Intervento assemblea “la Sinistra contro l’Euro”

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Intervento del compagno Giordano all’assemblea “La Sinistra contro l’Euro” tenutasi il 14 Marzo a Casalpusterlengo.

In questa serata cercheremo di andare oltre lo strato di ignoranza e superficialità a cui siamo stati istruiti da quelli, che senza ombra di dubbio, possiamo considerare i nostri direttori d’orchestra dell’attuale disastro politico, economico e sociale.
Parleremo e discuteremo di Euro ed Europa, le possibili alternative a sinistra per contrastare questi due strumenti che stanno portando alla rovina non solo il nostro popolo, ma anche quello degli altri paesi facenti parte dell’Unione Europea.
Quegli strumenti che sono corresponsabili di questa crisi sistemica che ci attanaglia ormai da anni e che non vedrà nessuno sbocco fino a quando non saremo ridotti ad un popolo di schiavi, ma non schiavi in catene come qualcuno potrebbe immaginare, bensì schiavi talmente cucinati a pennello da confondere schiavitù e libertà.
Qualcuno potrebbe obiettare su questa affermazione, ma cercherò di spiegare in modo più conciso possibile come ci stanno riuscendo. Certo non è un processo che è partito ieri, anzi si protrae da decenni. Per questo parliamo di lento indottrinamento e crescita graduale della rassegnazione nell’individuo facente parte della società.
Allora, come ci stanno riuscendo nell’opera di renderci completamente schiavi?
I traguardi sui cui puntano gli oligarchi europei sono relativamente pochi, ma sono contemporaneamente ben definiti e precisi nella loro attuazione.

Punto primo. Perdita di tutti i diritti sociali (e possiamo dire anche umani) affannosamente conquistati con dura lotta nel corso del secolo scorso.
Sono partiti negando alle masse il vivere in modo dignitoso. Hanno iniziato colpendo il lavoro, precarizzandolo, aumentando ritmi ed orari, corrispondendo un salario necessario appena alla sopravvivenza e alla riproduzione della forza lavoro. Hanno proseguito declassificandolo, formando individui con preparazione appena sufficiente a fare manovalanza.
Per far ciò i nostri governi complici delle oligarchie finanziarie europee hanno provveduto ad abbassare il livello di istruzione generale, rendendo l’istruzione d’eccellenza sempre più limitata a facoltosi.
Si è abbassato anche il livello di informazione diretta verso la massa. I media, in mano ai potentanti economici, hanno provveduto a dettare la linea politica e sociale, a far in modo che gossip e disinformazione prendessero il posto di ogni possibile alternativa, di ogni possibile contrasto all’idea dominante.
La dignità del vivere è stata scalfita colpendo il diritto alla salute. Sempre meno fondi sono stanziati per permettere alle persone di curarsi, la sanità pubblica viene a mano a mano soppiantata da quella privata: forme di assicurazione sulla salute sono sempre più frequenti e vendute quasi come una necessità. Un domani arriveremo al punto in cui chi può permettersi le cure avrà diritto a vivere, gli altri saranno lasciati alle loro disgrazie.

Punto secondo. Il ricatto dell’indebitamento.
“Abbiamo vissuto per anni oltre le nostre possibilità. E’ arrivata l’ora di pagare il conto”. Quante volte abbiamo sentito quest’affermazione. E cosa più grave, che mostra a che punto è l’indottrinamento della società, è spesso tale affermazione ci viene rivolta da individui appartenenti al nostro stesso rango sociale.
Ora mi dovreste spiegare… chi si è arricchito con il debito pubblico.
Giusto una piccola parentesi. Il debito pubblico è iniziato ad aumentare di sproposito negli anni 80 e 90, quando praticamente diminuiva la spesa che possiamo considerare socialmente utile e venivano privatizzate e svendute la maggior parte delle infrastrutture pubbliche. Inoltre, lo Stato provvedeva a finanziare e a sostenere strutture private, quali banche, scuole paritarie, sanità privata.
Torniamo un po’ al debito. Allora ci siamo arricchiti? A me sembra proprio di no. Ognuno oltre ad essere proprietario del debito di Stato e proprietario anche di debiti strettamente personali, mutui, prestiti. Siamo costretti a lavorare tutto il giorno per poter arrivare al giorno successivo, quindi sicuramente il debito che continua ad aumentare non rientra certo come contropartita nelle nostre tasche.
Forse forse, questo debito viene usato per costruire strade, scuole, ospedali. Beh, basta che ci guardiamo intorno per capire come siamo ridotti.
La verità è che questo debito è servito ad arricchire pochi ed è uno strumento per tenere sotto ricatto l’intero paese. Diciamo che tale manovra è stata studiata a posta, compreso la modalità di interesse sul debito che da anni ormai è stabilito non più dallo Stato, ma dal mercato finanziario ossia da quegli organismi che sono in grado di muovere enormi quantità di denaro e sfruttando il meccanismo di domanda/offerta sui titoli emessi dallo Stato ne stabiliscono il tasso di interesse.
Ormai l’interesse è un fattore di incremento costante del debito pubblico.

Punto terzo. Modifica della struttura istituzionale e rappresentativa.
Quando ancora nell’epoca democratica ci davano l’apparente possibilità di scelta dei nostri rappresentanti, in quest’epoca che possiamo definire post-democratica tale possibilità ci è stata completamente negata. Fatto ancora più grave è che non ci accorgiamo di questa mancanza democratica.
E’ diventata una cosa normale, aspettare come da ecclesiastiche rappresentazioni il nostro salvatore. Abbiamo perduto anche la volontà di metterci in discussione ed essere partecipi alla vita politica del paese. Viviamo di infinite deleghe verso persone dal dubbio gusto morale e a noi sconosciute. E su questo punto che bisogna martellare il popolo perché si svegli da questo stato si sonnolenza passiva. L’unione e l’organizzazione deve diventare qualcosa di tattico, deve diventare la normalità e non l’eccezione come oggi è quasi prassi.
Ci viene sistematicamente negata la possibilità di scelta: qualcuno vi ha chiesto cosa ne pensavate dell’Euro e dell’Europa? Qualcuno vi ha chiesto se volevate entrare in questa Europa?
Poi… i despoti sono quelli in Crimea che chiedono al popolo tramite referendum se sentono la necessità di far parte della Federazione Russa.

Punto quarto. La paura epidemica.
L’uomo fin dalle origini più remote è sempre stato soggetto alla paura, al timore:
la paura in un essere superiore, della ritorsione di un altro individuo, il timore della morte.
La paura è generata dalla non conoscenza oppure da individui che hanno marciato su di essa per poter avere il dominio sugli altri.
Gli oligarchi europei sono stati propensi ad applicare entrambi le strategie: un popolo che non sa è un popolo che non si ribella, un popolo che ha paura è un popolo non predisposto a cambiare.
Ci hanno inondato di paura, per far sì che disprezzassimo qualsiasi cambiamento. Un’Italia senza Euro e senza Europa porterebbe il paese alla catastrofe. Questo continuano a propagandare i burattini degli oligarchi europei.
Perdita di tutto quanto posseduto, inflazione dilagante, moneta senza valore. Queste sono le tra le tante paure quelle più in voga.
Su questo punto voglio lasciarvi un paio di riflessioni.
1) Cosa abbiamo se non le briciole di pane? I resti che ci elemosinano?
2) I prezzi sono o non sono quasi triplicati dall’entrata dell’Euro ad oggi?
3) Qual è il valore reale di ogni singolo euro?

Punto quinto. Contrasto a forma di società alternative.
Contemporaneamente, si è provveduto a contrastare ogni forma ideologica che avrebbe potuto porre un freno all’avanza rigorosa di questo infame progetto. Ogni idea alternativa di società viene bollata come inconcludente, utopistica, catastrofista, fallimentare.
La propaganda capitalista è riuscita a isolare ed annientare qualsiasi alternativa al sistema dominante prendesse forma, anche quando questa, in modo errato secondo noi, non aveva lo scopo di annientare il sistema, ma semplicemente di addolcirlo e rendere più umano.
La propaganda ha fatto uso di strumenti dissuasivi, a volte violenti anche nella forma attuativa, per dividere, corrompere e portare alla rinuncia gruppi e individui che hanno provato ad avviare un nuovo processo sociale e politico.

LA VECCHIA SINISTRA, OSSIA LE MACERIE CHE CI CIRCONDANO

La vecchia sinistra italiana è stata, in modo più teorico che pratico, fautrice della lotta per l’emancipazione della classe lavoratrice. A mano a mano è prevalso il distacco sempre più netto dal sostenere la divisione della società in classi sociali. Si è passati dal “giusto compenso del capitalista” di berlingueriana memoria al “capitalismo buono” lodato da Bertinotti, compreso il salto della barricata concettualizzato dai trasformisti dell’ex PCI sintetizzabile in “operai arricchitevi”.
Insomma, una lotta di classe abbandonata oppure trasformata che equivale comunque al suo abbandono.
La trasformazione di cui parliamo è racchiusa in un semplice concetto che viene implicitamente accettato da tali forze: il capitalismo ha dimostrato che l’emancipazione è permessa a chiunque, per cui la divisione in classi non è più una questione puramente economica, ma di capacità individuali.
Abbandonata quindi la lotta, eliminato l’obiettivo del socialismo come abolizione della proprietà privata dei mezzi di produzione, la sinistra ormai ex comunista doveva per necessità di sopravvivenza trovare altri obiettivi per portar carburante ai loro ideali.
Obiettivi, che possiamo definire tranquillamente secondari , “inspiegabilmente” non contrastanti con le aspirazioni borghesi, diventano l’unica ragione di vita di tali realtà a “sinistra”. Partiamo dalla legalizzazione delle droghe leggere, fino a trattare sui diritti per le coppie di fatto e confluendo in azioni più simili a quelle effettuate dagli istituti di carità che da chi vuole rivoluzionare la società.
In poche parole, qualsiasi idea può andar bene purché non intacchi gli interessi della classe dominante.
Anche per questi motivi, la lotta contro le oligarchie europee non viene per niente toccata a sinistra e anzi lasciata al populismo opportunista, fortemente dilagante a destra.

I NOSTRI OBIETTIVI

Ora passiamo alla parte più importante, perché analizzare è capire la situazione è sicuramente cosa buona ma è solo il punto di partenza.
Avendo gli strumenti di analisi, ma mancando di obiettivi e strategie si rimane immobili sulle proprie gambe.
Invece il nostro obiettivo, non dico sia correre, ma almeno iniziare a camminare.
Come Movimento R-Evoluzione abbiamo aderito al Coordinamento Nazionale della Sinistra contro l’Euro. Abbiamo aderito sottoscrivendo i seguenti punti che, in linea di massima, abbiamo ritenuto un giusto compromesso tra la spinta rivoluzionaria che da sempre ci contraddistingue e l’allargamento del consenso su obiettivi a breve termine.

1) Uscita unilaterale dall’eurozona.
2) Disdetta dei trattati fondanti dell’UE (da Maastricht al Fiscal Compact)
3) Nazionalizzazione della Banca d’Italia e del sistema bancario.
4) Politica economica volta al raggiungimento della piena occupazione.
5) Emissione della nuova valuta sovrana.
6) Controllo sui movimenti di capitale.
7) Piani di “Lavoro Garantito” per il raggiungimento della piena occupazione.
8) Moratoria sul debito pubblico.

LA STRATEGIA DI FASE

Sappiamo benissimo che la fase attuale ci vede molto arretrati sia come preparazione, sia come organizzazione, quindi non possiamo pretendere di partire a razzo, ma è necessario prendersi il tempo necessario per formarsi e iniziare a organizzarsi.
La strategia da utilizzare in questa fase deve puntare soprattutto su due aspetti fondamentali: unità e organizzazione.
Per unità intendiamo non solo l’unione di forze politiche, ma soprattutto l’unione dei cittadini. Ci hanno cresciuto in modo da essere divisi, quasi completamente riconducibili a singoli individui. Questo è il primo ostacolo da superare. E’ necessario iniziare a creare gruppi di lavoro e discussione, è necessario uscire dalla gabbia che ci hanno opportunamente cucito addosso.
Discutendo insieme su tematiche e problematiche si va oltre l’ignoranza dovuta alla non conoscenza.
Un corpo compatto formato da tante teste pensanti può far paura, può rompere le redini che ci controllano. Diventano come un grosso colpo di cannone che non si frantuma all’impatto. Questo è quello dovremo diventare.

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