Viva il 26 luglio!

movimento 26 luglio

Il 26 luglio 1953 un gruppo di giovani rivoluzionari cubani guidati da Fidel Castro assaltò le caserme Moncada e Carlos Manuel de Céspedes. L’azione militare, ferocemente repressa dal regime di Fulgencio Batista, rappresentò l’inizio della Rivoluzione cubana, destinata a trionfare il 1° gennaio 1959, in seguito alla famosa guerriglia della Sierra Maestra.

L’azione del 26 luglio avvenne a seguito del colpo di stato del tiranno Batista, il quale, aiutato dal governo degli Stati Uniti d’America, instaurò un regime dittatoriale, sanguinario e fortemente repressivo. I giovani rivoluzionari si battevano contro l’oppressione del regime, contro la sottomissione della loro patria ad una potenza straniera, contro la delinquenza, contro la corruzione, contro la mafia che allungava i suoi tentacoli sull’Isola. I rivoluzionari del 26 luglio, insomma, combattevano per un mondo migliore. Nonostante il fallimento iniziale e la repressione operata dagli sgherri di Batista il Movimento 26 Luglio continuò la sua lotta e trionfò.

Qualche riflessione sull’Europa

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Il referendum britannico e la vittoria del fronte (eterogeneo) che si batteva per l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea ha riportato in primo piano la questione europea, la natura dell’Unione e la lotta tra i suoi sostenitori e i cosiddetti antieuropeisti. Il Movimento R-evoluzione, da sempre, si è espresso contro l’Unione Europea. La cosiddetta “brexit” ci impone ulteriori riflessioni al riguardo.

Che cos’è l’Unione Europea?

La “sinistra” radical-chic e benpensante presenta l’Unione Europea come un paradiso in terra, come la migliore organizzazione possibile. Ma è davvero così? Ovviamente no e non può essere altrimenti. L’Unione Europea è una unione di Stati capitalisti sotto l’egemonia tedesca. È un blocco imperialista contenuto nel più ampio contesto della NATO, quindi alleato degli Stati Uniti e del loro Impero. Ciò è, dopotutto, inevitabile.

Codogno: “Qua non si fa politica”!

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Ritorniamo di nuovo sul divieto di effettuare volantinaggio politico nella città di Codogno, divieto che riteniamo assurdo ed incostituzionale. Riassumiamo brevemente i fatti per chi ancora non dovesse esserne a conoscenza. Il giorno 10 giugno un esponente del Movimento R-evoluzione si è recato presso il Comune di Codogno per avere chiarimenti riguardo il volantinaggio di propaganda politica (il semplice volantinaggio nelle piazze e nei mercati, base e fondamento di ogni attività politica). La risposta ottenuta dagli uffici comunali è stata netta: il volantinaggio di propaganda politica è vietato nella città di Codogno. In base a cosa? In base al Regolamento per l’applicazione dell’imposta comunale sulla pubblicità che, al Capo V-Limitazione e divieti, articolo 5.2 comma 2 recita: “E’vietata su tutto il territorio comunale la pubblicità effettuata mediante distribuzione a mano di volantini o apposizione degli stessi su automezzi in sosta in spazi ed aree pubbliche.” (il regolamento è stato approvato nel 2007 e modificato per due volte nel 2008).

Un secondo bilancio delle elezioni

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Pubblichiamo, di seguito, un breve documento sulle recenti elezioni codognesi.

Tramite l’ausilio di grafici e conseguenti considerazioni politiche arriveremo ad un secondo, più approfondito,bilancio delle elezioni del giugno 2016

Sull’astensionismo

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Passata la marea elettorale sono arrivati i primi risultati (in certi casi parziali, in altri definitivi). Ciò che colpisce è, come sempre, l’aumento dell’astensionismo. Lo abbiamo visto anche sul nostro territorio, dove la percentuale di votanti a Codogno (prendiamo questa città come esempio perché, dopo Lodi, è la più importante del territorio) è passata da un 72,58% ad un 65,14%. Ciò vuol dire che il 34,86% dei codognesi non è andato a votare. Una percentuale altissima e che mina fortemente la legittimità politica della nuova (si fa per dire) Amministrazione e del nuovo (ancora: si fa per dire) Consiglio comunale. Ma non vogliamo, in questo articolo, parlare di argomenti solo locali. Vogliamo, come si capisce dal titolo, spendere due parole sull’astensionismo, fenomeno che sta diventando particolarmente pesante nel nostro Paese. Per fare questo dobbiamo rispondere a due domande: che cosa evidenzia l’aumento dell’astensionismo? Cosa fare?

Un primo (breve) bilancio delle elezioni

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Pubblichiamo di seguito il testo di una lettera inviata dai compagni codognesi a “Il Cittadino”.

Terminate le elezioni è tempo di bilancio. Ci sono principalmente due punti su cui vorremmo concentrare l’attenzione.

Primo: anche a Codogno è aumentato l’astensionismo. Se alle elezioni del 2011 si è presentato il 72,58% degli aventi diritto a questa tornata si è presentato solo il 65,14%. Un fatto che dovrebbe farci riflettere. È evidente che sempre più codognesi sono stufi e non si identificano più nei partiti che si sono presentati alle elezioni.

Il petrolio russo

petrolio russo

Quotidianamente i mass-media ci bombardano con notizie riguardanti il petrolio russo, come se esso ed il gas fossero le uniche risorse o fonti di sostentamento della Federazione russa. Non voglio, ovviamente, entrare in un campo che non mi compete e che conosco solo attraverso articoli di persone ben più esperte di me (e, a quanto pare, ben più informate di alcuni giornalisti italiani…). Voglio, in queste poche righe, ripercorrere brevemente la storia del petrolio russo dopo lo scioglimento dell’Unione sovietica e la fine del socialismo in Russia. Una rapida analisi, insomma, degli anni che vanno dalla disastrosa “era” El’cin ai primi anni del primo mandato del presidente Putin. Questo ci permetterà di parlare, seppur rapidamente visto il poco spazio a disposizione, dell’ascesa degli oligarchi e della successiva ri-statalizzazione del petrolio russo.

La crisi economica ci porta nel baratro

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Iniziata nel 2007 negli Stati Uniti d’America, diventa crisi economica generalizzata (mondiale o quasi) nel 2009. Suddetta crisi scaturisce a causa dell’implosione del capitalismo, giunto al culmine della sua parabola discendente, la sovrapproduzione rispetto alla domanda del mercato ne ha generato un arresto repentino con ovvie conseguenze per le aziende e per tutto il sistema finanziario.  Oggi, a distanza di 7 anni la crisi non accenna ad attenuarsi e gli effetti da essa provocati, oltre che impressionanti nei numeri, sono devastanti, specialmente per il popolo lavoratore, che più di tutti ne ha fatto inesorabilmente le spese. Anche i piccoli imprenditori, i commercianti, gli artigiani e le partite iva in generale sono stati duramente colpiti, il malessere è quindi globale.

Resistere rende liberi!

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Pubblichiamo, di seguito, l’intervento fatto dal compagno Fabio Bellin, presidente della sezione ANPI di Zorlesco, durante i festeggiamenti per il 71° anniversario della Liberazione.

 ”IL 25 APRILE AI GIORNI NOSTRI.

FESTEGGIARE IL 25 APRILE SIGNIFICA VIVERLO OGNI GIORNO.

Oggi festeggiamo il 25 Aprile, festa della liberazione dalla dittatura fascista e dall’occupazione nazista. In particolar modo voglio ricordare coloro che furono protagonisti di questa autentica impresa, si possono definire eroi, ribelli, combattenti…sono i partigiani.

Riflessioni sul 25 aprile

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Oggi, come tutti gli anni, celebriamo la Liberazione dell’Italia dal fascismo e dal nazismo. Oggi, come tutti gli anni, rendiamo il giusto onore alle partigiane e ai partigiani, a tutti quei nostri compatrioti che, anche a costo della vita, resistettero e sconfissero il tiranno fascista e l’invasore nazista. Ma il nostro non può essere un mero esercizio retorico, non possiamo limitarci alla sola memoria e al solo ricordo. Il 25 aprile deve rappresentare, per noi, una giornata di ricordo, certo, ma anche di riflessione. In questa gloriosa giornata dobbiamo chiederci: è questa l’Italia che avrebbero voluto i partigiani? L’Italia è davvero libera? All’invasore nazista se ne è sostituito un altro che, occupando militarmente il nostro Paese, ne limita prepotentemente la sovranità e l’indipendenza. È questa la Liberazione che avrebbero voluto i partigiani?