Le nuove regole sulla rappresentanza e sulla “democrazia” sindacale

LAVORO: EMERGENZA SUD; IN 2013 RECORD DISOCCUPATI IN CALABRIA

Il 10 Gennaio 2014, sono state definite le nuove regole sulla rappresentanza e la democrazia sindacale che rendono operativo l’accordo del 31 maggio scorso, già definito «storico», con la nuova intesa raggiunta da Confindustria e CGIL, CISL e UIL.
Già scandaloso l’accordo del 31 maggio 2013, questa integrazione conferma la ferma volontà di ridurre il potere contrattuale, sminuire e demolire la forza dei sindacati ed insistere nell’usurpare i lavoratori dei loro diritti.
Prima di analizzare e commentare queste ultime regole, va ricordato cosa contiene l’accordo ad oggi applicato del 31 maggio 2013 citando un precedente nostro articolo sul tema: “Premesso che questo accordo assoggetta solamente le categorie di lavoratori, le quali aziende fanno parte di Confindustria (e già questo è un “limite”), la prima considerazione  è la totale mancanza di democrazia, infatti non si dice che solo i sindacati firmatari di questo accordo saranno ammessi ai tavoli di trattativa a qualsiasi livello (viene garantito il monopolio a CGIL, CISL e UIL). In pratica solo i sindacati Confederali avranno voce in capitolo, gli altri sindacati, quali sindacati di base e\o corporativi, anch’essi assolutamente e legittimamente rappresentativi, verranno estromessi. Non potranno quindi più contrattare ne partecipare alle elezioni delle RSU, perdendo certamente, per ovvi motivi, tesseramenti e quindi forza e quindi rappresentatività, decade così lo stato di esistenza di una organizzazione sindacale. Una forma clientelare e servile, già solo questo lascia pensare che la CGIL (contestatissima) sembra aver stipulato il famigerato “patto con il diavolo”, venduti? E cosa dire del fatto che NESSUNO potrà scioperare contro quanto deciso soltanto dai firmatari e dalle imprese? Tutti gli altri zitti e pedalare! Sono state quindi redatte delle regole per l’esercizio del diritto di sciopero e sanzioni per mancato rispetto e le conseguenti violazioni. Tutto questo, tradotto sta a significare che difficilmente vedremo lavoratori in sciopero, in lotta per i propri diritti. Facciamo un esempio: in FIAT la FIOM non ha siglato gli ultimi contratti integrativi di settore, invece le sigle firmatarie nel loro insieme raggiungono più del 50%+1, di conseguenza, con questo contratto sulla rappresentanza, i lavoratori FIAT iscritti FIOM non avrebbero avuto alcun diritto allo sciopero ne altri metodi di rivendicazione dei propri diritti. Ma alla CGIL la situazione FIOM in FIAT non ha insegnato nulla (per correttezza preciso che ora la FIAT non è più in Confindustria e quindi non è asservita a questo accordo sulla rappresentanza)?
Un’altra domanda in merito: con quale strano criterio si è deciso che per potere concertare un’organizzazione sindacale deve avere il 5% fra iscritti e voti espressi per le RSU e per sottoscrivere un CCNL ad esempio, serve il 50%+1 delle organizzazioni sindacali presenti in trattativa e non dei lavoratori da esse organizzate? Non è forse una contraddizione oppure tutto ciò ha una logica subdola? E’ democrazia questa?
Questo accordo si pone, tra l’altro, in continuità con due precedenti accordi confederali, quello del 22 gennaio 2009 e quello del 16 novembre 2012, entrambi accordi separati ai quali la Cgil non aderì, mentre è in vigore l’articolo 8 della legge Sacconi che manomette e limita il contratto nazionale di lavoro a favore della contrattazione aziendale, di una contrattazione, nella crisi, spesso peggiorativa della condizione dei lavoratori. Sembrerebbe quindi in atto un processo che prevede la riduzione del peso del contratto nazionale e l’accrescimento del peso della concertazione aziendale.
Altro aspetto: nel privato, le deleghe in busta paga sono obbligatorie solo verso i sindacati firmatari del contratto nazionale e questo accordo prevede che la rappresentatività venga proprio misurata anche sulla base delle deleghe e per i soli sindacati firmatari dell’accordo stesso, cosa differente dal settore del pubblico impiego come dichiarato, ove invece è possibile delegare un sindacato non firmatario.
E ancora: la libera espressione di voto dei lavoratori è stata vanificata, infatti le RSU (attivate esclusivamente dalle organizzazioni depositarie di questo accordo sulla rappresentanza) perdono diritti sindacali che altresì faranno a capo alle sole organizzazioni sindacali e se un RSU dovesse decidere, per qualsivoglia motivo, di cambiare sigla sindacale, decadrebbe totalmente dal suo incarico, lasciando spazio al primo candidato utile dell’organizzazione dell’estromesso RSU. Votare “Tizio” perché è una brava persona, pulita, fidata e competente potrebbe risultare vano. La partecipazione dei lavoratori alla “vita” sindacale è conclusa”.
Veniamo all’implementazione di gennaio 2014, sostanzialmente viene confermato quanto sancito nell’accordo precedente, vengono indicate le regole per misurare la rappresentatività delle organizzazioni sindacali (con il mix tra iscritti e voti e la soglia del 5% per sedere al tavolo) e per sottoscrivere gli accordi, a cui si dà certezza garantendo la piena esigibilità: una volta approvati e ratificati dal voto dei lavoratori (in entrambi i casi a maggioranza semplice che non sarebbe neanche male) varranno effettivamente per tutti. Ed ora la svolta, la vera novità demenziale consiste nel fatto che vengono anche definite le sanzioni per chi non rispetta i contratti e gli accordi sindacali, sia per le imprese sia per i sindacati: sanzioni che possono essere di carattere pecuniario o di «temporanea sospensione» di diritti sindacali contrattuali. Questo punto è valevole anche per le singole RSU che si vedono dunque private di una tutela sindacale. Sarà ancora possibile “battere i pugni sulla scrivania del datore di lavoro ed alzare la voce negli interessi dei lavoratori?” naturalmente, a proprio rischio e pericolo; ed aprire vertenze e stati di agitazione? Certi di poterlo ancora fare in tutta tranquillità? Tutto ciò, non solo provocherà ulteriori limitazioni nel poter fare valere i propri diritti da lavoratore e da uomini ma cosa ancora più grave è anticostituzionale, SOSPENDERE I DIRITTI SINDACALI CONTRATTUALI? Non c’è più alcun limite al peggio!
C’è poi la questione degli “arbitrati interconfederali”, questi ultimi sono stati introdotti in sostituzione delle singole categorie. La recente intesa, stabilisce che se dovessero sorgere dissidi o problemi fra i sindacati all’interno di una singola categoria, la responsabilità della loro risoluzione spetta d’obbligo alle confederazioni interessate. Ciò provoca una variazione nel metodo, i contratti nazionali vengono concertati e sottoscritti dai sindacati di categoria e quindi, demandando alcune mansioni alla confederazione si provoca una diminuzione del potere contrattuale dei lavoratori, eliminando la libertà di contrattazioni fra le parti sociali. Accentramento del potere, un classico dei regimi dittatoriali di stampo fascista.
Certamente, ora il prossimo passo sarà il tentativo di estendere le nuove regole anche alle altre organizzazioni sindacali e di categoria. Il regolamento attuativo costituisce «un vero e proprio testo unico in tema di rappresentanza sindacale», sottolineano Confindustria e sindacati in una nota congiunta, dopo la firma dei rispettivi leader confederali, Giorgio Squinzi, Susanna Camusso, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti. «È una svolta epocale che cambia decisamente nel Paese il volto delle relazioni industriali, che passano da un sistema antagonistico e conflittuale ad un sistema partecipato, moderno e ben governato», afferma Bonanni, sottolineando che «si apre una stagione nuova che può favorire investimenti e occupazione». Oggi, prosegue, «abbiamo aggiunto un tassello fondamentale per il rispetto degli accordi, con reciproche garanzie sia per il sindacato, sia per le imprese». Con questo ulteriore accordo, «CGIL, CISL, UIL e Confindustria dimostrano di sapersi rinnovare e di dare trasparenza e regole democratiche alla propria azione negoziale, di favorire la partecipazione dei lavoratori con il voto per i delegati e sugli accordi», sottolinea Camusso, augurandosi che «presto anche con le altre associazioni datoriali si possa raggiungere questo importante traguardo che costituisce il modello per dare finalmente piena attuazione al dettato costituzionale».  Questa gente dovrebbe fare un favore alla società tutta, ovvero cambiare mestiere, alias levarsi dalle scatole.
“Sanzioni pecuniarie ai rappresentanti sindacali, introduzione dell’arbitrato interconfederale in sostituzione dell’autonomia delle singole categorie e altri elementi di limitazioni delle libertà dei sindacati anche in contrasto con la recente sentenza della Corte Costituzionale sulla FIAT”. Maurizio Landini, segretario della FIOM CGIL, riassume così le novità più pericolose introdotte dal testo unico di rappresentanza sindacale. Sempre Landini : “Settimana scorsa è stata confermata la firma all’accordo, ma la Cgil non ha accettato la consultazione con i diretti interessati, ovvero i dipendenti a cui sarà applicato il contratto, questo è un punto grave perché lo stesso statuto della CGIL prevede che gli accordi per essere validi devono essere sottoposti al voto dei lavoratori iscritti. Per questo motivo la FIOM non si sente vincolata dall’intesa e farà di tutto per reagire alla svolta autoritaria della CGIL”. Parole, parole, parole cantava Mina! Quale strategia metterà in campo ora la FIOM dopo non avere fatto concretamente nulla sulla riforma delle pensioni, sul patto di stabilità, sull’accordo del 31 maggio 2013 stesso, sulle privatizzazioni, sul lavoro precario, ecc ecc ecc? Solo parole! Quando CGIL e FIOM decideranno di levarsi il pesante cappellone del Partito Democratico che ne decide la linea e le sorti, con conseguenti ripercussioni sui lavoratori? La risposta nasce spontanea, almeno da parte nostra e cioè mai e se casualmente questo accadrà, sarà quasi certamente ormai troppo tardi. Al lettore le proprie riflessioni.

Lascia un Commento