Capitalismo finanziario: il cancro da estirpare

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 PREMESSA IN BREVE:

  • Il capitalismo, con la crisi economica dell’ultimo decennio, sta dimostrando tutta la sua vulnerabilità e tutta la sua assoluta negatività. Approdato nella sua fase più subdola ed aggressiva e probabilmente nell’apice della sua affermazione (almeno sino ai giorni nostri), più precisamente il capitalismo finanziario, associato e tutt’uno con l’imperialismo, è incappato in uno dei possibili intoppi, evidentemente, intrinseco al sistema. Infatti, giunto ad una sovrapproduzione di materie prime e manufatti di ogni tipo, sorta dalla smania di profitto incontrollato (e dalla possibilità di acquisto della piccola borghesia e di parte del proletariato soggiogato, assoggettato e venduto al capitale finanziario), ha generato nella pratica, la condizione in cui l’offerta superasse di gran lunga la richiesta e la conseguenza che i costi della produzione nel suo complesso, non venissero ammortizzati e non generassero il fatturato preventivato con le vendite. I monopoli delle grandi multinazionali, le quali condizionano e manipolano in toto il mercato produttivo commerciale e l’andamento del mercato finanziario, subordinate e gestite dalle grandi banche che ne detengono in ogni caso le sorti ed intervengono nelle loro politiche, hanno dunque incassato un contraccolpo economico, determinato dal loro stesso processo evolutivo (o con ogni probabilità involutivo). 

RISVOLTI IN ESTREMA SINTESI:

  • Per tentare di risollevarsi, gli Stati interessati, di qualunque natura politica essi siano, servi del capitalismo finanziario che in realtà li domina e ne definisce le linee di governo, assumono mediaticamente il ruolo di portatori di pace, intervenendo invece militarmente in quei Paesi aventi talune o presunte instabilità interne, con il fine di impadronirsi delle loro fonti di ricchezze ed avanzare su di essi i loro tentacoli di controllo e totale dipendenza (semi-colonie), calcolando sprezzanti il rischio di stravolgere i rapporti di forza fra le potenze imperialiste, generando inevitabilmente guerre su scala internazionale (distruggere per poi ricostruire, attivando un nuovo mercato e quindi speculazione, potrebbe anche essere paradossalmente una risorsa).
  • In secondo luogo, grandi e piccole imprese (le prime inficiano sul destino delle seconde), utilizzano l’infame strategia di disorientare ed annichilire il già sfruttato lavoratore, adottando le più brutali determinazioni in termini di dissoluzione dei diritti acquisiti sotto tutti i punti di vista, da quello della stabilità lavorativa, a quello della retribuzione, a quello dell’unione sindacale e del diritto allo sciopero (per citarne alcuni). Dopo averli nel tempo “comprati” con stipendi apparentemente appropriati ma in realtà sproporzionati al ribasso rispetto ai ricavi, donando loro una minima possibilità di acquisto dei beni di consumo e raramente anche di lusso, indottrinati ad obbedire per trarre vantaggi carrieristici ma calibrati, ammaliati dalla partecipazione speculativa dei mercati finanziari (anche se in minima parte), illusi di ottenere diritti con le lotte sindacali, volgono ora ad effettuare una clamorosa (ai più) ed inevitabile, anche se pericolosa, retromarcia. Infatti, la consolidata collaborazione delle banche, colluse e compartecipanti attivamente con i grandi motori della finanza e dei suoi monopoli, con i Governi corrotti “figli” viscidi dell’imperialismo a loro volta influenzati e contestualmente legati inesorabilmente al mercato del grande capitale, con i padroni votati al profitto, con i sindacati fraudolentemente accordati con i poteri forti, porta dunque alla drastica riduzione dei salari con il naturale calo del potere d’acquisto; l’inasprimento della pressione fiscale; la crescita esponenziale della precarietà occupazionale; la rapina di tutti i diritti sindacali ed i ricatti intimati per il mantenimento del posto di lavoro; l’avanzamento vergognoso dell’età pensionabile; l’aumento vertiginoso della disoccupazione giovanile  ed altro ancora.
  • Questo avviene nel cosiddetto “mondo del lavoro”, tutto ciò con ovvie ripercussioni e risvolti sociali, così si deteriora l’agglomerato popolare ed i servizi pubblici ed essenziali vengono a mancare improvvisamente. La casa di proprietà; la sanità pubblica e gratuita; la scuola pubblica e gratuita; il trasporto pubblico; e altro ancora, insomma ogni cosa teoricamente al servizio del cittadino, viene intaccata dal marciume partorito dalla reazione alla crisi del capitalismo finanziario. Gran parte viene privatizzato e quindi destinato ad ingrassare altri padroni e padroncini, il rimanente destrutturato e minimizzato nella sua funzione a causa della diminuzione decisa dei fondi ad esso destinato.
  • L’incredibile “somma” di queste manovre, dovrebbe servire, nell’ottica del capitalismo finanziario, a ristabilire gli equilibri economici e di potere, a portare fresca linfa nelle casse ed addirittura, in prospettiva, a potenziare ulteriormente l’oscuro dominio sul Pianeta e sui suoi popoli, di pochi eletti concubini del demoniaco capitalismo.

IN CONCLUSIONE: 

  • Non siamo in grado di prevedere con certezza lo sviluppo di tale complessa situazione, né tantomeno l’epilogo ma siamo invece convinti che il capitalismo finanziario sia oggi (e sempre) un cancro da estirpare. Essendo esso ben radicato sino ai visceri più profondi della società, occorre che i comunisti diffondano in larga scala ed in termini comprensibili l’essenza dell’anticapitalismo, ovvero del socialismo reale. Una cultura seria e costruttiva ed un’emancipazione in tal senso, frutterebbe una presa di coscienza serena ed al tempo stesso risonante, sino all’irrimediabile crollo economico e fisico di ogni surrogato del capitalismo. Indubbiamente non si tratta di un processo semplice né tantomeno repentino, basti pensare che il capitalismo ha impiegato centinaia di anni (focalizzandoci sull’epoca moderna) per assumere lo stadio attuale, ma di un processo sostanziale ed indispensabile.

 

 

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