Le larghissime intese di Renzi

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Se Monti era stato l’uomo delle larghe intese, Renzi si appresta a diventare quello delle larghissime.
Non che questa caratteristica renda più forte il governo italiano o ne incrementi la longevità, in quanto comunque rappresentante degli interessi delle plutocrazie europee invece di quelli del popolo italiano e questa caratteristica ne permette facilmente il cambio senza intaccare la tipologia di politica da portare a termine.
Le larghissime intese proveranno a distruggere ancora di più gli strumenti democratici che la Costituzione almeno su carta dovrebbe garantire. Ma perché avviene tutto ciò? Tutto ciò avviene non tanto per rendere stabile l’attività governativa, che come abbiamo già detto un cambio di persone o partiti non corrisponde ad un cambio di politica, ma piuttosto per evitare che parte del popolo si organizzi in forze alternative che potrebbero essere elemento di disturbo. E la cosa è ancora più grave se tale disturbo venisse portato fuori dalle putrescenti aule parlamentari.
Renzi e il suo governo proverà a ridurre il numero di parlamentari, quindi riducendo la rappresentanza cittadina all’interno delle istituzioni. Proverà a rendere innocuo lo strumento di validazione legislativo fino ad oggi rappresentato dal Senato e proverà ad alzare le soglie di sbarramento per evitare che nuove forze politiche possano emergere nel giro di poco tempo.
Avevamo parlato di larghissime intese, perché a quanto pare il governo prova ad avere l’appoggio non solo dei vecchi alleati del centro-destra, ma anche dalla maggiore forza politica che è emersa negli ultimi anni che risponde al nome di Movimento Cinque Stelle.
Non sappiamo ancora se l’intesa tra M5S e governo avvenga in modo diretto, ossia validando col voto le leggi rappresentative proposte. Siamo sicuri, invece, che l’appoggio indiretto da parte del M5S il governo Renzi già ce l’ha.
In questi casi si parla di “appoggio di linea”, cioè l’aspettativa di modifica legislativa da parte del governo corrisponde alla proposta generale del M5S. Infatti, la riduzione del numero dei parlamentari è espressa fin dalle origini da tale formazione politica, in piena fedeltà con lo slogan lanciato dagli esperti in comunicazione di tale partito riassumibile in “abbattiamo la casta”.
Peccato però che tale operazione rappresenta un colpo alla democrazia rappresentativa, in quanto una riduzione del numero di parlamentari corrisponde a meno cittadini rappresentati nelle istituzioni. Piuttosto, se effettivamente lo scopo del M5S fosse stato di abbattere la casta sarebbe bastato focalizzarsi sull’eliminazione dei privilegi e sull’abbassamento della retribuzione dei rappresentanti istituzionali, non quindi sulla loro riduzione.
Anche sul Senato e su una legge elettorale non strettamente proporzionale, nonché un innalzamento delle soglie di sbarramento come dimostrato dagli ultimi incontri, il governo Renzi ha già l’appoggio indiretto del M5S.
Qualcuno tirerà sicuramente fuori la frase preconfezionata “…ma la base ha comunque dei malumori”. Ahimè, quante volte abbiamo dovuto sentire questa frase! Ma i malumori muoiono nelle chiacchiere da bar, perché chi ha le redini di un partito verticistico e con una democrazia interna fittizia è in grado di tener sotto controllo le dissidenze e sguinzagliare i giusti personaggi (vedi i Di Battista e i Di Maio) a convincere la maggioranza che si agisce nel giusto. L’esperienza politica ci fa affermare con certezza matematica la verità di tale modo di agire.
Nel frattempo la democrazia va a morire sotto i colpi delle larghissime intese, aiutata anche da chi non agisce, non prende posizione oppure svolge anch’egli il ruolo di generare confusione. La democrazia già fortemente malata si avvia alla morte, con dei maestri che vorrebbero insegnarla senza conoscerla.

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