Quale alternativa?

bandiera

Leggiamo spesso queste fatidiche parole: “Dobbiamo costruire una alternativa”. Benissimo, parole sagge e condivisibili. Quella che non segue mai (oltre ai fatti, ovviamente) è la seguente domanda: “Quale alternativa? E, soprattutto, con chi?”.

Da parte nostra abbiamo parlato più volte della necessità di una vera e radicale alternativa e abbiamo pure spiegato più e più volte quali caratteri essa dovrebbe avere. Si rende necessario, tuttavia, ribadire alcuni concetti sui quali invitiamo, come sempre, al dibattito e al confronto. Si sa: repetita iuvant.

Dal 2008 il capitalismo vive la più grande crisi della sua storia. Una crisi ben più profonda di quella del 1929. Una crisi che, più volte, abbiamo definito sistemica. Caratterizzata, cioè, non solo dal declino e dallo sconvolgimento della struttura economica, ma anche della sovrastruttura politica, giuridica, culturale, ecc.

Questo processo, ben lungi dall’essersi concluso, ha comunque espresso alcuni caratteri generali, soprattutto in Occidente e, in particolar modo, in Europa. Viviamo in un’epoca caratterizzata dal declino degli Stati Uniti, potenza egemone dopo il crollo del Muro di Berlino, e dall’ascesa di un blocco contrapposto che spinge verso un mondo multipolare, laddove il blocco euro-atlantico vuole un blocco unipolare sotto il tallone di ferro statunitense. In Europa (in una Europa, è il caso di dirlo, allo sbando e tutt’altro che unita) stiamo assistendo allo svuotamento degli Stati-nazione, alla distruzione dei diritti, all’eliminazione delle Costituzioni, dei diritti e della democrazia, come ben esemplificano i casi di Grecia e Portogallo. La crisi europea è aggravata dalla presenza di una moneta unica e dalle cieche politiche economiche imposte dalla Germania e dall’oligarchia sovranazionale per salvare capra e cavoli (cioè la moneta unica e la propria egemonia). Tutto questo ha portato a una chiusura oligarchia della (dis)Unione, alla nascita di politiche reazionarie e fasciste (un fascismo nuovo, di cui abbiamo già in parte parlato) e al ritorno della guerra in Europa. In Italia il compito di gendarme dell’oligarchia è assolto dal Partito Democratico, il quale mostra sempre di più il proprio carattere di difensore della borghesia e del capitale. Appare evidente, quindi, che una alternativa al sistema deve passare attraverso la rottura radicale e definitiva con il Partito Democratico. In una fase storica come questa non possono essere tollerati sbandamenti, false giustificazioni, complicità. O si è con il sistema o si è contro di esso. Chi si erge a difensore del sistema (o chi diventa complice dei difensori) si erge a difesa della disoccupazione, del precariato, dell’eliminazione dei diritti, della svendita della sovranità, della distruzione della Costituzione, dell’eliminazione della Costituzione, dell’aumento della pressione fiscale, dello sfruttamento dei lavoratori, del dissanguamento di tutto un popolo (e, a ben vedere, di più popoli), della guerra e del fascismo. Chi si oppone a questo sistema corrotto, invece, rivendica una società migliore in cui il lavoro, privo di sfruttamento, epurato dai ritmi di lavori massacranti, sia garantito a tutti (il caro, vecchio “lavorare meno per lavorare tutti”). Rivendica una società in cui il potere sia realmente nelle mani dei lavoratori e non della borghesia oligarchica e parassitaria. Rivendica una società in cui siano garantiti i diritti fondamentali, una società in cui la pressione fiscale venga diminuita sensibilmente e rivendica la pace. Queste sono le basi, a nostro avviso, per la costruzione di una alternativa seria e radicale a questo sistema. Una alternativa che unisca e compatti dietro le sue bandiere la classe lavoratrice e sfruttata. Una alternativa che si dichiari apertamente anticapitalista e socialista. Solo se sapremo iniziare a creare questo nuovo raggruppamento, solo se sapremo creare un processo che, da un programma minimo di riconquista della democrazia e della sovranità, porterà al successo del programma massimo e al socialismo potrà esserci salvezza per la classe lavoratrice e per l’Italia.

 Insomma, come disse una volta Antonio Gramsci: “Il fascismo distruggerà l’Italia e toccherà ai comunisti ricostruirla”

 

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