Disoccupazione in Italia e nel lodigiano

LAVORO: EMERGENZA SUD; IN 2013 RECORD DISOCCUPATI IN CALABRIA

Ci sono riflessioni che non si vorrebbero mai fare. Ma la situazione attuale ci costringe a riflettere sul dramma della disoccupazione in Italia e nel Lodigiano, perché troppo in silenzio passa questo dramma che da anni oramai attanaglia noi e chi ci circonda.
Non ci basta la notiziola, passata velocemente sui telegiornali o sui siti internet dei vari quotidiani, del dato trimestrale Istat che certifica il continuo aumentare della disoccupazione italiana.
E non accettiamo nemmeno il finto moralismo con cui passano le notizie di disoccupati che, portati all’estremo della resistenza, non ce la fanno più e si suicidano per la disperazione superate poi da un colpo di spugna nei tg con notizie di gossip varie per non far pensare la massa circa queste morti tragiche.

Per questo proponiamo questa riflessione sui dati, per cercare di far prendere coscienza alle persone che le decine di “menzogne” che ci hanno venduto sulla ripresa “nel prossimo trimestre” dell’economia e quindi dell’occupazione lavorativa (è dal 2009 che l’economia deve riprendersi nel trimestre successivo e regolarmente non accade) sono funzionali alle logiche capitalistiche che hanno creato e mantengono questa crisi.
I dati Istat sul lavoro di Aprile 2013 (gli ultimi disponibili) fotografano una situazione allarmante nel nostro paese. I disoccupati aumentano ancora, crescendo dello 0,7% rispetto a Marzo 2013 e ben del 13,8% rispetto ad un anno fa!
Il tasso di disoccupazione generale è salito al 12,8%, con un + 1,5% negli ultimi dodici mesi. Per semplificare parliamo di 3 milioni di italiani.
Spesso in tv si parla solo del dramma della disoccupazione giovanile, che in effetti dramma è perchè oramai tocca il 40% dei giovani fra i 15 e i 24 anni (650 mila ragazzi), ed è ben facile capire come un paese che non permetta ai suoi giovani di formarsi lavorativamente, garantendo loro anche una crescita economica ed umana, sia un paese senza futuro.
C’è però un “silenzio assordante” su un altro dramma, quello della disoccupazione degli adulti.
Le persone disoccupate fra i 35 ed i 50 anni, il grosso della popolazione lavorativamente attiva, continuano ad aumentare. Sono oramai 6 disoccupati su 10 ad essere inseriti in quella fascia d’età, persone espulse dal mondo del lavoro e con sempre più difficoltà a ricollocarsi nel lavoro.
I dati spiegano poi che queste persone in media cercano lavoro da un anno o più. Capirete bene anche voi quanto sia difficile restare senza stipendio per un anno o più.
Perché poi sui mass media non si fanno mai i collegamenti logici cui dati ( non si fanno volutamente, sia chiaro ). Perché se uno si ferma a ragionare, ci mette poco a capire dove sta il vero dramma. Se più di 1 giovane su 3 non lavora, c’è una forte percentuale fra questi giovani che ha pure il padre o la madre disoccupato. E mandare avanti una famiglia in quelle condizioni è una battaglia quotidiana.

Analizzando più nel dettaglio i dati Istat ci si accorge sempre meglio della vastità della crisi del lavoro in Italia.
In un anno sono calati del 3,4% il numero degli occupati, cioè chi lavora, a tempo pieno (e la metà riguarda lavoratori a tempo indeterminato), facendo crescere il lavoro parziale involontario, cioè il lavoro ad orario ridotto obbligato ( o accetti una riduzione d’orario o ti trovi sulla strada praticamente).
Sono calati addirittura i collaboratori, con un -10,4% annuo. Se nemmeno i famosi “contratti atipici” rendono più capiterete bene lo stato del lavoro nel belpaese…..
Permetteteci una piccola nota per fugare i dubbi di qualunquisti che bollano “lo straniero” come colpevole della disoccupazione degli italiani: i dati (che si sa non mentono di solito) spiegano che in un anno il tasso di disoccupazione fra gli immigrati è salito del 23,4%. Il tasso di occupazione di immigrati nell’ultimo anno è calato del 6,5%, quello degli italiani del 1,8%. Giusto per spiegarlo anche alla Lega Nord che ci marcia su questa propaganda.
Questa è la fotografia dell’Italia. Se però voi che vivete come noi nel Lodigiano pensate di stare meglio, aspettate di leggere i dati della nostra provincia.
Nel Lodigiano, dall’inizio della crisi (2008) ci sono stati 9060 licenziamenti (fonte Camera di Commercio di Lodi). Ad oggi in provincia, su 223 mila residenti, ci sono 18500 disoccupati. A questi numeri già poco incoraggianti, vanno aggiunti 800 esodati, cioè quelle persone a ridosso dell’età pensionabile che si sono visti rimangiati gli accordi firmati con i propri datori di lavoro e che si trovano senza stipendio o pensione e senza una minima possibilità di rientrare nel mercato del lavoro.
Nei primi 5 mesi del 2013 ci sono stati quasi 800 lodigiani che hanno perso il posto di lavoro. Un dato in crescita rispetto ai primi trimestri degli anni passati, dato che preoccupa in vista della chiusura dell’anno.
L’identikit del disoccupato medio lodigiano che emerge dai dati è la seguente: donna, con età compresa fra 26 e 40 anni, questo perchè le donne disoccupate sono 8354 contro 7136 uomini. Il guaio però è che il maggior numero di disoccupati è nella fascia d’età 26-40 anni (vi ricordato cosa letto poche righe sopra?).

Anche se si guardano i dati dal punto di vista delle imprese, l’aggravarsi della crisi emerge anche da quel lato.
Nel primo trimestre del 2013 il numero delle imprese del Lodigiano è calato del 1,80% rispetto all’anno passato (si sono perse 285 aziende). I settori imprenditoriali che maggiormente hanno subito la crisi sono quello delle Costruzioni (- 6,66%), il Manifatturiero (-4,38%) e quello dei Magazzini (-3,87%).
L’unico dato positivo lo si ha dal settore Ristorazione che cresce del 3,41%. Ma è un dato falsamente incoraggiante, perché spesso si tratta di bar o mini-ristoranti take-away aperti da chi un lavoro l’ha perso e prova la strada imprenditoriale.
La cosa molto scoraggiante invece è che, a livello regionale, la nostra provincia ha il dato peggiore rispetto al rapporto apertura/chiusura di aziende (-1,80%) seguita da Mantova con -1,20%.
Chi però se la passa peggio di tutti fra le imprese sono quelle artigiane, con un -4,41% su base annua. Il settore anche qui che ha più sofferto è quello delle Costruzioni (-206 imprese), seguito dal Manifatturiero (-43).

Un’ultima analisi la vogliamo tratte dai dati relativi al tasso di sopravvivenza delle aziende individuali.
L’espulsione di masse di lavoratori dal mercato del lavoro ha spesso come corollario il fatto che queste persone si trovano a provare esperienze lavorative, nella scarsità di lavoro da dipendente, che prevedono l’apertura di una “Partita Iva”, essendo costretti a sostenere forti spese iniziali per l’avvio dell’attività. Ebbene in questi anni di crisi, i dati mostrano che più di un’impresa individuale su 3 non riesce a sopravvivere, portando con sé ulteriori debiti per chi ha provato a ricostruirsi un futuro con quella strada.
Addirittura il comparto delle “Assicurazioni e Credito”, settore dove molti giovani neodiplomati o laureati trovano l’opportunità di un primo lavoro, ma sempre a fronte dell’attività individuale con Partita Iva, hanno un tasso di sopravvivenza minore del 50%, quindi 1 su 2 dopo 3 anni chiuderà.
Come scrivevamo all’inizio questi dati sono volutamente tenuti nascosti alla massa delle persone. La realtà è molto più nera rispetto a quello che i governanti vogliono farci credere, ma è loro gioco, per la loro sopravvivenza politica e per lavorare sui propri interessi politici, non renderli pubblici, altrimenti il malcontento sociale esploderebbe creando grossi grattacapi ai politicanti di mestiere che questa crisi l’hanno governata a loro piacimento.
Il nostro ruolo invece è quello di rendere le persone informate su cosa sta accadendo realmente nel nostro paese e nella nostra provincia, per cercare di riunire le persone che hanno veramente voglia di liberarsi dai politicanti di professione che nulla fanno per il vero bene della collettività.

“L’unione fa la forza” dice un proverbio. Verissimo, ma un altro dice “il sapere rende l’uomo libero”.

Ecco, noi vogliamo seguirli entrambi. In attesa della prossima dichiarazione che “nel prossimo trimestre l’economia si riprenderà”.

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