Hanno messo in vendita l’ospedale!

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I nostri amministratori non vogliono essere da meno dei loro superiori che siedono tra gli scranni del governo. Una delle principali attività del governo è quella di togliere i diritti ai cittadini, tra questi il diritto alla salute. Anche alla giunta casalina, evidentemente, non interessa la salvaguardia della salute e lo sta dimostrando con questa vergognosa decisione di rendere edificabile il terreno dell’ospedale, depotenziando la struttura ospedaliera di Casale (peraltro già abbastanza compromessa) e barattando la salute con gli interessi dei cementificatori.

La scelta di vendere il parco dell’ospedale è assurda. Ogni ospedale ha un parco che lo circonda  e comunque è isolato dalle abitazioni. L’area ospedaliera deve essere e deve restare pacifica. Ne va della tranquillità dei malati . Costruire case adiacenti all’ospedale può arrecare solo disturbo,  oltre che ulteriore riduzione del verde pubblico già ampiamente devastato  dalle scelte delle precedenti amministrazioni .

Senza vergogna!

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L’amministrazione di centro-sinistra ha fatto un’operazione da manuale: ha venduto la vecchia casa di riposo a chi vuole rifarci dentro una casa di riposo. Strabiliante, per anni le amministrazioni delle finte liste civiche targate PD  (comprensibile che vogliano camuffarsi dietro liste civiche perché a presentarsi come PD c’è da vergognarsi) ci hanno raccontato che non si poteva ristrutturare la vecchia casa di riposo (dopo avere buttato 450 milioni in progetti per la ristrutturazione),  perché i costi sarebbero stati proibitivi, mentre i 9 milioni spesi per la nuova erano una sciocchezza. Sì, perché per fare la nuova casa di riposo i nostri baldi amministratori hanno indebitato i casalini per 33 anni  lasciando inascoltate le nostre proteste perché ritenevamo eccessive le spese di costruzione e di gestione.  Non solo: mentre la vecchia casa di riposo era gestita dal comune la nuova era gestita da un dirigente e da un consiglio di amministrazione che costavano all’apertura sui centomila euro.

Verso un conflitto (economico) tra Stati Uniti ed Europa?

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La svolta protezionistica attuata dal presidente statunitense Donald Trump potrebbe colpire l’Europa e, di conseguenza, l’Italia. Pare, infatti, che il governo degli Stati Uniti si stia preparando a colpire le importazioni nazionali di acciaio e alluminio. L’amministrazione di Trump avrebbe “avviato un’indagine sugli effetti che le importazioni di acciaio e alluminio potrebbero avere sulla sicurezza nazionale, specialmente per il loro impiego nell’industria della Difesa” (La Stampa, 16 giugno 2017). Il presidente Trump starebbe valutando diverse opzioni quali, per esempio, un aumento delle tariffe, l’introduzione di quote o, addirittura, il bando delle importazioni europee. Pare infatti che i due principali esportatore verso gli USA (ossia Canada e Messico) non saranno colpite da questa eventuale decisione dell’amministrazione Trump, mentre la Cina (maggior esportatore mondiale) è già soggetta a misure restrittive.

Mattarella e l’unità europea

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Quest’oggi sono iniziate le celebrazioni per il 60° anniversario dei Trattati di Roma. Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, durante il suo intervento alla Camera dei Deputati ha affermato che “l’Europa che abbiamo conosciuto in questi anni è stata uno strumento essenziale di stabilità e di salvaguardia della pace, di crescita economica e di progresso, di affermazione di un modello sociale sin qui ancora ineguagliato, fatto di diritti e civiltà”. Insomma, il Presidente della Repubblica è più realista del re e, pur di portare avanti il suo messaggio ultraeuropeista, giunge a negare la realtà. Verrebbe da chiedersi se gli europeisti credono davvero alla propria propaganda. L’Europa unita ha salvaguardato la pace? No. Non l’ha salvaguardata né a livello interno (dove la lotta di classe prosegue ferocemente, sebbene in questa fase storica portata avanti soprattutto dal capitale), né a livello esterno (è forse necessario ricordare a questi signori i casi di Jugoslavia e Ucraina, solo per restare sul continente europeo).

La crisi imperversa, le fabbriche si svuotano e i lavoratori protestano!

LAVORO: EMERGENZA SUD; IN 2013 RECORD DISOCCUPATI IN CALABRIA

Il millantatore è colui che ha atteggiamenti boriosi e vanagloriosi in pubblico, facendo ricorso a menzogne iperboliche o a clamorose esagerazioni, o ancora si attribuisce qualità o titoli non propri… cit. Wikipedia.

“Abbiamo attraversato una fase emergenziale di crisi economica. Ne siamo fuori? Credo di sì, perché segnali univoci vanno in quella direzione”. Così l’ex premier Matteo Renzi alla cerimonia di inaugurazione dell’anno accademico 2015 della Scuola Superiore di Polizia.

Ciò ad esclusivo titolo di esempio, infatti di millantatori ne è pieno zeppo il Parlamento italiano (e non solo…).

I dati in merito alla crisi economica risultano essere ancora decisamente negativi, anzi sono costantemente in peggioramento.

Cuba: la CELAC chiede la restituzione di Guantanamo e la fine del blocco

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Si è svolto, nei giorni passati, il V vertice della CELAC (Comunidad de Estados Latinoamericanos y Caribeños). Durante questa importante assemblea, tenutasi presso Punta Cana (Repubblica Dominicana), i capi di Stato e di Governo di 33 nazioni latinoamericane e caraibiche hanno approvato due documenti in cui chiedono la restituzione del territorio di Guantanamo, occupato da una base navale degli Stati Uniti d’America, a Cuba e la fine del blocco economico, commerciale e finanziario che da decenni Washington impone al mondo per colpire La Habana, colpevole di voler scegliere autonomamente il proprio sistema politico, economico e sociale. Più di una volta la CELAC e l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite si sono espresse su questi temi, ma sono state ignorate dagli Stati Uniti che persistono, impunemente, nel loro stato di illegalità e di non-rispetto del Diritto Internazionale.

Di seguito pubblichiamo il testo, tradotto in italiano, delle due Dichiarazioni speciali. I testi originali sono stati trovati sul sito online del quotidiano cubano “Juventud Rebelde”.

Perchè scegliamo USB

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Pubblichiamo, di seguito, la lettera con cui Fabio Bellin e Nello Balzano, RSU Techno Sky, comunicano la propria uscita dalla FIOM e l’ingresso nella USB e le ragioni che li hanno spinti a compiere questa scelta.

Il panorama sindacale attuale nel nostro Paese è assolutamente preoccupante e deprimente. I diritti acquisiti con la lotta di classe degli anni ’60 e ’70, sono stati defraudati dagli ultimi governi, i quali hanno gradualmente attuato una politica repressiva nei confronti della classe lavoratrice oltre che accentratrice di ogni potere. Le organizzazioni sindacali confederali si sono dimostrate non solo arrendevoli ma a mio parere anche e soprattutto complici dei fautori di una politica “capitalista”, atta a rafforzare e favorire i padroni e quindi le aziende e le multinazionali, le banche e le “famiglie facoltose” ed a loro modo (dal punto di vista economico) imperialiste.

“Caro Fidel: Hasta la victoria siempre!”

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Pubblichiamo, di seguito, l’intervento tenuto dal Presidente della Repubblica di Cuba, Raúl Castro Ruz, durante il tributo al Comandante in Capo della Rivoluzione cubana, Fidel Castro Ruz, tenutosi a La Habana il 29 novembre 2016.

Stimati Capi di Stato e di Governo;

Signori capi di delegazione;

Distinte personalità;

Amici;

Caro popolo di Cuba:

Anche se dovrò il discorso finale il prossimo 3 dicembre, quando ci riuniremo nella Piazza della Rivoluzione Antonio Maceo, a Santiago de Cuba, desidero manifestare ora, in nome del nostro popolo, Partito e Governo, cosiccome della famiglia, sincera gratitudine per la vostra presenza a questo atto, per le emozionanti parole che qui sono state pronunciate e anche per le straordinarie ed innumerevoli dimostrazioni di solidarietà, affetto e rispetto ricevute da tutto il pianeta in questa ora di dolore.

Attacco alla democrazia: la lettera BCE del 5 agosto 2011

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Il referendum costituzionale del 4 dicembre (di cui, giustamente, si parla molto in queste settimane) ci permette di ragionare e discutere sullo stato di salute della democrazia in Italia. Beninteso, stiamo parlando della democrazia borghese, ossia di quel simulacro di democrazia che la borghesia concede fintantoché è suo interesse (e che, in momenti di forte crisi come quello che stiamo vivendo, tende a limitare se non ad eliminare del tutto), ma che dobbiamo comunque difendere perché è quel piccolo spazio che ci permette di costruire una alternativa di classe a questo sistema corrotto. Questa discussione, questo ragionamento deve partire, per forza di cose, da lontano e non può limitarsi alla sola riforma costituzionale del governo Renzi (anche se questa è, a tutti gli effetti, la parte finale del progetto). Abbiamo deciso di partire dalla lettera che la BCE ha inviato al governo italiano il 5 agosto 2011, data che, a nostro avviso, segna una accelerazione nel processo di distruzione della democrazia e dei diritti in Italia.

Da Lisbona a Parigi. Il settembre internazionalista di Fronte Popolare

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Riceviamo e pubblichiamo questo interessante articolo del Fronte Popolare. Nelle righe che seguono potrete trovare un resoconto ed alcune importanti considerazioni sugli appuntamenti internazionali a cui le compagne e i compagni del Fronte hanno partecipato. Buona lettura!

Ovunque in Europa, settembre è tempo di ripresa. Si torna al lavoro, alla vita e le lotte sociali, che pure l’estate non sopisce, riprendono slancio nella prospettiva di una nuova stagione di aggressione padronale e resistenza. Per questo motivo, da sempre settembre è il mese in cui le classi lavoratrici festeggiano, celebrano la forza delle proprie organizzazioni politiche. La prima festa popolare di un partito rivoluzionario fu quella del quotidiano comunista francese l’Humanité, ideata nel 1930 dal grande dirigente operaio transalpino Marcel Cachin per celebrare il carattere di massa, il profondo legame del PCF con le tradizioni, la socialità, la vita stessa del suo popolo. Poi vennero tutte le altre, incluse le nostre feste de l’Unità, nate per offrire una rappresentazione del carattere nazionale e popolare del PCI e poi distorte e trasformate gradualmente nell’attuale glorificazione del renzismo e del suo asservimento grottesco e scodinzolante al capitale monopolistico.