La crisi economica ci porta nel baratro

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Iniziata nel 2007 negli Stati Uniti d’America, diventa crisi economica generalizzata (mondiale o quasi) nel 2009. Suddetta crisi scaturisce a causa dell’implosione del capitalismo, giunto al culmine della sua parabola discendente, la sovrapproduzione rispetto alla domanda del mercato ne ha generato un arresto repentino con ovvie conseguenze per le aziende e per tutto il sistema finanziario.  Oggi, a distanza di 7 anni la crisi non accenna ad attenuarsi e gli effetti da essa provocati, oltre che impressionanti nei numeri, sono devastanti, specialmente per il popolo lavoratore, che più di tutti ne ha fatto inesorabilmente le spese. Anche i piccoli imprenditori, i commercianti, gli artigiani e le partite iva in generale sono stati duramente colpiti, il malessere è quindi globale.

Circa il 70% delle imprese hanno subito danni più o meno ingenti e molte di queste sono state costrette a ridimensionarsi drasticamente, oltre che nel peggiore dei casi, a chiudere i battenti. La produzione di beni è conseguentemente diminuita e così gli investimenti, sia in materiali che in utensili/macchinari, sia in formazione del (residuo) personale.

La disoccupazione è cresciuta esponenzialmente, sia nei giovani e nei neolaureati, sia nei dipendenti di ogni età che hanno perso il lavoro, inoltre il precariato è divenuto uno status di vita comune.

I ceti sociali si sono livellati verso il basso, il potere di acquisto si è notevolmente affievolito e la soglia di povertà viene raggiunta da un numero in costante crescita di famiglie.

A tutto ciò si aggiungono le politiche sconsiderate dei vari Governi, i quali tendono a risollevare la grande impresa ed il sistema finanziario internazionale (banche, borse ecc), affossando i lavoratori dipendenti e la piccola imprenditoria (oltre che tutti i disoccupati, gli studenti, i bambini e gli anziani). In Italia ad esempio: sono stati effettuati tagli importanti a tutti quei fondi destinati al pubblico ed al sociale (sanità, casa, scuola, trasporti ecc); la pressione fiscale non è diminuita, anzi aumentata così come l’attività di Equitalia nei confronti degli inadempienti (anche se oggettivamente impossibilitati); è stata aumentata l’IVA; la riforma sul lavoro (Jobs Act) ha portato alla modifica dell’art. 18 (concedendo possibilità di “licenziamenti facili”), ha incentivato i contratti a termine, avvallato la possibilità di siglare accordi separati, legittimato le deroghe ai Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro, ridotto all’osso le agibilità sindacali, decurtato stipendi, reso normale demansionare (con intrinseco mobbing) ecc; la riforma delle pensioni ha spostato l’età pensionabile al limite della vecchiaia e ne ha ridotto l’importo; hanno privatizzato gran parte del patrimonio pubblico; e molto altro ancora. Si parte quindi da una presupposta carenza di risorse per escludere i bisogni sociali.

Tutto sembra ruotare attorno all’economia mentre delle reali esigenze della gente, dei loro diritti nessuno se ne interessa, o meglio vengono sfruttati e strumentalizzati questi temi dai potentati a loro esclusivo vantaggio. Diventano inevitabilmente temi secondari anche la conservazione di conquiste precedenti e la democrazia stessa che si trasforma invece in accentramento di potere, annullando il parere del popolo. Il modello Marchionne, ben configurato nel mondo occupazionale ma che si può esportare in svariati campi di applicazione (politica e popolo in generale), vuole la vanificazione progressiva dei diritti dei lavoratori e la crescita di una nuova classe dirigente fredda e senza scrupoli.

Lo sconforto, la disperazione, la paura, l’ansia, la depressione sono sentimenti dilaganti, tanto da portare taluni all’estremo gesto di togliersi la vita, il tutto fra l’indifferenza dei Governanti e dei mass media. Così si genera un esercito di deboli, che sono costretti per sopravvivere, ad ogni genere di prostituzione e servilismo, costantemente ricattabili e spronati con false illusioni.

Prepariamoci ad affrontare il tema delle riforme Costituzionali tanto desiderate dal Governo, anche questo argomento rientra nello sfruttamento del soggetto debole, è un passaggio ulteriore per il dominio delle strategie dei nostri “amministratori” statali.

A conclusione, e per restare in quest’ultima materia, un passaggio della Costituzione, l’art.1 recita: “L’Italia  è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”.

 

 

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