Una semi-colonia chiamata Italia

In questi giorni sta spopolando, su facebook, un video russo in cui si canta una canzone contro le sanzioni imposte da Stati Uniti e satelliti vari. Ho avuto modo di guardare il video e devo dire che esso ha suscitato in me qualche riflessione che potremmo definire spontanea e che, ora, voglio cercare di esporvi. Il concetto principale su cui ruota questa modesta riflessione è molto semplice: l’Italia ha perso progressivamente la propria indipendenza diventando una semicolonia. Si sentirà già qualche detentore della Verità tuonare il dogma: un Paese imperialista non può essere una colonia e l’Italia è un Paese imperialista.
Peccato per questi duri e puri da tastiera che le cose non vadano mai come si vuole, che viviamo in un mondo fluido che purtroppo o per fortuna non si piega ai dogmi. L’Italia è davvero un Paese imperialista, ma potremmo definirlo uno Stato imperialista “minore”. In sostanza non esercita una vera e propria egemonia, ma si limita a rubare i rimasugli che l’Impero le lascia. Potremmo definire tutto ciò una sorta di ricompensa per i servizi resi alla potenza dominante (gli Stati Uniti a livello globale e l’Unione Europea a livello “locale”). Proviamo ora a spiegare il processo che ha portato l’Italia a divenire una semicolonia. Esso ha radici molto profonde. Potremmo iniziare dai grandi Stati regionali che nascono sul finire del medioevo, oppure potremmo partire dagli Stati pre-unitari o dal Regno d’Italia nel periodo compreso dalla sua fondazione (1861) alla firma del Patto d’acciaio (1939) che legò definitivamente la sorte dell’Italia a quella della Germania. Per comodità e per brevità d’analisi preferiamo partire dal 1945, ossia dalla fine della Seconda guerra mondiale. Si è appena conclusa la dittatura fascista, che aveva trasformato l’Italia in una colonia del Terzo Reich tedesco, dapprima seguendo la via “diplomatica” e, in seguito, sostenendo l’invasione delle truppe naziste. Le masse, a termine del grande conflitto, desiderano solo pace, lavoro, giustizia, democrazia, indipendenza. insomma, desiderano l’autodeterminazione e la piena sovranità. Desiderano la democrazia e la libertà di poter scegliere il proprio destino. Peccato però che la borghesia e la Democrazia Cristiana abbiano già preparato il tradimento, svendendo l’Italia al nuovo invasore che andò a sostituire le armate naziste: gli Stati Uniti d’America. Spiace dover sottolineare il fatto che, purtroppo, tale tradimento avvenne con la complicità di buona parte della dirigenza dell’allora Partito comunista, collusione (e sottomissione) che durò a lungo e che ebbe il punto più alto ed evidente con l’esternazione di Berlinguer, secondo il quale si stava meglio sotto l’ombrello della NATO. Dicevamo, quindi, che, usando come scusa la “logica della Guerra fredda”, la DC, su ordine della borghesia, svendette l’Italia agli Stati Uniti, trasformandola in una immensa semicolonia. Tutti noi conosciamo bene i risvolti politici, come, ad esempio, il potere di veto (nemmeno troppo segreto) su determinati ministri e sulle massime cariche dello Stato. Tutti noi conosciamo bene i risvolti economici, con la quasi totale dipendenza dell’economia italiana da quella statunitense ed europea (il cui inizio di unione economico-politica fa da contraltare alla NATO, la qual cosa dovrebbe farci riflettere in maniera approfondita sull’Unione in cui viviamo oggi). Tutti noi ben conosciamo i risvolti più oscuri, quelli legati alle bombe, alle stragi, all’eversione nera. Ma, come si sa, il mondo non è finito e la storia ha continuato il suo inesorabile corso. L’Unione Sovietica si è disciolta, il blocco socialista è venuto a mancare, la Guerra fredda è finita. O almeno quella contro l’URSS ed il Patto di Varsavia. Qualche anima bella e candida potrebbe pensare che sia finita anche la “logica della Guerra fredda”. Purtroppo non è così. Il processo di colonizzazione dell’Italia, lungi dal fermarsi, ha subito una forte accelerazione. Il rafforzamento dell’Unione Europea e quello che potremmo definire un subappalto del nostro Paese, tramite il quale gli Stati Uniti hanno ceduto parte dell’egemonia alla Germania, hanno innescato una serie di conseguenze dal futuro incerto e fumoso. Nessuno è profeta, quindi parliamo del presente. Ciò che si nota ora è la sempre più decisa progressione del processo iniziato diversi anni fa e cioè la distruzione della nostra culture e delle nostre tradizioni e l’imposizione di una “americanizzazione” forzata. Basta guardare alle nuove generazioni, al loro modo di parlare fatto solo di slang e anglicismi, oppure al loro orizzonte culturale, limitato alle sole produzioni statunitensi. Quasi nessuno di questi ragazzotti ha letto Pirandello, eppure tutti conoscono G.R.R.Martin. Quasi nessuno di questi ragazzotti conosce la poesia musicale di De Andrè, eppure tutti conoscono Lady Gaga. Quasi nessuno di questi ragazzotti conosce la maestria cinematografica di Vittorio De Sica, piuttosto che Marcello Mastroianni o altri grandi artisti, eppure tutti conoscono i film spazzatura partoriti dalle peggiori menti di Hollywood. La cosa, ovviamente, si ripercuote anche sul piano culinario. Non so quanti esponenti delle nuove generazioni conoscano i piatti tipici della loro terra, eppure diversi di loro mangiano periodicamente nei fast-food di importazione statunitense. Tutto questo è un segno dei tempi e conferma la famosa frase di Fidel Castro, secondo la quale l’imperialismo non si accontenta solo di dominarti, ma deve distruggere completamente anche la tua cultura.  
Ora siamo arrivati ad un punto di non ritorno. La potenza egemone, gli Stati Uniti d’America, ci sta trascinando nel baratro, imponendoci una politica estera che ci porterà alla distruzione. La nostra economia, già in ginocchio a causa della crisi e delle restrizioni imposte dall’Unione Europea, viene colpita duramente dall’obbligo di imporre sanzioni alla Russia, una potenza in ascesa il cui immenso mercato era, fino a poco tempo fa, aperto. Di più: la politica estera che ci viene imposta potrebbe portare ad una guerra, il cui unico risultato sarebbe solo la distruzione di tutto e di tutti. Il Governo italiano, fedelissimo nei confronti del suo padrone, accetta tutto ciò che viene imposto, disposto a sacrificare il popolo sull’altare degli interessi americani. Noi, semplici cittadini della Repubblica italiana, siamo disposti ad accettare tutto questo? Siamo disposti ad accettare la nostra distruzione per fare gli interessi del grasso banchiere? O finalmente reagiremo lanciando un grido di battaglia e di indipendenza? Ovviamente non una indipendenza nazionalista, ossia una falsa indipendenza che vada di nuovo a fare gli interessi dell’oligarchia finanziaria, ma una indipendenza socialista, che passi attraverso l’eliminazione di questa classe dirigente corrotta e attraverso la costituzione di un vero potere popolare e di una vera autodeterminazione del popolo lavoratore. Insomma, diciamolo francamente: una indipendenza socialista, che sia in grado di allontanare definitivamente l’Italia dall’orbita statunitense e di qualsiasi altra potenza che abbia mire egemoniche, una indipendenza socialista che sia guida ed esempio per gli altri popoli oppressi, proprio come lo era ed è Cuba.
Noi, da parte nostra, una decisione l’abbiamo già presa. E concludiamo citando la canzone di cui parlavo in apertura (citazione ovviamente modificata parzialmente):

“Diciamo tutti insieme: non ci serve niente da voi. Non fa per noi il cibo del McDonald’s…”

Lascia un Commento