L’Italicum e la democrazia

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La politica italiana ha sempre abituato i cittadini della Repubblica (Regno?) a grandi sorprese. È quasi naturale, quindi, che nessuno, in questi giorni, abbia notato che due comuni cittadini non eletti in Parlamento (il segretario di un Partito e un pregiudicato) hanno dettato le regole per la nuova legge elettorale. Più assordante, invece, è il silenzio della sinistra, soprattutto di coloro i quali fino a qualche anno fa sbraitavano in difesa della Costituzione e che ora, dopo che l’Unione Europea ha deciso che le garanzie costituzionali sono passate di moda, si dedicano a battaglie di secondo piano, utili solo a distrarre le masse. Verrà il tempo in cui ci ricorderemo di certi traditori. Ora, tuttavia, proviamo a infrangere il silenzio comandato e ad analizzare, brevemente, l’antidemocratica legge proposta dal duo Renzi&Berlusconi.

Soglie di sbarramento: fine (definitiva) dei battitori liberi

Il fatto che colpisce di più il lettore è la nuova norma riguardante le soglie di sbarramento. Se fino ad oggi vi era una sola soglia di sbarramento fissata al 5% (soglia che ha adempiuto in maniera più che ottimale al suo scopo, eliminando varie parti della politica italiana dai giochi parlamentari), qualora passasse la riforma della coppia R&B ci troveremmo di fronte a tre soglie:

- 5% per i partiti in coalizione
- 8% per i partiti non in coalizione
- 12% per le coalizioni

Quello che si nota, quindi, è che l’Italicum è, da questo punto di vista, ben più antidemocratico del porcellum. Ci auguriamo che, dopo queste uscite “riformiste”, il buon Renzi tolga dal suo ufficio la foto di Fidel Castro e Che Guevara per sostituirla con quella di Pinochet, suo probabile ispiratore.
Perché la proposta fatta è assolutamente antidemocratica? Essa è antidemocratica per due principali motivi:

1) imponendo soglie di sbarramento elevate (anzi, imponendo soglie di sbarramento a qualsiasi livello) si impedisce a diversi partiti di entrare in Parlamento, in barba al concetto di rappresentatività dell’assemblea. Sarebbe la fine definitiva, senza possibilità di appello, dei cosiddetti “battitori liberi”
2) genera un doppiopesismo nel sistema elettorale. Detto in breve: il voto è libero, tutti possono votare, ma il voto di qualcuno vale più del voto di un altro. Orwelliano tutto ciò!

Il premio di maggioranza

Anche la proposta PD-Forza Italia prevede il mantenimento del premio di maggioranza, altra diavoleria antidemocratica di mussoliniana memoria. Da sempre il potere, in Italia, ha provato ad introdurre il premio di maggioranza come stampella della classe dominante, si pensi all’esperienza mussoliniana o al tentativo, poi fallito, di Alcide De Gasperi. I miracoli della Seconda Repubblica hanno posto rimedio a tutto ciò imponendo il premio di maggioranza attraverso il Porcellum prima e, probabilmente, l’Italicum poi. Cosa prevede la nuova “riforma” in tal senso? Semplicemente questo: se un partito o una coalizione otterrà il 35% dei consensi otterrà di conseguenza un premio di maggioranza pari al massimo al 18%. Si specifica “al massimo” perché, pare, il premio di maggioranza non potrà portare il beneficiario oltre il 55% dei seggi in Parlamento. Grazie, troppo gentili, troppo democratici! Ma, attenzione, se credete che il fatto che un gruppo che prende il 35% dei consensi abbia in mano il 55% del Parlamento sia l’unico grave attentato alla democrazia siete degli illusi! Un’altra trappola è tesa. Per spiegarla ricorriamo ad una citazione tratta dall’articolo “Legge elettorale: la truffa è servita”, di Leonardo Mazzei (esponente del Movimento Popolare di Liberazione):

“Con il premio di maggioranza, ed ancor di più con il doppio turno, potrebbe determinarsi un quadro in cui una coalizione vince con il 35% dei voti, ma con un solo partito al proprio interno che supera la fatidica quota del 5%, magari raggiungendo a malapena il 20% dei consensi. Cosa succede in questo caso? Succede che le liste che non arrivano al 5% non ottengono alcun seggio, ma i voti che hanno comunque conseguito servono a far raggiungere alla coalizione il 35%, e dunque a far scattare il premio di maggioranza del 18%. Ma chi si aggiudicherebbe quel 53% di seggi? Se li aggiudicherebbe tutti l’unico partito della coalizione ad aver superato il 5%, quello che abbiamo ipotizzato possa essersi fermato al 20%. Un 20% di voti si trasformerebbe così in un 53% di seggi.”

E insistono a chiamarla “democrazia”!

Nel nome della governabilità e dell’Unione Europea, amen!

Come giustificano le brillanti menti che hanno proposto la riforma tutto quanto abbiamo sopra elencato? Semplicemente si parano dietro la scusa trita e ritrita della governabilità. In nome della governabilità stanno svendendo la democrazia, in nome della governabilità stanno calpestando la Costituzione! Invece di garantire la governabilità sviluppando al massimo l’istituto democratico e la partecipazione popolare alla gestione della cosa pubblica i nostri governanti preferiscono instaurare un regime nascosto. Insomma, ci lasciano il diritto di voto, ma tanto a contare saranno sempre i soliti, a chi importa se diverse fette della popolazione non saranno rappresentate in Parlamento? A chi importa se avremo una assemblea monocolore di stampo statunitense? A chi importa se, alla fine, stiamo tornando alla Camera dei Fasci e delle Corporazioni?
Tuttavia noi siamo tutto meno che benpensanti e non ci fermiamo, come fanno taluni, alle apparenze. Proprio per questo ci chiediamo: come mai è così necessaria questa “riforma”? Chi vuole che essa venga approvata e in tempi brevi? La risposta è molto semplice: l’Unione Europea. È l’Unione Europea, su ordine dei grandi gruppi economici e finanziari, a premere affinchè si instauri, in Italia, il regime di cui abbiamo parlato. Sono l’Unione Europea e il grande capitale a volere un Parlamento italiano monocolore, prono a qualsiasi diktat, libero da ogni opposizione presente e futura, per quanto edulcorata e sbiadita. E lo vuole per meglio schiavizzarci, per imporre in tempi più rapidi la distruzione della Costituzione democratica, la cancellazione dei diritti dei lavoratori, le misure lacrime e sangue, la svendita del patrimonio pubblico, l’aumento vertiginoso delle tasse, la distruzione del tessuto produttivo, insomma, il dissanguamento di un intero popolo.

Che fare?

La risposta a questa domanda è molto semplice: resistere e lottare. Come? Risposta altrettanto semplice: sostenendo attivamente tutte quelle forze di reale opposizione che non accettano questa situazione. Costituendo noi stessi un nucleo di resistenza e di controinformazione. Unendo tutti coloro i quali sono colpiti dalla crisi (dal lavoratore al piccolo artigiano) per contrastare attivamente l’Unione Europea, i suoi diktat, il grande capitale che la governa e dirige e il Governo italiano che, prono, esegue gli ordini. Solo così potremo vincere!

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