L’illusione dell’eternità

infinito

Il sistema in cui viviamo, il sistema capitalista, genera un sacco di illusioni per spingere i lavoratori, unica classe in grado di rovesciare il capitalismo e creare una società radicalmente diversa, nuova, una società socialista, all’inattività. Una delle più terribili illusioni è l’illusione dell’eternità. Non ci riferiamo all’illusione dell’eternità dell’anima, ma all’illusione dell’eternità di questo sistema, l’illusione dell’eternità del capitalismo. Questa illusione, ovviamente, è funzionale al mantenimento del capitalismo stesso. In poche parole: il capitalismo impone ai lavoratori di credere nella sua eternità non perché esso sia realmente eterno, ma perché vorrebbe esserlo. Esso sa bene di non poter durare all’infinito, sa bene che, soprattutto in un momento di crisi sistemica come quello che viviamo oggi, basta il risveglio dei lavoratori per distruggerlo. Di qui la necessità per il capitalismo (il quale, dopo il crollo del blocco socialista in Europa orientale e la disfatta delle avanguardie comuniste all’interno del medesimo continente) di imporre l’illusione della sua eternità, in modo da spingere i lavoratori a non credere più in un’alternativa, in modo da spingere i lavoratori a credere che la società in cui viviamo sia l’unica possibile, la migliore. Come avviene questo processo? Per semplificare potremmo dire che esso avviene attraverso la mistificazione del passato e la mistificazione del presente. È necessario spendere qualche parole su entrambi gli aspetti. Con la mistificazione del passato il capitalismo vuole eliminare la memoria del socialismo. Continuano a ripetere che il socialismo ha fallito. Alcuni, per rendere l’onore delle armi, dicono che il socialismo è bellissimo, ma solo sulla carta. Se messo in pratica esso si trasforma in una terribile tirannia (paragonata, in modo antistorico, al fascismo). Perché? Perché esso, alla fine, è pura utopia. L’uomo è per natura gretto e avido e non potrebbe mettere in pratica i principi socialisti. Non una parola, ovviamente, su cosa il socialismo fu e su cosa il socialismo è. Non una parola sulle conquiste del socialismo sia dove esso trionfò sia dove non trionfò. Nessuna seria analisi sui Paesi socialisti. Quella parentesi storica deve essere eliminata dalla memoria dei lavoratori, così come deve essere eliminata quell’ideologia tanto dannosa (per i padroni, beninteso). Ma se il socialismo ha fallito, se esso fu, appunto, parentesi storica, allora vuol dire che il sistema precedente (cioè il nascente capitalismo) e quello attuale (cioè di nuovo il capitalismo, questa volta maturo e prossimo alla morte) è l’unico sistema attuale, l’unico sistema possibile. Il sistema perfetto. Il sistema che sempre è stato e che sempre sarà. Il capitalismo che si sostituisce alla divinità, il capitalismo che diventa culto. Il capitalismo da venerare e servire, a qualsiasi costo. Il capitalismo che, in definitiva, diventa eterno. O meglio: spera di diventare eterno, quindi getta l’illusione della sua eternità.

E la mistificazione del presente? Essa avviene mediante un’ulteriore illusione: l’illusione di vivere in un eterno, interminabile presente. Un presente infinito che ripropone sempre sé stesso. Vi sono diversi modo per raggiungere questo obiettivo. Uno, ad esempio, è il ricorso sistematico alla manipolazione dei mass-media. Il ricorso sistematico alla disinformazione. Certe notizie non vengono date, altre vengono costantemente manipolate per far credere ai lavoratori di vivere nel miglior sistema possibile. Non si analizzano i grandi cambiamenti che avvengono nel mondo. Se proprio si devono dare certe notizie lo si fa in modo parziale e manipolato. L’approfondimento e l’analisi sono vietate. Non sia mai che i lavoratori, vedendo e analizzando ciò che succede nel mondo, prendano coscienza della loro forza e distruggano le catene che li obbligano a vivere in un presente infinito. Il castello di carte della borghesia potrebbe crollare, bisogna impedirlo ad ogni costo. Ne va del bene di tutti (di tutti i borghesi, beninteso)!

Un altro modo per raggiungere l’obiettivo è l’eliminazione sistematica del futuro dal discorso politico. Nessun politico, nessun partito esprime più la propria visione del futuro. Una visione del futuro seria, ovviamente, perché le vuote parole sulle pseudo-riforme vengono spese a fiumi. E proprio questo è un punto fondamentale. Non è necessario spiegare come sarà l’Italia del futuro, come vogliamo che sia l’Italia del futuro. Basta riformare quello che già c’è. Dopotutto il capitalismo è il miglior sistema possibile, perché distruggerlo? Perché cambiare? Basta riformare il presente in modo che esso, domani, sia esattamente uguale a sé stesso. Ovviamente con meno diritti, meno tutele, meno democrazia. Ma più potere e più ricchezza per la borghesia. Alla fine questo è l’importante. E forse per questo nessuno partito esprime più la propria visione del futuro, altrimenti dovrebbe dire che il futuro sarà uguale al presente, solo più autoritario e dittatoriale.

 

Ovviamente noi sappiamo che il capitalismo non è eterno. Sappiamo che un sistema che si basa sull’oppressione, sul furto, sulla corruzione non può reggersi in piedi per sempre. Lo sappiamo, ne abbiamo coscienza. Sappiamo perfettamente che solo il socialismo può sconfiggere il capitalismo. Solo il socialismo può portare ad una società migliore e giusta, ad una società in cui sia l’uomo, e non il profitto, al centro. Conosciamo, inoltre, come il capitalismo funziona, quali illusioni genera, di quali bestialità è capace. Dobbiamo solo unirci, analizzare, lottare. Dobbiamo tornare a parlare ai lavoratori, con umiltà, spiegando che il capitalismo non è eterno, che esso è solo oppressione, tirannia e violenza. Dobbiamo tornare a parlare del futuro. E il futuro si chiama socialismo.

 

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