Il Job-Act, un errore che ha il plauso dell’Unione Europea

LAVORO: EMERGENZA SUD; IN 2013 RECORD DISOCCUPATI IN CALABRIA

Noto che, tranne che per la casta politica straricca di privilegi, insieme all’economia, si è aggravato lo stato di salute mentale degli italiani. Circa 2,6 milioni di persone soffrono di depressione (dati ISTAT), il CENSIS informa che in 10 anni 2.300.000 giovani tra i 18 e i 34 anni hanno perso il posto di lavoro, la stragrande maggioranza pensa di emigrare, convinti che in questo paese non hanno e non avranno futuro, la depressione invece sicuramente si. La produzione industriale è in continuo calo: a maggio dell’1,2% rispetto al mese precedente e dell’1,8% rispetto al 2013. Le aziende che delocalizzano sono sempre più numerose, rincorrendo i minori costi di produzione fin dall’altra parte del globo, dove lo sfruttamento dei lavoratori è prossimo allo schiavismo e la stessa Europa favorisce e incentiva tali scelte. La grande industria ha prima ceduto a stranieri il settore della ricerca, smantellando centri e laboratori, successivamente anche le aziende (è notizia di questi giorni che l’INDESIT, ultima grande impresa famigliare è passata ad una grande multinazionale americana). Mentre tutto ciò accadeva, i miei ex compagni dell’ex PCI recitavano il “non vedo, non parlo, non sento” mentre Confindustria ipocritamente invocava flessibilità e riduzione del costo del lavoro. La modifica dell’articolo 18 (avviato all’eliminazione definitiva con il Job-Act) ha contribuito alla ricetta neoliberista che il lavoro lo ha distrutto completamente. Matteo Renzi e il ministro del lavoro Ichino (per intenderci: quello che vuole rendere più incisiva la legge Fornero), con il “Job-Act”, che a parer loro dovrebbe rilanciare il lavoro, lo sviluppo e la crescita, Job-Act in inglese, che tradotto in italiano potrebbe essere “Giobbe” del quale è famosa l’infinita pazienza, quella che i lavoratori perderanno quando scopriranno che significa lavoro sottopagato, svalorizzato e precario, che ripropone le medesime politiche industriali fallimentari dei governi precedenti . Entrando nel merito: il contratto di inserimento a tempo indeterminato e flessibile, annulla le garanzie per i lavoratori prevedendo che le aziende possano rinnovare i contratti a termine per cinque volte in tre anni e la possibilità di licenziare, durante o al termine del triennio. Il “Job-Act” di Renzi è un pasticcio e un errore in quanto va ad aumentare la precarizzazione senza creare alcun posto di lavoro in più, la cosa che preoccupa è che ha il plauso e il pieno sostegno dell’Europa. Molti italiani confidano ingenuamente che Renzi possa fare un miracolo, ma è una speranza priva di fondamento, la montagna di promesse sono un castello di sabbia. E’ dalla fine degli anni ottanta che abbiamo solo dati negativi. Per uscire dalla crisi dobbiamo usare l’intelligenza e la furbizia, fare come la Germania, che nonostante la crisi ha diminuito la disoccupazione. Si rilancia l’economia e l’occupazione diminuendo le tasse, la più odiosa delle quali, anche perché ingiusta, è l’IMU-TASI sulla casa, i politici come gli illusionisti, prima la fanno sparire e poi riapparire. Fu un pastrocchio l’eliminazione dell’ICI sulla prima casa voluta da Berlusconi e usata populisticamente come propaganda, che ha favorito i ricchi proprietari immobiliari. La TASI di Letta e Renzi costa ai cittadini ben 17.000.000.000 (diciassette miliardi) di euro in più dell’ICI introdotta dal passato governo Prodi. In base alle previsioni del Ministero del Tesoro gli italiani pagheranno ai comuni per la prima casa una TASI di 1,7 miliardi di euro e per la seconda circa 12 miliardi di euro, non concorda l’ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani) che prevede per la prima casa un prelievo TASI di 4,2 miliardi di euro. Presentata come una tassa sui servizi (illuminazione pubblica, manutenzione strade ecc.) in realtà è una vera patrimoniale, addirittura più costosa dell’IMU, che prevedeva una NO TAX area per le rendite catastali inferiori a 370 € e per le famiglie con un figlio che godeva di una detrazione fissa di 200 € più 50 € per un figlio, non la pagava, salvando dall’IMU il 30% sulla prima casa. Con la TASI tutto ciò non esiste più, non prevedendo alcuna detrazione standard a livello nazionale e spetta ai singoli comuni decidere le aliquote, le detrazioni base e per un figlio, se applicarle o no e in che misura. Stando ai dati ANCI, per circa 6.200 Comuni che rappresentano metà popolazione italiana, non sarà necessario alcun giro di vite con un ritocco all’uno per mille, quindi si prevede che lo stato attuale può permettere di evitare l’applicazione delle quote massime del 3,3 per mille pur garantendo le detrazioni base e per un figlio, smentendo chi afferma il contrario. Diffusa depressione e infelicità tra i cittadini immersi nell’incertezza, casalini compresi. Mi auguro che il Sindaco Concordati, con le future iniziative non penalizzi ulteriormente le famiglie, in particolare con figli e situazioni di particolare disagio alle quali vanno assicurate certezze e protezione. Una scelta doverosa.

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