical-chic e i rimasugli politicizzati a sinistra.
D’altronde le idee socio-politiche di schieramenti come Tsipras hanno il compito di denigrare i principi socialisti e focalizzare l’attenzione su problematiche secondarie non contrastanti con le aspirazioni borghesi, quindi pienamente compatibili con l’attuale sistema economico. I principali punti di lotta diventano la legalizzazione delle droghe leggere, i diritti per le coppie di fatto, fino ad arrivare ad azioni più simili a quelli di un’opera pia che a quelle di chi vuole rivoluzionare la società.
Anche a livello di politica estera, Tsipras non si distanzia dalla linea nordamericana sostenendo di fatto l’ingerenza degli Stati Uniti e dei satelliti nei confronti di stati indipendenti. Le dichiarazioni sull’Ucraina non sono che l’ultima abominevole esternazione che, dietro alle false richieste di pace e su una linea contro la guerra, nasconde il perbenismo che provoca e sostiene guerre e stermini.
A livello italiano si prosegue per inerzia dopo la rottura in passato con l’idea di costruire una società socialista, la vera e unica alternativa alle barbarie capitaliste.
Un “pezzo grosso” del PCI non si fece scrupoli ad affermare di preferire il suo paese nella NATO. Questo era solo Berlinguer, uno da poco di cui preferiremmo non scrivere mai, ma che purtroppo dobbiamo allertare le nuove generazioni su ciò che non dovrà più ripetersi.
Un comunista(presunto tale) che appoggia la più grande organizzazione criminale mondiale farebbe venir la pelle d’oca a chiunque.
I suoi successori non hanno fatto di meglio e crediamo che la creazione della lista Tsipras sia l’ultimo atto di quel tipo di impostazione politica, di quella manipolazione atta a demonizzare il socialismo.
Tocca a noi cominciare la nuova via, non partendo dalle macerie del passato ma attingendo da nuove risorse. Tocca a noi incentivare le migliori menti per impostare e attuare un nuovo modello di società.

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